Mutui, il vertice del G4 contro il Patto di stabilità
5 Ottobre 2008
“Costruiamo qualcosa di nuovo, come fu a Bretton Woods, qualcosa in cui la gente abbia fiducia”: ha detto il presidente francese
Nicolas Sarkozy, che è anche, in questo momento, al timone della Ue, perché questo è il turno di presidenza della Francia. Non poteva annunciare misure concrete,
perché non era la sede giusta per farlo, ma sui principi – liquidità garantita, giro di vite sulle banche d’investimento ed elementi di flessibilità nel Patto di
stabilità – l’appuntamento parigino qualche frutto lo ha dato. Berlusconi, Sarkozy, la Merkel e Brown, con accenti a volte parecchio diversi fra loro, hanno dato comunque
impressione di unità di intenti.
Il documento in 5 punti
Sarkozy ha definito un impegno solenne quello sancito nel documento in 5 punti, che ha letto anche a nome degli altri partecipanti al
vertice.
Eccoli:
1) Sostegno alle banche – “Insieme abbiamo preso l’impegno di assicurare la solidità e la stabilità del nostro sistema
bancario e finanziario, e prenderemo tutte le misure necessarie per raggiungere questo obiettivo”.
2) Punire i manager responsabili – “In caso di sostegno pubblico a una banca in difficoltà”, ogni Stato membro del G4 “si
impegna a che i dirigenti che hanno fallito siano puniti e i contribuenti protetti”.
3) Commissione Ue più flessibile – I Paesi europei del G8 chiedono inoltre che ” la Commissione continui ad agire rapidamente e
a dare prova di flessibilità nelle sue decisioni in materia di aiuti di Stato, mantenendo i principi del mercato unico e del regime degli aiuti di Stato”.
4) Adeguare il Patto di stabilità – “L’applicazione del Patto di stabilità e di crescita dovrebbe ugualmente riflettere
le circostanze eccezionali che noi stiamo attraversando, nell’ applicazione delle regole del Patto”.
5) Vertice internazionale – Il G4 auspica un vertice internazionale “il prima possibile per “una riforma
reale e completa del sistema finanziario internazionale fondata sui principi di trasparenza, di solidità bancaria, di responsabilità, d’integrità e di governance
mondiale”.
Germania-Inghilterra e Italia-Francia
Il “gioco delle coppie” ha visto più vicine tra loro Germania e Inghilterra da una parte e Francia e Italia
dall’altra. Mentre, per motivi diversi, Gordon Brown e Angela Merkel erano molto più prudenti, gli accenti più proiettati nel futuro sono venuti dalla coppia
Berlusconi-Sarkozy.
Il presidente francese Sarkozy, sorridente nonostante la delicatezza del momento, ha provato a immaginare una nuova Bretton Woods:
“come fu allora, da questa crisi europea deve nascere un mondo nuovo. Dobbiamo costruire qualcosa di diverso, qualcosa in cui la gente abbia fiducia. Ognuno lo farà con la
propria cultura, ma lo sforzo deve essere coordinato. Dobbiamo gettare le basi di un capitalismo imprenditoriale, non speculativo, questo vogliono gli europei”
La parola chiave di Sarkozy è stata “rifondazione”. Anche Berlusconi è apparso, al termine
dell’incontro, loquace e rilassato. I risparmiatori europei “devono stare tranquilli” – ha detto – perché non siamo nel ’29, servono nuove regole per la trasparenza e
per le banche, addirittura sarebbe meglio ”vietare” i prodotti finanziari troppo speculativi.
Un colpo a Maastricht
In attesa di un vertice europeo, si guarda ancora più avanti verso un G8 rifondatore, ma intanto gli interrogativi gravano
sull’Europa, sul patto di stabilità, sul rischio che certi principi che sembravano inflessibili mostrino le crepe al primo colpo serio: il presidente della Commissione,
José Manuel Barroso, ha detto che “essere in linea con il patto di stabilità ci consente di essere più flessibili in questo momento”, il presidente dell’Eurogruppo
Juncker ha tentato, invece, di tener duro, parlando di rispetto del patto “nella sua interezza”. L’impressione netta é che elementi di flessibilità nelle regole fino ad
oggi impartite siano inevitabili: “rispettare Maastricht sì, ma con questa crisi…”, ha sintetizzato Berlusconi.
