A Torino la firma per il Contratto nazionale della Formazione professionale

Torino – Le organizzazioni nazionali sindacali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS e le associazioni degli Enti di Formazione FORMA e CENFOP, hanno firmano oggi pomeriggio
presso la sala Giunta del Palazzo della Regione a Torino, alla presenza del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, della presidente della Regione Mercedes Bresso, dell’assessore
all’Istruzione e Formazione Professionale, Giovanna Pentenero e di numerosi esponenti del mondo sindacale, tra cui il segretario confederale Cisl Giorgio Santini, degli enti di
Formazione, il rinnovo del Contratto Collettivo Nazione Lavoro della Formazione Professionale 2007-2010.

La firma definitiva del Contratto, attesa da 5 anni, interessa in Italia circa 25mila lavoratori impegnati nelle diverse attività formative con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato ma anche con altre forme di collaborazione tra cui quelle a progetto.
In particolare il contratto ridefinisce il quadro delle relazioni sindacali, affidando alla bilateralità compiti che vanno dalla mutualità alla salvaguardia occupazionale; viene
rafforzata la centralità del lavoro dipendente a tempo indeterminato, regolamentando e limitando il ricorso a forme di lavoro flessibile o parasubordinato e favorendo il ricorso al
lavoro subordinato nelle sue forme contrattuali (contratti a termine, assunzioni in apprendistato, part-time), in via sperimentale, sono previste e regolamentate forme di telelavoro.
Per quanto attiene alla parte economica, è la prima volta da anni che non si è costretti a rincorrere l’adeguamento all’inflazione con almeno un anno di ritardo ma, nel
quadriennio di vigenza contrattuale, si avranno aumenti annuali dell’ordine del 3,3%, per un totale del 13,1%, a fronte di un’inflazione programmata, nel quadriennio, del 6,7%; l’incremento
riferito al V livello (formatori) è di ? 223 a regime.Viene ripristinata la progressione economica per anzianità, trasformando in certezza di acquisizione di effettivi
aumenti della retribuzione per tutti la precedente progressione, che era legata alle contrattazioni regionali non sempre effettuate.Sull’orario di lavoro, fermo restando per tutto il
personale le 36 ore settimanali, per i docenti l’impegno settimanale è rapportato ad una calendario nazionale di 36 settimane, e dunque ad un orario medio di 22 ore, con le eventuali
flessibilità definite in sede di contrattazione regionale e/o di Ente. Viene rilanciata la bilateralità, attraverso la costituzione dell’Ente Bilaterale Nazionale e delle
sue articolazioni Regionali, che diventano elementi portanti di questo contratto.
La previdenza integrativa diventa parte integrante del CCNL.
Viene introdotta la nozione di «gravi patologie e terapie invalidanti», che non incidono sul periodo di assenza per malattia ed è istituita la «Banca delle
ore
», quale strumento per meglio governare la flessibilità e permettere il godimento di ferie e permessi aggiuntivi.Si dà una prima regolazione ai lavori atipici,
ed in particolare alle collaborazioni a progetto.

«Il contratto nazionale firmato quest’oggi – ha dichiarato il ministro al Lavoro Cesare Damiano – dà un nuovo significato al concetto di Welfare, non più
assistenziale ma promozionale, e la formazione professionale rappresenta lo strumento che ha permesso questo passaggio. Un tema, quello della formazione, a cui il Governo ha voluto dedicare
grande attenzione, destinando in finanziaria oltre 30 milioni di euro».

«Aver scelto il Piemonte per la firma di un accordo nazionale tanto atteso e voluto dai lavoratori della formazione professionale, credo rappresenti un riconoscimento importante per la
nostra regione
– ha sottolineato l’assessore all’Istruzione e Formazione professionale Giovanna PenteneroUna soddisfazione che il Piemonte si è conquistato in questi
anni di lunga tradizione, in cui ha dimostrato grande attenzione verso tutti gli aspetti della formazione professionale intesa come politica attiva a sostegno dell’occupazione,
dell’apprendimento e della coesione sociale. Sono 6066 i lavoratori che in Piemonte operano nella formazione professionale, 2662 dipendenti e 3404 con contratto di
collaborazione
per una percentuale pari a 43,9% di dipendenti e 56,1% collaboratori. In quest’ottica si inserisce anche la strategia della Regione Piemonte in materia di lavoro e
formazione, strettamente raccordata a quella definita dall’Unione Europea e fortemente orientata all’obiettivo di costruire una società della conoscenza per creare e migliorare
l’occupazione»

« La trattativa è stata lunga, complessa e a tratti tormentata – ha spiegato il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini e la sua positiva
conclusione è motivo di soddisfazione per tutte le parti che responsabilmente hanno voluto assumere, ciascuna in accordo con il proprio ruolo, le nuove sfide di un settore troppo spesso
trascurato dalla politica.

«Il contratto di lavoro firmato a Torino per gli operatori della formazione professionale – ha commentato il presidente nazionale di Forma, Michele Colasantoha
più di un significato. Dà continuità, garanzie e promozione ai dipendenti degli enti che lo hanno sottoscritto e in particolare per quel che riguarda Forma, gli enti che
sono rappresentativi di una tradizione consolidata a forte valenza culturale e sociale espressione delle ACLI, della CONFAP, della COLDIRETTI, della CISL, di CONFCOOPERATIVE e del CIF. Esso
rappresenta altresì un punto di riferimento per rafforzare la qualità di una componente del nostro sistema formativo chiamato a fronteggiare, con la scuola, una duplice emergenza:
quella dell’educazione dei giovani, in particolare di quelli che presentano maggiori
svantaggi personali e sociali; e quella di un lavoro che ai giovani stessi appare sempre più
problematico».

«Attraverso il rinnovo del contratto nazionale di settore – hanno spiegato i responsabili nazionali della formazione professionale di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e
SNALS
(Giusto Scozzaro, Elio Formosa, Lello Macro e Roberto Mollicon) – rivendichiamo la necessità e l’opportunità che la «buona scuola» significhi anche una
«buona formazione professionale» che sappia e possa adeguatamente rispondere alle contestuali richieste di istruzione e professionalizzazione. In tal senso giudichiamo significativa
e positiva l’intesa raggiunta e sottoscritta, stante il quadro di incertezza sul futuro del settore, sulla retribuzione, sulla costituzione degli enti bilaterali, sull’orario di lavoro, sulla
malattia, sui diritti sindacali, sui lavori non standard, sulle tutele occupazionali. Si tratta di un buon contratto che conferma l’esigenza di mantenere e rafforzare l’esistenza di un
«sistema nazionale» della formazione professionale che, oltre che con gli strumenti contrattuali, deve necessariamente essere salvaguardato anche dalle scelte delle Regioni e del
Ministero del lavoro in tema di accreditamento delle istituzioni formative, che debbono essere vincolate al rispetto del CCNL».

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