Educazione e regole per una cultura del bere responsabile

By Redazione

Convegno su «Turismo e sicurezza» in un territorio ad alta vocazione enoturistica, cosa si fa e cosa fare per arrivare ad un approccio e ad un consumo consapevole dell’alcol,
l’azione dei Carabinieri, gli aspetti medico-scientifici, le ricadute sociali. Educare compito di tutti, in primis degli stessi produttori, ma occorrono anche delle regole condivise e
rispettate.

Interrogarsi e confrontarsi su una problematica spinosa come «Turismo e sicurezza», che implica anche una seria riflessione sulla scottante questione dell’incidenza e delle
ripercussioni dell’abuso nel consumo di alcol, è indubbiamente un’iniziativa coraggiosa e tanto più significativa se a proporla sono proprio gli stessi operatori di un territorio,
come quello dell’alta collina trevigiana, a specifica vocazione enoturistica. Eppure Floriano Curto, Presidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, che ha
chiamato giovedì 8 maggio a Valdobbiadene(TV), esperti e autorità a misurarsi su queste tematiche, non ha dubbi: «Se vogliamo costruire un grande progetto di turismo del
vino, di qualità e veramente credibile, per primi i produttori devono avere e saper dare poi informazioni corrette al consumatore su cosa significa assumere dell’alcol. E’ questa la
strada per arrivare ad un consumo del vino consapevole, responsabile, sicuro per sé e per gli altri».

A fornire un quadro complessivo del fenomeno ci hanno pensato, per gli aspetti legati all’educazione e alla prevenzione il Comandante Provinciale dei Carabinieri T. Col. Ugo Carlino; per
l’ambito medico-scientifico, il Dott. Flavio Zancanaro dell’Università di Padova, mentre il Dott. Luciano Milani, Direttore del Distretto Socio Sanitario n.1 dell’ULSS 8, si è
occupato delle valenze e delle ricadute sociali. A coordinare i lavori il Direttore de «La Tribuna di Treviso», Dott. Alessandro Moser.

Il Comandante Carlino, di fronte alle drammatiche cifre relative agli incidenti stradali mortali, particolarmente gravi in Veneto e nella Provincia di Treviso (il 10% delle vittime in Italia si
collocano nella nostra regione e di queste il 20% nella Marca), ha voluto sottolineare, accanto al peso dell’attività di repressione, soprattutto l’importanza fondamentale attribuita
all’azione di prevenzione ed informazione che la stessa Arma dei Carabinieri sta conducendo in modo particolare presso i giovani delle scuole della provincia, attraverso numerosi progetti di
educazione alla legalità. Interventi tanto più giustificati se si considera che l’età del primo approccio all’alcol in Italia è la più bassa di tutta Europa
(12 anni) e che nel Veneto si arriva a 11 anni.

Flavio Zancanaro ha invece delineato con chiarezza i variegati effetti sull’organismo derivanti, inevitabilmente, dall’assunzione di prodotti contenenti etanolo, partendo dalla premessa che
«bere con consapevolezza significa sapere che quando beviamo il nostro corpo assume anche una sostanza tossica». Proprio per questo ha incoraggiato i produttori del
territorio a continuare sulla strada di «abbinare alla presentazione dei loro vini di qualità anche quella di una cultura d’uso di questi prodotti». Concetto
ribadito anche da Luciano Milani, che da parte sua ha inoltre rilevato come nel territorio, in questi ultimi anni, sia notevolmente cambiata la percezione sociale del vino, oggi assunto a
elemento fondamentale di comunicazione, di socializzazione, con rilevanti valenze culturali, turistiche, economiche. Ma proprio in questo contesto «è tanto più
importante dire con chiarezza che bisogna stare attenti nell’avvicinarsi all’alcol; l’invito non è a non bere, ma a cambiare la sensibilità nell’approccio, a mantenere in altre
parole un atteggiamento critico quando si beve, a porsi delle domande, a privilegiare comportamenti originali invece che seguire dei modelli stereotipati». Tradotto in altre parole
insomma è necessario lavorare per creare una cultura del bere bene, responsabile, consapevole, sicuro per il benessere proprio e altrui, ad esempio attraverso percorsi educativi – ha
concluso Milani- che dovrebbero essere formalizzati e diventare regolari, per riuscire così ad armonizzare produzione, turismo, economia con la salvaguardia delle persona.

Insomma la centralità dell’azione e della progettualità educativa ed informativa specie nei confronti dei giovani che sola potrà assicurare risultati proficui a medio e
lungo termine. Nell’immediato però – ha concluso Alessandro Moser – c’è bisogno anche d’altro per affrontare l’emergenza dell’abuso di alcol e le sue molteplici ricadute negative
(basti pensare che il 9% dell’intera spesa sanitaria nei paesi europei è imputabili a patologie alcolcorrelate): «bisogna darsi delle regole concordate e condivise e pretendere
che siano rispettate, richiamandoci con rigore alle responsabilità individuale». Una ricetta amara, ma la sola che, insieme agli interventi formativi di cui il convegno
organizzato dalla Strada del Prosecco Conegliano Valdobbiadene ha voluto essere un esempio, può davvero portare all’affermarsi di una cultura del bere bene, in modo informato e
responsabile.

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