Fallito il piano di salvataggio della Hypo Re
E che la banca situazione resti di grande difficoltà è confermato anche dalla notizia,
giunta proprio ieri, del fallimento del piano di salvataggio dell’immobiliare Hypo Real Estate. Il piano messo a punto, per 35 miliardi di euro, era il più grande della
storia tedesca. Il consorzio di banche coinvolte in questa operazione ha rifiutato di fornire le linee di liquidità prevista, secondo quanto riferito da un comunicato della Hypo
Re, che sta ora valutando le conseguenze di questo ritiro, mentre sono all’esame altre misure per far fronte alla situazione.
L’operazione consisteva in un apporto immediato di liquidità dalle banche e dalla banca centrale con una garanzia fornita dallo
stato tedesco per 26,5 miliardi dei 35 complessivi. In questo salvataggio era stata coinvolta anche Unicredit, che è italiana, ma che è anche la seconda banca tedesca.
Chissà che non possa giovarsi del fallimento dell’iniziativa, che l’avrebbe costretta a una perdita sostanziosa di liquidità (pare addirittura di 3 miliardi di
euro).
LA GIORNATA DI IERI MINUTO PER MINUTO
E’ appena inziato, a Parigi, il tanto atteso vertice del G4. I giornalisti sono riusciti a strappare solo poche parole ai leader di
Italia, Francia, Germania e Inghilterra che si accingono a concordare la risposta europea alla crisi dei mutui nata negli Usa.
La più esplicita è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Il problema – ha detto – è mondiale e richiede
una soluzione mondiale. Nel mondo di oggi la Ue deve mostrare la volonta’ di presentare una soluzione: questo rassicurerà tutti, anche i contribuenti”. Accanto a lei Nicolas Sarkozy che concorda: “Traducete quello che ha detto e sono completamente d’accordo
Nessuna banca che funziona va lasciata crollare per mancanza di liquidità'”: ha detto, invece, il premier britannico Gordon
Brown prima di entrare all’Eliseo. Il leader laburista esprime il suo “apprezzamento” per l’intervento delle banche centrali e afferma che “bisogna proteggere i depositi delle famiglie
lavoratrici”.
La “visita” di Strauss-Khan
Dominique Strauss-Khan, direttore del Fondo monetario internazionale, ha voluto portare personalmente al presidente francese il
messaggio dell’Fmi prima dell’inizio del G4 europeo. Il numero uno del Fondo monetario internazionale ha sollecitato i Paesi europei a dare una risposta
unitaria alla crisi finanziaria. Il direttore generale del Fondo è stato ricevuto dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, prima del summit dei G4 che sta per iniziare nella
capitale francese. Da notare che il Fondo è preoccupatissimo per la vicenda aperta dai subprime. L’altro giorno ha parlato “di choc mai più visto dagli anni ’30”.
L’intervento della Marcegaglia
”Basta castelli di carta costruiti e venduti spesso in modo delinquenziale a cittadini e risparmiatori. Bisogna tornare alla base,
all’economia reale”: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenendo al convegno dei Giovani imprenditori a Capri, ha chiesto ai ”sistemi finanziari di tornare a fare
il loro mestiere, supportando e finanziando i provvedimenti di sviluppo delle imprese, le uniche in grado di creare ricchezza e benessere vero per la comunità”. Un duro
atto di accusa, al quale la Marcegaglia ha fatto seguire una richiesta al governo e alle istiutioni finanziarie del nostro paese: che non faciano mancare il
credito agli industriali proprio in un momento così difficile come questo.
