AAA cercasi politica di sinistra
16 Aprile 2008
Che sarebbe stata una sconfitta lo si sapeva già in partenza ma nulla avrebbe fatto pensare ad un Parlamento italiano orfano di partiti politici che hanno costituito la storia d’Italia.
Evitando di analizzare le ragioni di una sconfitta cocente per il Pd e di una catastrofe inimmaginabile per SA questo è piuttosto il momento per mettere a fuoco quale futuro attende la
sinistra italiana e i suoi temi, il sindacato e la rappresentanza del lavoro.
Siamo, infatti, così sicuri che la scomparsa dall’arco parlamentare delle forze di sinistra sia così tanto un male? Mi spiego meglio: è vero che ciò è stato
reso possibile da una legge elettorale non a caso definita Porcellum ma è altrettanto vero che Rifondazione Comunista alle passate elezioni aveva avuto la preferenza di circa 3 milioni
di votanti, più del doppio di quelli avuti in questa tornata elettorale dall’intera coalizione delle forze di sinistra. Questo mi sembra un problema non di poco conto e un chiaro segnale
dell’elettorato che ha bocciato clamorosamente una proposta e un progetto politico monco, opportunistico ai fini del voto e di poco respiro.
Si distrugge per ricostruire e se non si fosse distrutto forse non si avrebbe la speranza e l’urgenza della ricostruzione. Mi si permetta, allora, un paragone calcistico. Quando uscì
fuori il terremoto «calciopoli» la Juventus fu spedita in serie B ad espiare le proprie colpe oggettive, i vertici societari furono azzerati, cacciati via i vecchi baroni del calcio
che avevano reso questo gioco falso e taroccato e alla società fu dato un volto nuovo, pulito e corretto.
Quel volto nuovo li ha riportati in pochissimo tempo nella serie maggiore, riuscendo anche a competere a grandissimi livelli fino a ricoprire le prime posizioni di classifica già al suo
primo anno dopo il «purgatorio».
Il voto del 13 e 14 aprile può fornire, allora, la grande occasione per rifondare, ricostruire e riprogettare un qualcosa di diverso. Come, dove e perché sarà tutto da
stabilire ma appare evidente che il nocciolo della questione non può e non deve essere il simbolo della falce e martello tantomeno la corsa alla leadership di questa o di quella
formazione politica.
La Cgil ha l’obbligo e la possibilità di colmare ora il vuoto lasciato dalle forze di sinistra. Ha dalla sua la potenza di più di cinque milioni di iscritti, una storia alle
spalle rispettosa e un vissuto quotidiano fatto di rapporti diretti con il mondo del lavoro, con buona pace dei teorici dell’altra casta.
Ha la fortuna di essere libera e non condizionabile dal voto popolare e basa la sua forza sull’iscrizione del singolo lavoratore che ad essa decide di appaltare la sua rappresentanza nel
proprio luogo di lavoro.
L’occasione non renda, allora, l’uomo ladro ma che lo renda intelligente e responsabile. Il compito è arduo perché oltre a ricostituire un soggetto di sinistra occorrerà
trovare delle soluzioni per recuperare tutti quei lavoratori (tanti) che al nord hanno votato Lega. Si rifletta, anche in casa Cgil, sul fatto che il concetto di solidarietà non è
connaturato nell’uomo ma necessita di essere insegnato, trasmesso e fatto proprio nella vita di tutti i giorni. Non si può chiedere ad un lavoratore del nord di non considerare, ad
esempio, l’immigrazione come un fattore negativo e dal quale difendersi se non ci si è spesi giorno dopo giorno a propagandare il concetto che la diversità è un valore e
l’immigrazione una risorsa. Non gli si può chiedere di non votare un partito che vuole il federalismo se non si è fatto radicare in lui il concetto secondo il quale solo un’Italia
unita da nord e sud è vincente ed economicamente competitiva.
I temi della sinistra e del sindacato come quelli dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri o della lotta per chi è debole ed emarginato non sono temi con i quali si nasce, non
appartengono all’intima natura animalesca dell’uomo ma sono piuttosto conquiste sociali che andrebbero quotidianamente alimentate.
Lorenzo Rossi-Doria





