La Cia di Ancona sulla ventilata chiusura dello zuccherificio di Jesi
23 Gennaio 2008
«La Cia di Ancona esprime la più profonda preoccupazione e delusione per il modo con cui è stata chiusa la delicata vicenda dello stabilimento di Jesi della Eridania-Sadam,
una vicenda nella quale è emersa palese l’arroganza e la prepotenza dell’industria saccarifera che non ha minimamente rispettato gli accordi presi».
Così si è espresso il presidente provinciale Evasio Sebastianelli subito dopo l’incontro svoltosi a Roma al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Un incontro durante il quale la sola Cia si è impegnata con determinazione affinché rimanesse aperto lo zuccherificio, mentre le altre organizzazioni non hanno inteso assumersi
alcuna responsabilità. E, pertanto, «ci troviamo -afferma Sebastianelli- davanti ad una situazione gravissima che avrà riflessi negativi non solo per la bieticoltura nelle
Marche, ma anche per l’occupazione».
«La Sadam, creata con oltre 40 anni di sforzi dei dipendenti e degli agricoltori, oggi -avverte il presidente della Cia di Ancona- viene chiusa dando ai produttori solamente dieci giorni
di tempo per trovare agricoltori che garantivano con fideiussione 15000 ettari di bietole. Non solo. L’industria è da settembre che lavora per preparare una vera e propria ‘trappola’ che
prevedeva la chiusura dello stabilimento».
Un atteggiamento incredibile, una decisione unilaterale che mostra tutti i limiti di una riforma, quella dell’Ocm zucchero, che continua ad avere conseguenze sulla bieticoltura italiana.
«A questo si aggiunge il comportamento di Coldiretti, Confagricoltura e Anb che -sottolinea ancora Sebastianelli- si sono tirate indietro cercando di accollare le responsabilità
sugli altri e dicendo falsità e affermando che il futuro dell’agricoltura della zona è quello di coltivare cereali e girasole per agro-energia».
«E’, dunque, che chi opera nel territorio e soprattutto gli imprenditori agricoli, ma in particolare quelli della Coldiretti, sappiano -rimarca il presidente della Cia di Ancona- che
hanno perso definitivamente la possibilità di coltivare bietole per precise responsabilità. E queste sono del ministro De Castro che non doveva accettare che l’Italia riducesse
ulteriormente la produzione di zucchero (meno 70 per cento rispetto al 2005). Doveva, almeno, rimandare (senza che nessuno perdesse i propri benefici) di un anno, tale strategica decisione in
quanto in soli dieci giorni era impossibile garantire annualmente 15 mila ettari di bietole all’anno fino al 2014 con fideiussione. C’è poi la responsabilità diretta della Sadam
che, giocando sul tempo con furbizia e sapendo di avere già dalla propria parte alcune associazioni, ma non la Cia, avrebbe incassato ben 70 milioni di euro. Infine, la Coldiretti che
dal 2005 ha sempre scoraggiato i bieticoltori a fare tali coltivazioni, e asserendo che il futuro dell’agricoltura anconetana era nell’agro-energia».
Agendo in tale modo, si è tolta alle Marche la possibilità di coltivare bietole. «Se la politica continua a dare incentivi per le ‘dismissioni’ fra poco chiuderanno
-conclude Sebastianelli– anche le cantine, poi le industrie trasformatrici di frutta e ortaggi ed infine la gran parte delle aziende agricole. Di conseguenza, abbiamo bisogno di una politica
che veda l’agricoltura come produttrice di materie prime alimentari con reali certezze di continuità e non vittima di interessi economici e di potere da parte di alcuni».





