Acqua minerale, UnionAlimentari: «il federalismo fiscale falsa la concorrenza di mercato»

Roma – Elevati differenziali tra canoni regionali di concessione per le acque minerali e contributo statale a bottiglia in plastica e vetro per combattere l’inquinamento: sono
questi i due parametri che gravano sui produttori di acqua minerale e che, secondo UnionAlimentari-Confapi (Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare) andrebbero ripensati.

Laddove il primo sfalsa la libera concorrenza nel mercato delle acque e il secondo grava solo sui produttori di acqua esonerando gli imballaggi degli altri prodotti. A farne le spese, poi, sono
le aziende di piccole e medie dimensioni. Una consuetudine, ormai.

In sintesi, i due parametri:

Se in Piemonte, leader nella produzione di acqua minerale, le aziende pagano sull’imbottigliato 0,70 euro/ mc di acqua in contenitori di plastica, in Campania il costo si riduce a 0,20 euro/mc
mentre nel Lazio è pari a 2,00 euro / mc. Un’evidente disparità di trattamento che varia a seconda della regione di riferimento, ma che è tanto più grave se si pensa
che alcuni tra i maggiori produttori di acqua sono allocati proprio nelle regioni con regime fiscale più favorevole.

La Legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha elevato a 0,5 centesimi per ciascuna bottiglia d’acqua in materiale plastico venduta al pubblico, il contributo da versare al fondo di solidarietà
istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (nella precedente Finanziaria il contributo era di 0,1 centesimi). L’obiettivo è, in sostanza, di ridurre l’impatto ambientale
causato dai prodotti in plastica se un decimo delle entrate è destinato al fondo per l’accesso alle risorse idriche e i nove decimi alla potabilizzazione, la microfiltrazione e
dolcificazione delle acque di rubinetto, del recupero delle acque meteoriche e della permeabilità dei suoli urbanizzati. Tale contributo colpisce solo i produttori di acqua e va ad
aggiungersi al Contributo Ambientale Conai versato, invece, da tutte le imprese.

La posizione di UnionAlimentari, per voce del Vicepresidente Nazionale, Mari Domenico, membro del CdA di un’azienda che produce acqua minerale nella regione Lazio:

«La situazione odierna richiede un immediato riequilibrio del mercato dal punto di vista fiscale. È inammissibile che sul territorio nazionale ci siano delle discrepanze
così accentuate per uno stesso bene di consumo. Si tratta di un meccanismo che sfalsa la concorrenza in favore delle aziende che imbottigliano in regioni con contributi inferiori. Senza
contare che gran parte dei piccoli e medi produttori si trovano nelle regioni con maggiore tassazione. Una duplice devianza del mercato, dunque».

«Bene che parte dei contributi versati vadano a favore dell’ambiente. Tuttavia ritengo che se davvero è questo lo scopo, è necessario istituire un contributo per gli
imballaggi di tutti i prodotti, non solo per i contenitori di acqua minerale. Oltretutto, contrariamente a tanti altri beni di consumo, l’acqua minerale senza detti contenitori difficilmente
potrebbe essere venduta. Perché non prevedere, inoltre, trattamenti differenziati in base al grado d’investimento in innovazione tecnologica della singola azienda? Ricordo, infatti, che
esistono produttori che investono in tecnologie e lavorano affinché le loro bottiglie siano più leggere, ergonomiche, abbiano insomma un impatto ambientale più circoscritto
proprio in virtù del minor utilizzo di materie prime. Per altre, invece, l’investimento tecnologico non è parte della loro mission aziendale: appare quanto mai inaccettabile che a
fronte di differenti sensibilità ambientali il contributo fiscale sia lo stesso».

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