Premiati gli sforzi degli agricoltori dell’Equador
6 Ottobre 2008
Hanno salvato dall’estinzione le loro colture tradizionali, riscoperto le loro tradizioni alimentari, tramandato alle nuove generazioni i segreti dell’auto sussistenza e di
una buona alimentazione. Ed allo stesso tempo hanno aumentato il reddito delle loro famiglie, migliorando le condizioni di salute dell’ intera comunità.
Hanno creato un orto botanico gestito dalla comunità e per tutto questo ricevono oggi uno degli Equator Prizes conferito dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) per
il miglior esempio di conservazione della biodiversità agricola.
Gli agricoltori di Cotacachi, una provincia a nord di Quito, in Equador, lavorano per promuovere e proteggere le colture indigene della zona andina. In collaborazione con Bioversity
International, l’Istituto Nazionale per la Ricerca Agricola dell’Equador e il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, l’associazione
degli agricoltori di Cotacachi (UNORCAC) sperimenta dal 2002 soluzioni innovative per preservare la biodiversità agricola e per sfruttarne le potenzialità. Il progetto
coinvolge attualmente 3.225 famiglie.
“Questo progetto e stato accolto con entusiasmo dalle comunità locali non solo per la sua capacità di ridare valore alle colture tradizionali e per aver migliorato
la loro sicurezza alimentare ma anche per aver rafforzato il senso di identità ed appartenenza etnica degli agricoltori” afferma Marleni Ramirez, direttrice
dell’ufficio di Bioversity International in America Latina.
Le donne della comunità, tradizionalmente le più coinvolte nelle attività agricole e le responsabili del sostentamento quotidiano delle famiglie, sono state le
maggiori beneficiarie del progetto nonché la sua forza trainante.
“Le donne sono adesso in grado di riconoscere e coltivare nei loro orti una grande varietà di cereali, frutta, ortaggi e tuberi nativi della regione andina. Alcuni orti
arrivano ad ospitare 137 specie di piante diverse.” spiega Ramirez “In più oltre a far loro riscoprire la cucina tradizionale della regione, il progetto ha diminuito
la dipendenza delle giovani donne dai costosi ingredienti in vendita nei supermercati. L’immediata disponibilità di cibi nutrienti nell’orto di casa ha inoltre
aumentato la salute delle famiglie”.
Grazie ad un programma di educazione nelle scuole, 500 bambini ogni anno imparano il valore delle proprie colture tradizionali e l’importanza di mantenerle vive.
Proteggere la biodiversità agricola non solo migliora l’alimentazione e la salute, ma favorisce anche la creazione di reddito. Una delle attività del progetto aiuta
gruppi di donne ad organizzarsi in cooperative per la fabbricazione di manufatti ricavati da alcune colture indigene. Con la fibra di cabuya estratta dalla pianta di
fique –una parente dell’agave- si realizzano espadrillas, mentre dai fagioli Lima si ricavano i pezzi per un gioco tradizionale chiamato Tortas,molto
simile alle nostre biglie. Un gruppo di ostetriche ha invece introdotto l’uso di piante medicinali nella cura delle proprie pazienti. I risultati sono stati talmente soddisfacenti
che la comunità ha creato un orto botanico in cui conserva e coltiva più di 130 piante medicinali indigene.
Gli orti a conduzione familiare sono recentemente diventati una delle attrazioni su cui gli agricoltori contano per lanciare attività di ecoturismo. 15 lodges sono già
disponibili per coloro che vogliano esplorare l’ ecosistema agricolo della regione andina e sperimentare le specie native e la cucina tradizionale.
Da non perdere in queste zone l’appuntamento annuale con la festività dell’Inti Raymi, festa del sole e del raccolto,che prevede più di una settimana di
cerimonie religiose, danze rituali e banchetti comuni. E il periodo dell’anno in cui le donne dei villaggi sfruttano al massimo la loro conoscenza delle piante e degli alimenti
tradizionali per preparare cibo e bevande e dunque il periodo in cui é maggiormente possibile apprezzare la ritrovata diversità delle colture. Basti pensare che una delle
bevande tradizionalmente consumate durante questa festività – il chica de yamor- é ricavata dalla fermentazione di ben otto varietà di mais.
“La festa dell’Inti Raymi é veramente qualcosa di unico” commenta Ramirez “il meritato premio per gli sforzi che queste comunità hanno fatto per
preservare e utilizzare al meglio la biodiversità agraria e il concreto esempio di come da tale sforzo siano riusciti a ricavare il loro sostentamento”.





