Chilometri zero anche per le uova: chicks in the city. Galline in città
7 Maggio 2009
La recente crisi economica ha colpito tutto il mondo, danneggiando in maniera grave Paesi, enti finanziari e semplici persone. Alcune di queste persone, però, stanno cercando di
combattere la difficoltà, rispolverando vecchie soluzioni ed adottando stili di vita più compatibili con l’ambiente e la società.
E’ il caso di Vidalia, Cecilia, Roda e Penelope, quattro signore di Filadelfia da sempre interessate allo sviluppo del cibo locale, del giardino urbano come fonte di sostentamento alimentare e
favorevoli ad uno stile di vita ecosostenibile.
Messe di fronte all’impossibilità di trasformare il terreno sul retro in un piccolo orto, per motivi di spazio, di clima o di terreno, le massaie americane hanno deciso di utilizzare
tale spazio per costruire un pollaio.
Finora, la scelta si è rivelata fruttuosa: le galline ripuliscono il cortile dagli insetti, forniscono il compost per i fiori e, ovviamente, sfornano uova fresche.
Teoricamente, dovrebbero esserci degli svantaggi legali: secondo l’articolo 10-112 del Codice di Filadelfia, è vietato allevare nel territorio cittadino animali come “polli, oche,
anatre, tacchini, capre, pecore, maiali, mucche”.
In pratica, anche questo è un problema quasi inesistente: la PSPCA (Pennsylvania Society for the Prevention of Cruelty to Animals, Società della Pennsylvania per la Prevenzione
della Crudeltà sugli animali), l’ente responsabile del controllo animali per conto del Dipartimento della Salute, afferma che la legge è troppo restrittiva e deve essere applicata
solo in caso di lamentele del vicinato per particolari disagi, come odori nauseabondi o rumori molesti.
E finora, l’unica iniziativa dei cittadini riguardo alle galline è la promozione di una petizione per legalizzare la costruzione di pollai nelle zone residenziali.
Non bisogna pensare che l’idea di allevare galline nelle grandi metropoli sia un’esclusiva delle quattro signore di Filadelfia: tale ripresa del passato (nei quartieri abitati dai cittadini
più poveri, uomini e galline hanno sempre convissuto in relativa armonia) sta prendendo piede in sempre più parti degli States. A Portland, nel Maine, ed a Missoula, nel Montana
la lobby dei pollicoltori urbani ha fatto modificare le leggi per rendere più agevole la propria attività.
Ad Atlanta, un allevatore locale sta organizzando un piano di sviluppo, il Chicken Stimulus Plan, che prevede, tra le altre cose, 500 pulcini. A New York, nel quartiere di Brooklin, sono
numerosi i cittadini che si dedicano alla cura dei volatili in questione.
Nemmeno gli abitanti dei sobborghi della già citata Filadelfia sono rimasti con le mani in mano: non contenti della mitezza delle norme in vigore, hanno creato un’associazione, il COOP
(Chicken Owners Outside Philadelphia, Proprietari di Galline Fuori Philadelphia) per aiutare i possessori di pollai ad evitare trappole e pastoie burocratiche.
Favorevoli o contrari, gli americani non hanno ignorato la nuova tendenza naturistico-alimentare; giocando sul nome di una famosa serie televisiva ambientata a Manhattan, l’hanno soprannominata
“Chiks and the City”.
Matteo Clerici




