Tremonti: «Difficile fare una legge elettorale con il Pd così diviso»
6 Gennaio 2008
«Chi ha la maggioranza, chi e’ al governo, ha onori e oneri, e allora, se ne sono capaci, tirino fuori una proposta unitaria, sottoscritta da tutto lo schieramento, con le firme in calce
a un testo parlamentare, perché in democrazia non contano le interviste o i talk show, ma gli atti, noi siamo pronti, ma loro sono davvero in grado di farlo?» Lo ha affermato
Giulio Tremonti in un’intervista al Corriere della Sera.
Il nostro vice-presidente non crede alla reale possibilità di arrivare ad un’intesa sulle riforme per le spaccature che vede nella maggioranza e, soprattutto, nello stesso Partito
democratico. Parafrasando Stalin, Tremonti si pone il problema della reale forza del leader del Pd:
«Quante divisioni ha Veltroni?». L’ex ministro dell’Economia vede il Pd tripartito tra veltroniani, dalemiani ed ex popolari, e nel resto dell’Unione «altre specie, nessuna
disposta ad estinguersi». Una situazione siffatta «e’ il campo ideale di esercizio per un potere politico di tipo speciale, il potere di ‘arbitraggio’ alternativo e rotativo tra le
varie specie». Solo che, sottolinea Tremonti, «questo potere essenziale non e’ di Veltroni. E’ di Prodi». Per Tremonti ciò non significa che l’unica via per le riforme
sia solo la costituzione di un governo di larghe intese. Ma «per rendere più fattibili le riforme – ragiona – se non un governo insieme, almeno sarebbe stato necessario un governo
più neutrale, più arretrato dal fronte politico. Il governo Prodi e’ l’esatto opposto». Nonostante l’analisi pessimista, Tremonti non arriva a dare già per morta la
stagione delle riforme: «Forse e’ un po’ presto per dirlo». Ma in caso fallisca veramente, e si vada al referendum sulla legge elettorale, Tremonti non sembra preoccupato per i
rapporti di Forza Italia con la Lega Nord. «Se del caso con la Lega sarà necessario trovare una soluzione unitaria. Anzi, penso che sia stata trovata…».