D’Alema e il G4 di Parigi
“Tutti speriamo che dal G4 di Parigi vengano decisioni importanti e non ci si limiti alla pur necessaria revisione dei criteri di
contabilità”. Servono “soluzioni strutturali e strategiche: serve di più, un sistema di regole e controllo”: lo ha detto Massimo D’Alema, intervenendo al convegno dei
Giovani di Confindustria a Capri. E ha così continuato: “Assistiamo a un cambiamento d’epoca del quale non siamo ancora in grado di valutare completamente gli effetti sia
economici che psicologici. Ho trovato giuste le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha rassicurato sulla solidità del nostro sistema bancario e finanziario,
che appare più robusto rispetto a quelli che hanno scelte strategie di rischio piu’ spericolate”.
Il Patto di Stabilità
E D’Alema conclude: ”Io sono per mantenere gli obbiettivi del Patto di Stabilità, ma in questo momento servirebbe che il
vincolo del 3% fosse flessibile. Non deve essere l’Italia a chiederlo a Bruxelles, ma dovrebbe essere Bruxellers stessa a imboccare questa strada”.
Le contraddizioni di Emma
Su questo la Marcegaglia, nelle conclusioni del convegno di Capri fa una sua messa a punto: “Se fosse la Germania a elevare la
quota del deficit pubblico – dice la presidente di Confindustria – la cosa non mi preoccuperebbe. Ma non mi porrei questo obbiettivo in Italia, dove si rischia di aumentare
così la spesa pubblica improduttiva. Le cose sarebbero diverse, invece, se l’iniziativa partisse dall’Europa”. Curiosa posizione quella della presidente, che
nel suo intervento, subito dopo, auspica più interventi dello Stato per le infrastrutture, che poi sarebbero le opere pubbliche.
Insomma “più Stato” solo quando serve agli iscritti di Confindustria per aumentare i profitti delle loro
aziende?
Riunione straordinaria di Unicredit
E’ stata convocata di domenica pomeriggio la riunione straordinaria del Cda di Unicredit, la banca più bersagliata nei giorni
scorsi dalle vendite alla Borsa di Milano. Bersagliata al punto da far diffondere “rumors” sulle dimissioni dell’amministratore delegato Alessandro Profumo. Unicredit, oltre ad essere
una grande banca italiana, è anche il secondo istituto di credito tedesco.
E proprio il crollo del gruppo tedesco Hypo Real ha coinvolto, in qualche modo, anche la banca di Piazza Cordusio, chiamata a fare la
sua parte nel “consorzio di sostegno” voluto dalle autorità finanziarie tedesche per evitare il fallimento della Hypo e costretta, quindi, a immettere liquidità sul
mercato per circa 3 miliardi di euro. L’esborso ha influito negativamente sulla valutazione del titolo Unicredit, al punto che Profumo ha dovuto andare al Tg1 (cosa alquanto insolita
per un banchiere) per garantire sulla solidità della banca da lui amministrata e per dire a tutti che non aveva alcuna intenzione di dimettersi.
E lo sviluppo degli avvenimenti ha dimostrato che Profuno aveva le sue ragioni. Infatti proprio ieri sono emerse le prove di una
megaspeculazione tentata ai danni di Unicredit. Nel corso delle indagini ispettive avviate dalla Consob in collaborazione con la Guardia di Finanza e anche tramite i canali della
cooperazione internazionale sul rispetto delle disposizioni sulle vendite allo scoperto è stata riscontrata, infatti,i presso un intermediario la mancata consegna nei tempi
tecnici previsti di oltre 60 milioni di azioni ordinarie Unicredit per un controvalore di circa 180 milioni di euro.
La mancata consegna fa riferimento a una vendita del 30 settembre scorso da parte di un intermediario estero. Ora sono in corso
ulteriori accertamenti con la Guardia di Finanza e si attendono gli esiti cooperazione internazionale.
