L’ultimo Re d’Italia:

L’ultimo Re d’Italia:

By Redazione

 

L’atmosfera di commozione e cordoglio creatasi alla morte di Gianni Agnelli il 24 gennaio del 2003 
ha suscitato la chiara sensazione che un capitolo della recente storia italiana si fosse chiuso.

Gianni Agnelli ha rappresentato e interpretato al meglio la fiaba, intessuta anche di pagine dolorose, di una dinastia che ha creato
l’azienda italiana più conosciuta nel mondo, la Fiat.

Ganni Agnelli, l’Avvocato per antonomasia, nacque a Torino nel 1921, si laureò in Giurisprudenza, senza mai però
diventare avvocato o esercitare la professione.

Il nonno Giovanni, fondatore della Fiat, lo scelse subito come principe ereditario dell’azienda di famiglia: alla sua morte nel
1945, Gianni Agnelli divenne vicepresidente e nel 1966 presidente del gruppo, carica che mantenne fino al 1996.

Ma non si occupò solo di automobili: appassionato di sport, fu l’artefice delle migliori stagioni calcistiche della
Juventus (v. scheda) di cui fu presidente onorario fino alla morte.

La sua vita si intreccia con le alterne vicende della storia contemporanea italiana: dal boom economico degli anni ‘60, ai
rivolgimenti politici e sociali degli anni ‘70, agli ultimi venti anni di epocali cambiamenti in Italia e nel mondo.

La camera ardente allestita nel Duomo di Torino è stata visitata da migliaia di persone, gente comune, operai e ex operai Fiat,
politici , calciatori, imprenditori, sindacalisti,  a confermare che  Gianni Agnelli ha 
rappresentato  per i torinesi e gli italiani una sorta di re senza trono, una bandiera e un simbolo dell’Italia nel mondo.

 

 

L’ULTIMO REGALO A TORINO

Gianni Agnelli ha voluto fare un ultimo e prestigioso regalo alla città di Torino e ai suoi abitanti: la Pinacoteca intitolata
a lui e a sua moglie e situata al Lingotto. Secondo John Elkan, l’ultimo erede della dinastia torinese, con questo gesto Agnelli ha voluto affermare quanto sia forte il suo legame con questa terra. Voleva farlo lui personalmente, con qualcosa che duri nel tempo
e sia capace di rafforzare la visibilità e il prestigio internazionale di Torino”. Anche a scelta del luogo in cui è collocata non è stata casuale: secondo
Elkan il Lingotto è “uno dei luoghi della città più cari a mio nonno. La sua rinascita è un progetto che lo ha occupato molto, con l’ambizione di
trasformare un’ex fabbrica in una nuova calamita dello sviluppo della città”.

L’area che ospita la pinacoteca è frutto dell’opera di reinventazione dello spazio
industriale condotta da Renzo Piano e è stata denominata “lo Scrigno”: qui vengono esposte venticinque opere della collezione privata dell’avvocato e di sua
moglie (tra cui spiccano le tele del Canaletto, di Matisse, di Picasso, di Reonir e di Manet) e vengono ospitate esposizioni temporanee di grande pregio.

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