A Londra la cucina italiana…è tutto un tarocco!

A Londra la cucina italiana…è tutto un tarocco!

25 gennaio 2010
by Giampietro Comolli per Newsfood.com

Sono nate diverse scuole, università, c’è la storia di istituti alberghieri noti che portano nel mondo la nostra arte culinaria, eppure mangiare “italiano” all’estero è un
grosso problema.
Soprattutto se si vuol vedere rispettati alcuni elementi base, diciamo i più banali: dal nome esatto del piatto agli ingredienti veramente necessari per quella ricetta.
Come tutti gli anni, mi faccio le vacanze lavorando in qualche paese estero.
Sull’onda dei successi dei nostri vini con le bollicine, dal 30 luglio al 20 agosto ho girato l’Inghilterra e la Scozia, da Londra a Bristol, da Cambridge a Inverness, da Edimburgo a
York.
Oltre 3.000 chilometri in treno e pulman, in metropolitana e auto, 10 grandi magazzini, 40 ristoranti, 20 enoteche e winebar, 10 alberghi.
Ebbene: tutti vogliono parlare di cucina italiana, nessuno sa fare un piatto realmente italiano.
Non parlo di ingredienti grezzi, poichè un ottimo pezzo di carne di Coventry equivale ad una ottima Chianina o Piemontese, un ottimo merluzzo di Dundee è paragonabile al nostro
pesce fresco di Chioggia in termini di qualità, di valore e di salubrità…. parlo di ricette, di risotto alla milanese, di fiorentina, di tagliatelle alla bolognese, di zampone
emiliano, di pesto genovese.

Cioè di tutti quei piatti che sono la nostra storia, la nostra anima, il nostro Dna.
Che sono un vanto gastronomico, sono “giacimenti unici”, come dice l’amico Davide Paolini.
E’ vero che i punti vendita di Londra-City registrano un forte appeal per  tutto quello che è “Made in Italy” a cominciare da un must-cult indiscusso come il Prosecco Spumante
che in alcuni canali horeca spunta valori paragonabili, oggi, a molte giovani etichette di Champagne: dalle 21 sterline nelle bottiglierie alle 40 sterline nei ristoranti della capitale, con il
Cartizze Superiore anche di più.
Le bollicine italiane (totalmente metodo italiano e nelle tipologie e uvaggi più diversificati e moltissime nella formulazione rosati) trovano consensi proprio anche insieme al grande
sviluppo di questa “pseudo” (per non usare altro termine) cucina italiana pubblicizzata con nomi, con menù, con piatti dai nomi tradizionali e tipici, ma poi presentati e realizzati
in locali che di “Made in Italy” hanno solo l’insegna, non certo né il titolare, nè la cultura, nè un corso accelerato, né il cuoco di nazionalità.
Un bellissimo ristorante a York ricavato in una casa medievale (a.d. 1450) presenta piatti italiani con in cucina lo chef tailandese.
A volte, quando va bene, solo il cameriere è di nazionalità italiana.
Una tutela generale della “tavola italiana e del vivere vero all’italiana” dovrebbe essere obbligatorio, salvaguardato, controllato e misurato direttamente da organismi ed enti istituzionali
italiani prendendo serie, durature, forti e legislative misure di salvaguardia, perché l’imitazione abusata e distorta all’inizio sembra un successo, ma nel tempo è un
autogol.
Occorre urgentemente porre rimedio a tutto il sistema “cucina italiana”  all’estero, soprattutto ora che anche in periodo di crisi il vero prodotto italiano è uno status, un
simbolo.
Anche in questo il ministro Zaia ha detto di colpire le frodi, di bloccare le imitazioni, di stroncare ogni abuso nei confronti dei marchi e dei prodotti che sono simbolo della nostra nazione,
sono il nostro “petrolio” e sono ambasciatori e messaggeri del nostro Paese, sono un avamposto per attrarre turisti, altro nostro core business o asset Paese come qualcuno dice. 
Un segnale dell’interesse di tutto il Regno Unito (3° paese importatore di bollicine italiane nel 2008 con  15.875.000 bottiglie)  per i vini spumeggianti in generale, è dato
dal fatto che nei supermercati si vedono etichette “sparkling wine” di produzione locale, esattamente prodotti ed elaborati nel Kent.
Sembra di vedere un revival dei primi anni del 1700 quando Londra, sul Tamigi, imbottigliava e spumantizzava il vino base proveniente dalla Champagne.
Per gli spumanti italiani la piazza di Londra è molto attiva (+ 27% nei primi 9 mesi del 2009 rispetto al 2008).
In base ai dati in possesso degli uffici doganali di Londra, a fronte di un prezzo registrato di bottiglie italiane, per esempio una a 2,90 Sterline e una a 7,80 Sterline in arrivo sul suolo di
Albione, rispettivamente nei supermercati Tesco o Star o M&S, vengono poi esposte sullo scaffale a 8,99 Sterline e a 21,40 Sterline.
Il prezzo delle bollicine italiane si colloca in parte a livello inferiore e in parte superiore al Cava che oscilla fra 7,99 Sterline e 9,99 Sterline, mentre gli Champagne sono posizionati
principalmente, salvo le riserve e i millesimèes, fra 14,00 e 29,50 Sterline.
Significativo il prezzo  dello Sparkling Wine prodotto nel Kent, North Downs verso Dover: 18,99 Sterline alla bottiglia da 0,75 litri.  
Giampietro Comolli: economista, enologo esperto dei vini con le bollicine.

 

Il “tarocco” succhia la linfa all’economia italiana (vede foto)
Caro Giampietro,

considerato che siamo tutti concordi sulla necessità di salvagardia della tipicità dei prodotti e della cultura italiana nel mondo, non pensi che sia ora di formare una Task
Force ad hoc in grado di mettere in atto il progetto?

Lo stesso Ministro Luca Zaia credo che stia cercando una soluzione al problema…ma presto, quasi sicuramente, sarà impegnato a risolvere i problemi in casa, come Governatore del
Veneto.

Bisognerebbe individuare un organizzatore, fermo e capace, come Bertolaso.
Non mancano certo gli uomini di buona volontà, se ben motivati , per formate l’esercito.

E sicuramente anche i mezzi di comunicazione, Newsfood.com e Degusta in testa, sarebbero entusiasti di partecipare a questa “crociata”.
Ultimamente, insieme all’amico Gianluigi Veronesi di Degusta, abbiamo portato alla ribalta dell’informazione la Tagliatella al ragù alla bolognese”.

Newsfood.com ne  ha anche fatto un video, presso la Bologna Cooking School (è on line dal 23 gennaio).
Lo spirito è proprio quello di “fare cultura” – senza essere degli irriducibili difensori maniacali – e far conoscere le peculiarità delle vere eccellenze del nostro Bel
Paese.

Non dimentichiamo che Expo 2015 è alle porte ed un’occasione così chissà quando mai ci potrà capitare un’altra opportunità come questa?
A fine mese a Milano c’è Identità Golose 2010, un evento eccezionale che grazie a Paolo Marchi, riunisce il Gotha degli Chef da tutto il mondo.
Sicuramente sarà sollevato il problema e sicuramente Newsfood.com farà la sua parte.
Dobbiamo farci conoscere e far conoscere la nostra Italia. Ma nel modo
giusto.
Con la rete non è una impresa impossibile perchè sulla rete non si puà barare: la verità viene a galla, senza alcuna possibilità di “taroccamenti: il tarocco
sul web viene subito scoperto”.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

info@newsfood.com  
 
 
 

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