Immigrazione: siamo ancora alla «Politica dei due tempi»
14 Marzo 2008
Polarizzazione, stabilità sociale, inserimento nel mondo del lavoro, questi alcuni degli indicatori presi come riferimento dal Cnel nello stilare il ‘V Rapporto degli Indici di
integrazione degli immigrati in Italia’.
Ne emerge un’Italia a due velocità in materia di integrazione ed immigrazione: bene al nord, male, a volte malissimo al sud. Il primato della regione più attiva e più
disposta all’integrazione sociale va, secondo il Rapporto, al Trentino Alto Adige. Altre regioni a massimo potenziale d’integrazione, sono nell’ordine, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Marche
e Friuli Venezia Giulia: sembra così affermarsi una sorta di «modello adriatico» di integrazione, che dal Friuli Venezia Giulia arriva fino all’alto Abruzzo. Le regioni in
cui si registra il più basso potenziale di integrazione sono quelle meridionali ed insulari, con la Sicilia al 20° posto.
Un dato positivo per il sud, però, viene evidenziato dalla ripresa del capoluogo campano: ultima nel rapporto del 2007, Napoli è risalita di ben venti posizioni nella graduatoria,
il che fa ben sperare. Per quanto riguarda il numero di presenze degli immigrati, ai vertici del Rapporto Cnel si trovano Lombardia e Lazio, con quasi un quarto e un sesto del totale di
presenze, tanto che si parla di Milano e Roma come delle capitali dell’immigrazione in Italia, Le province con più alta incidenza di immigrati sono Milano, Roma, Firenze, Prato, Brescia
e Modena. Tra il 1994 ed il 2004 il numero di immigrati presenti in Umbria e Marche si è quadruplicato, in Veneto ed in Emilia Romagna triplicato.
Il Rapporto del Cnel conferma inoltre il ruolo di ‘regioni di smistamento’ per Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Lazio in parte. Caserta, Brindisi, Crotone, Palermo, Foggia e
Reggio Calabria registrano così un saldo negativo superiore al 100%, pur restando le province della prima accoglienza e dove la situazione immigrazione è più
drammaticamente quotidiana. E’ infatti da questi centri che si registra il maggiore esodo di immigrati verso realtà territoriali più ‘stabili’, come Lombardia, Veneto, Emilia
Romagna. Stando ancora ai dati del Rapporto, per quanto riguarda l’inserimento occupazionale si segnalano ai vertici il Trentino Alto Adige ed il Friuli Venezia Giulia; per l’inserimento
sociale troviamo il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta ed il Friuli Venezia Giulia. Per la stabilità sociale la posizione di testa spetta alle Marche.
Antonella De Marco





