Aceto Balsamico di Modena: il Codacons replica al consorzio, “nessun errore”!!

Aceto Balsamico di Modena: il Codacons replica al consorzio, “nessun errore”!!

By Redazione

Le contestazioni formulate dal Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena e dall’Associazione degli Assaggiatori di Aceto Balsamico di Modena, relativamente alla denuncia del Codacons sul
prodotto e sull’etichettatura, impongono una rigorosa risposta, puntualizzazione  e contestazione.

Premesso che, nel caso di specie, Il Codacons agisce anche a protezione e tutela della IGP aceto balsamico di Modena oltre che a difesa dei consumatori, il Reg. 583/09 prevede all’Art. 4.8
dell’etichettatura che l’unica altra denominazione ammissibile è il termine “invecchiato”, e che per recare tale terminologia in etichetta l’aceto balsamico di Modena deve aver trascorso
almeno 36 mesi in recipienti di legno secondo il piano dei controlli da effettuarsi ai sensi del DPC 030.

Quello che invece risulta, e che purtroppo non costituisce “grossolano errore”, è che sul mercato europeo sono state reperite ampolle recanti un bollino con la scritta “invecchiato”
posto al collo della bottiglia, e che in etichetta, invece, viene riportato il logo IGP senza alcun riferimento all’invecchiamento così come previsto del piano dei controlli da
effettuarsi a cura del CSQA ai sensi del citato  DPC 030.

Il Consorzio Aceto Balsamico di Modena, invece di aggredire il Codacons avrebbe dovuto effettuare un controllo e verificare  se tra le aziende aderenti al consorzio vi siano alcune aziende
che attuino il comportamento e la pratica commerciale verificata da questa associazione. Se così avesse fatto, anche il Consorzio avrebbe accertato che il riferimento al presunto
“invecchiamento”  non è riferito al DPC 030 ma ad una  certificazione “volontaria” (di parte) e riportata sempre nel bollino con il logo CSQA DTP 075; ed ancora, sempre in
etichetta ad un secondo logo CSQA  “Certificazione Volontaria DTP 033 Cert. N.1586 “. Il dubbio pare legittimo, chi certifica che questo prodotto abbia 36 mesi? L’ente Csqa con il Reg.
Comunitario 583/09 della Unione Europea conferita, o sempre lo stesso CSQA ai sensi di una certificazione volontaria?

Da non dimenticare che l’unica certificazione per definire un aceto balsamico “invecchiato” resta  solo quella prevista dal piano dei controlli conferito dal DM 20/7/09 dal Mipaf all’ente
di certificazione CSQA.

Le certificazioni, volontarie, che fra l’altro vedono utilizzare simboli quali foglie espressamente vietate anche all’All. 2 della scheda riepilogativa del Reg. (CE) n.583/09, vengono
utilizzate da aziende che sicuramente non fanno gli interessi del Consorzio Aceto Balsamico di Modena e degli utenti finali.

Tutto quanto precede è ancora più chiaramente sancito al considerando 8 del regolamento, allorquando la Commissione Europea ha chiesto il parere del Comitato scientifico per le
denominazioni di origine il 6 Marzo 2006. Lo stesso, nel capitolo Discussione e Motivazione ha sottolineato che “sono contrari alle osservazioni che precedono ABM che contengono menzione del
loro particolare invecchiamento, e contro etichette o collaretti che attestano questa situazione affinato-invecchiato, clessidre, foglie. Sarà necessario porre fine a questi disguidi,
spesso contrari al disciplinare di produzione e comunque sempre pregiudizievoli per gli interessi dei produttori originari”

Ne consegue che la progressiva diffusione in ambito comunitario di prodotto designato dalla Igp recante anche segni e/o indicazioni contrari ai regolamenti può far sorgere il dubbio
fondato  di frodi in ambito agroalimentare, e ciò in violazione dei diritti dei consumatori Comunitari ed italiani, oltre a creare confusione sul mercato dei prodotti autenticamente
originari di determinati territori.

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