Soda Caustica in un bar di Frosinone

Soda Caustica in un bar di Frosinone

By Redazione

Il Procuratore capo della Procura di Frosinone, Margherita Gerunda sarebbe rimasta intossicata oggi dopo aver bevuto della soda caustica, al posto dell’acqua, in un bar di Frosinone. Ebbene,
è dal 2002 che il Codacons, inascoltato, denuncia il problema e casi verificatasi in vari bar e ristoranti, avendo individuato, con una sua inchiesta, le ragioni di questi
«incidenti», che incidenti non sono.

Il Codacons aveva anche presentato una denuncia ai Nas di Milano nel 2003. Nei bar e nei ristoranti, che comprano detersivi in quantità industriali all’ingrosso e, quindi, in contenitori
grandi, travasano, per comodità, queste pericolose sostanze detergenti e disinfettanti in normali bottiglie d’acqua. Questo perché, essendo piccole, sono più comode e
pratiche per un uso quotidiano rispetto al recipiente originale che può contenere anche decine di Kg o litri di prodotto.

In altri casi il cambio del contenitore viene fatto perché sono utilizzate pericolose miscele caserecce derivanti dall’unione di più sostanze industrialmente prodotte. Qualche volta
la bottiglia si usa solo perché, essendo trasparente, consente di verificare se il prodotto sta finendo. Infine queste bottigliette velenose vengono tenute, sempre per praticità, in
prossimità delle lavastoviglie e, quindi, non distanti dalle vere bottiglie di acqua. Tutte queste abitudini sono purtroppo diffusissime, ma oltre ad essere pericolosissime, sono anche
illegali, anche se nessuno le sanziona.

L’art. 9 della L. n. 283 del 30 aprile 1962 stabilisce, ad esempio, che «le sostanze, il cui impiego non è consentito nelle lavorazione di alimenti e bevande, non possono essere
detenute nei locali stessi di lavorazione» e addirittura «in locali che siano in diretta comunicazione con questi». Ancora più stringenti sono poi le regole relative ai
veri e propri veleni, tossici per l’uomo. I controlli sono demandati ai NAS, al Servizio di Igiene e degli Alimenti e della Nutrizione presso le Aziende Sanitarie Locali e ai vigili dei Comuni
che sono tenuti a far rispettare i Regolamenti locali di igiene. Nessuno, però, effettua i necessari controlli, sanzionando i trasgressori.

Il Codacons, però, da anni chiede anche al ministero della Salute e dello Sviluppo Economico di emanare un apposito decreto ministeriale per costringere le industrie di detergenti a
colorare queste sostanze tossiche con colori particolari, come ad esempio il viola o il nero, difficilmente confondibili con l’acqua e a fornire, insieme ai contenitori grandi, altri, più
piccoli e trasparenti, per facilitare il travaso del prodotto. Proposta rimasta nel nulla. Il Codacons invita i consumatori a non bere nulla se i camerieri non aprono, come dovrebbero, le bibite
direttamente al tavolo, davanti al cliente. Indipendentemente dalla presenza di sostanze nocive, infatti , potrebbe trattarsi di comune acqua del rubinetto.

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