Famiglie italiane sempre più a credito
19 Febbraio 2008
Italiani sempre più indebitati: tra mutui per la casa, credito al consumo per acquistare auto, mobili, elettrodomestici o viaggi, e altri prestiti, i debiti delle famiglie italiane nel
2006 hanno superato i 455 miliardi di euro, per oltre 19mila euro di debiti a famiglia, cifre che crescono a ritmi considerevoli di anno in anno: tra il 2005 e il 2006 i prestiti per il credito
al consumo sono aumentati del 18%, passando da 68,5 miliardi di euro a oltre 81, quelli per i mutui per la casa del 12%, da quasi 229 miliardi a oltre 256.
Rispetto al 2000, poi, i tassi di crescita sono addirittura più che doppi: rispettivamente 147% per il credito al consumo e 120% per i mutui. Se tra le voci che influiscono
sull’indebitamento delle famiglie italiane i mutui incidono per oltre la metà, in dieci anni è quadruplicato il peso del credito al consumo: pesava il 5,4% nel 1996, è
diventato il 18% nel 2006. Emerge da un’elaborazione Camera di commercio di Milano su dati Banca d’Italia e Istat 2006.
Delle problematiche relative all’indebitamento delle famiglie italiane e degli sviluppi normativi a livello europeo in tema di credito al consumo, si è parlato oggi in Camera di
commercio di Milano nel corso del convegno «Indebitamento delle famiglie. Mutui e credito al consumo: regole e tutele», organizzato dalle principali associazioni dei consumatori
della Lombardia in collaborazione con la Camera di commercio di Milano.
La Camera di commercio ha reso ben due Pareri nel settore del credito: il primo, a fine 2006, in materia di credito al consumo per l’acquisto di beni e servizi ed il secondo, reso a fine 2007,
in materia di credito al consumo tramite carte revolving, nei quali sono stati evidenziati quelle che sono le clausole potenzialmente vessatorie. Così le condizioni di contratto troppo
generiche non vanno bene. Non bisogna addossare sempre al consumatore la posizione giuridica di colui che propone il contratto lasciando al finanziatore sempre quella dell’offerente. Il diritto
di revoca del contratto esiste anche per il consumatore. Quello di modifica lo ha solo il finanziatore però, se i cambiamenti riguardano le condizioni economiche e si rivelano a
svantaggio del consumatore, quest’ultimo ha tempo 15 giorni per recedere. I prestatori del servizio si dovranno adeguare. Se non lo faranno? I pareri sono stati comunicati ai fornitori, che
potranno adeguare i contratti e modificare le clausole ritenute vessatorie. Il mancato adeguamento ai nuovi parametri previsti, potrebbe tradursi in azioni inibitorie da parte della Camera di
Commercio. E’ quanto emerge dai pareri sulla conformità delle clausole dei contratti di credito al consumo (ex artt. 37 del Codice del Consumo) resi dalla Camera di commercio di Milano –
Commissione Clausole Vessatorie, nel 2006 e 2007, che da tempo ha il compito di valutare l’eventuale presenza di clausole inique nei contratti fra professionisti e consumatori.
Inoltre, da parte degli uffici camerali competenti continuano, anche nel 2008 i controlli dei soggetti autorizzati alla vendita di beni o di servizi nel territorio della Repubblica nella sola
forma della dilazione del pagamento del prezzo. I controlli consistono nel verificare che al consumatore venga data la corretta informazione in merito al TAEG (costo totale del credito) con
particolare riguardo alla corrispondenza del tasso pubblicizzato alle condizioni realmente praticate.
«La Camera di commercio è impegnata a promuovere un mercato trasparente per consumatori e imprese – ha dichiarato Dario Migliavacca Bossi, consigliere della Camera di commercio di
Milano – Siamo attivi con strumenti di regolazione come i contratti tipo, pareri sulle clausole vessatorie, codici di autodisciplina, usi, la conciliazione, controlli metrici e sulla sicurezza
dei prodotti. Con attenzione costante, anche nel settore del credito, verso gli sviluppi legislativi che incidono sulla regolazione del mercato ed in collaborazione con le associazioni dei
consumatori».