L’ipotesi di un dividendo in azioni
Sul tavolo, secondo quanto riferiscono fonti vicine alla banca – riportate dalle agenzie di stampa – vi
sarebbero una serie di opzioni, tra cui la decisione di pagare il prossimo dividendo con la distribuzione di azioni. Questo farebbe risparmiare esattamente 3 miliardi di euro alla banca
(cioè la stessa cifra sborsata in Germania). Ma in questo caso sarebbe necessario effettuare un aumento di capitale.
Le mosse che saranno decise, avranno tutte, comunque, scopo quello di dotare la banca di una struttura patrimoniale più robusta
e solida possibile. Questa, però, è la conferma che la banca di Profumo è sottoposta a un forte attacco.
Il duro “richiamo di Bankitalia”
Anche da vicende come questa è nata, comunque, una circolare di Bankitalia molto stringente in cui si invitano le banche
italiane a inviare un report entro il 10 ottobre su tutti i loro rapporti con intermediari esteri e ad aggiornarlo ogni 15 giorni.
La circolare evidenzia che bisogna citare il nome degli intermediare qualunque essi siano, compreso quello di sitituti che vanno per
la maggiore come il Banco di Santander. E (guarda caso) nel momento cruciale della speculazione sul titolo Unicredit proprio il nome del Santander era venuto fuori come quello di uno
dei possibili “soccorritori”.
Un soccorritore “troppo” interessato?
Un Bush sorridente, ma…
E’ un Bush sereno e sorridente quello che appare dalle foto ufficiali, diffuse dalla Casa Bianca, mentre firma – pochi minuti dopo il
tanto faticato sì della Camera dei Rappresentanti – il piano del ministro del Tesoro Paulson. Un piano approvato con 263 voti favorevoli e 171 contrari. che, attraversando le
aule della Camera, del Senato e ritorno, è passato da 700 a 850 miliardi di dollari.
Ai 700 previsti inizialmente, infatti, il governo ha dovuto aggiungerne altri 150 di sgravi fiscali, per “accontentare” le richieste
dei congressisti.
Ma, almeno nell’immediato, Wall Street non è apparsa placata nelle sue ansie e anche ieri ha chiuso, come si dice con il
linguaggio della borsa, “in territorio negativo”: -1,50%.
Ma Bush, nel breve discorso dopo il voto, ha ribadito di aver agito bene, “di aver fatto vedere al mondo che l’America ha mantenuto un
ruolo guida nell’economia mondiale”.
IL G 4 A PARIGI
Ma l’Europa è convinta di dover difendere meglio i suoi interessi. E proprio per questo il presidente di turno dell’Ue,
Nicholas Sarkozy, ha invitato oggi a Parigi i suoi colleghi del G4 (si tratta, cioè, dei paesi europei che fanno parte del G8). Arriveranno così nella capitale francese,
Silvio Berlusconi, la tedesca Angela Merkel e il britannico Gordon Brown per cercare di mettere a punto una strategia europea comune. Presente anche il presidente della Banca centrale
europea Trichet e il presidente dell’Ue Barroso.
Nei giorni scorsi l’Europa ha avuto molto da ridire sull'”irresponsabilità” con cui gli Usa hanno cercato di scaricare sul
mondo la loro crisi e ancora ieri il premier francese Fillol, una creatura di Sarkozy, ha fatto notare che la situazione è arrivata “sull’orlo dell’abisso”.
Si attendono, quindi, anche decisioni e misure concrete da parte dei leader europei.
Berlusconi, prima di partire per Parigi, ha auspicato “un’intesa con gli altri paesi”.
La settimana nera delle borse
Si chiude, del resto, oggi una settimana nera per le borse di tutto il mondo. E anche per l’Italia. Piazza Affari ieri ha fatto
registrare un segno positivo, ma, a partire da lunedì scorso, ha perso il 4,89%. Né si tratta di un fenomeno episodico e legato alla congiuntura internazionale: dall’inzio
del 2008, infatti, la Borsa di Milano ha perso più del 33%: un malessere, quindi, che viene da lontano.




