Ici Chiesa: I cattolici rischiano di essere discriminati
22 Febbraio 2012
«Nella questione dell’ICI sugli immobili degli enti ecclesiastici, per il modo in cui essa si sta delineando, i cattolici potrebbero venir decisamente discriminati. Perche’ se
si esentassero dall’imposta gli enti no profit, non solo questi, pur svolgendo la medesima attivita’ degli enti della Chiesa cattolica, sarebbero trattati meglio di questi ultimi; ma perche’ lo
stesso trattamento non riguarda tutte le altre Confessioni religiose, essendovi delle eccezioni.
Far pagare l’Ici sulla parte degli immobili in cui non si svolga attivita’ di culto in senso stretto, ma si esercitino attivita’ complementari rientranti nei fini d’istituto degli enti
(attivita’, noto, per le quali gli enti no profit andrebbero esenti) significa considerare implicitamente, per questi aspetti, le parrocchie, le diocesi, gli ordini e le congregazioni alla
stregua di enti commerciali.
Avevo denunciato tempo addietro come, procedendo lungo la strada che si e’ imboccata, saremmo giunti a sindacare la natura dell’attivita’ svolta e degli enti religiosi stessi: e cosi’ sta
avvenendo.
Quanto poi alla disparita’ di trattamento con l’attivita’ svolta da altre Religioni e’ cosa che uno Stato civile non puo’ permettersi.
Occorre aggiungere che escludere l’esenzione per le attivita’ complementari di culto svolte dalla Chiesa Cattolica e mantenerla per gli enti no-profit, significherebbe considerare le opere di
carita’, di solidarieta’, di assistenza meno importanti sul piano sociale ad esempio delle attivita’ sportive e ludiche: per il solo fatto che sono svolte da un ente religioso e non da un ente
no-profit.
In altri termini pagherebbero l’imposta, sempre come esempio, le mense e gli ospizi dei poveri tenuti dalla Chiesa, ed andrebbero esenti le bocciofile, le associazioni ciclistiche, le
polisportive, i circoli dove si gioca a carte, con una parvenza di cultura.»
Redazione Newsfood.com+WebTv






