Rinegoziazione di Stato dei mutui

By Redazione

Firenze – Secondo fonti di stampa, il testo del decreto che prevede l’accordo ABI-Governo per la rinegoziazione-di-stato dei mutui «andrà in Parlamento con la
novità della costituzione di un osservatorio permanente, composto dall’Abi, dalle sigle dei consumatori, dalla Banca d’Italia e da altri soggetti, per monitorare l’andamento degli
accordi».

Fino a qualche ora fa, sostanzialmente tutte le associazioni di consumatori erano contrarie a questa proposta di rinegoziazione. Adesso che ci sarà da spartirsi qualche poltrona (e
qualche «gettone» di presenza) in inutili osservatori, le associazioni di consumatori (in particolare quelle foraggiate dallo Stato ed appartenenti al CNCU che sono -solitamente- le
destinatarie di questo tipo di «attenzioni«) rivedranno la loro posizione iniziale?
Certamente non lo faremo noi dell’Aduc. Non faremo parte di nessun «osservatorio» e continueremo a sostenere quello che i numeri indicano: questa rinegoziazione costituisce solo un
costo per i mutuatari ed un implicito vantaggio per le banche che potranno mantenere i loro mutui con spread molto elevati, arginando le vere rinegoziazioni che partono dalla modifica dello
spread.

Per i mutuatari che sono in gravi difficoltà e che devono per forza abbassare la rata, il Governo dovrebbe, in primo luogo, dare seguito agli specifici provvedimenti già inseriti
nella precedente finanziaria (sospensione e rinvio di alcune rate da pagare).

Per tutti tutti gli altri, e cioè coloro che vogliono abbassare la rata per risparmiare, non devono farsi ingannare: il risparmio arriva solo dall’abbassamento della rata dovuto
all’abbassamento dello spread.
Seguire la strada della «finanza creativa», come quella dell’odierno tandem Tremonti-Banche, significa solo caricarsi di costi futuri.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio

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