Novant’anni di Cucchi, Milano allo specchio

Novant’anni di Cucchi, Milano allo specchio

By MM

Milano 17 settembre 2026

Ieri sera la festa per i novant’anni di Cucchi, iconico bar pasticceria del centro di Milano, sembrava quasi una fotografia della città. Le solite vetrinette a specchio, quell’ambiente un po’ fané che fa parte del suo fascino, i pasticcini coloratissimi, una grande torta d’auguri e, sullo sfondo, un piccolo complesso con una cantante dalla voce squillante e vagamente jazz che riproponeva grandi pezzi internazionali degli anni Ottanta.

Un’atmosfera allegra ma elegante, molto milanese. Senza troppo clamore.

cocktail cucchi

Una capsula del tempo milanese

Per capire che cosa sia davvero Cucchi basta guardare chi c’era.

C’erano le famiglie che lo frequentano da generazioni, con nonne, figli e bambini al seguito, tutte perfettamente a loro agio in quella specie di capsula del tempo che ha accompagnato acquisti di Natale, Pasque, compleanni, ricorrenze e mille piccoli eventi privati.

Per molti milanesi Cucchi non è semplicemente un locale. È un luogo familiare, nel senso più letterale del termine. Un posto nel quale si torna, magari dopo anni, e si ritrova qualcosa che sembra sempre uguale.

Ieri sera lo si vedeva bene: tavoli pieni, chiacchiere, calici, dolci, bambini incuriositi davanti alle vetrine e spettacolari analcolici al lampone che sembravano fatti apposta per la festa.

Professionisti, incontri e aperitivi

 

Poi c’erano gli attempati professionisti che Cucchi lo hanno usato per decenni come luogo di incontro, di appuntamento e anche di lavoro.

D’estate fuori, sotto gli alberi di piazza della Resistenza Partigiana, uno degli angoli più parigini di Milano. D’inverno dentro, al riparo dei suoi lampadari, degli specchi e delle boiserie.

Una Milano fatta di appuntamenti fissati quasi sempre nello stesso posto, di caffè che diventano riunioni, di aperitivi che diventano occasioni di lavoro.

Ieri molti avevano in mano un bello spritz rosso brillante, quasi rubino, perfettamente intonato alla festa.

La Milano nuova dentro la Milano di sempre

Ma la cosa interessante è che Cucchi non è affatto soltanto il rifugio della vecchia Milano.

C’erano giovani creativi, professionisti rampanti, content creator, ragazze e ragazzi della moda e della comunicazione.

Marco parla con un amico e racconta: «Questa è stata la mia seconda casa. Quando ero all’università venivo praticamente ogni mattina, facevo colazione e poi studiavo qui. Sembra incredibile che abbia novant’anni».

Poco più in là una stilosa trentenne, tutta vestita di nero e con le stampelle, scherza con uno dei camerieri in perfetta livrea, giacca bianca e pantaloni neri, un po’ Titanic e un po’ Grande Gatsby.

Racconta che non poteva mancare, anche se arrivare così da piazza Castello è stato tutt’altro che semplice.

Ed è forse proprio questa la forza di Cucchi: riuscire a mettere nello stesso posto mondi diversi senza che nessuno sembri fuori luogo.

Vecchia e nuova ricchezza

Vecchia e nuova ricchezza, famiglie storiche e giovani professionisti, signore eleganti, studenti, creativi, influencer.

Tanti sorrisi, tanti calici pieni, bignè, pizzette e dolci.

Uno dei templi della milanesità, senza però quell’aria un po’ artefatta che ormai accompagna molti luoghi dichiarati “storici”.

Cucchi continua a essere vivo.

Non una scenografia, ma un posto ancora realmente frequentato.

Lo zuccotto più famoso di Milano

Per chi non è milanese, Cucchi è comunque diventato negli anni qualcosa di davvero iconico.

Gabriele Salvatores, nel suo film tributo a Milano Happy Family, fa entrare Fabio De Luigi proprio da Cucchi per comprare un dolce da portare a cena.

Lo zuccotto di Cucchi.

Il senso della scena è chiarissimo: se sei invitato a cena e vuoi portare qualcosa che faccia fare bella figura, lo zuccotto di Cucchi è praticamente una garanzia.

Ed è una di quelle cose che un milanese capisce immediatamente.

Perché in certi casi non si porta semplicemente un dolce. Si porta un indirizzo.

Le antonomasie milanesi

Cucchi appartiene a quella particolare categoria di luoghi che a Milano diventano quasi antonomasie.

Il panettone di Cova o di Marchesi, i panzerotti di Luini, la pizza di Spontini e, naturalmente, lo zuccotto di Cucchi.

Ma Cucchi non è solo ottimi dolci presentati nel migliore dei modi.

È soprattutto un luogo che ancora oggi resta milanese per i milanesi.

Ed è questo forse il suo tratto più interessante.

Non è in Galleria, non è in via Montenapoleone, non si impone in una delle piazze più celebri della città.

Se ne sta quasi nascosto lungo la circonvallazione interna, affacciato su una piazzetta alberata che in certi momenti sembra davvero un piccolo angolo parigino.

Un posto che bisogna scegliere

Cucchi bisogna cercarlo.

O, almeno, bisogna sapere che c’è.

E questa discrezione è probabilmente una parte importante del suo fascino.

Milano negli ultimi anni è diventata una città abituata a mostrarsi, a raccontarsi, a trasformarsi in continuazione.

Nuovi quartieri, nuovi skyline, nuovi ristoranti, nuove mode.

Poi però conserva gelosamente alcuni luoghi che non hanno bisogno di reinventarsi completamente per continuare a funzionare.

Cucchi è uno di questi.

Novant’anni e ancora pieno di persone, di voci, di appuntamenti, di generazioni diverse sedute agli stessi tavoli.

E ieri sera, mentre la cantante intonava un altro pezzo anni Ottanta e nelle vetrine si riflettevano bicchieri, pasticcini e facce di tutte le età, sembrava quasi evidente una cosa.

Il meglio di Milano spesso non ha bisogno di mettersi troppo in mostra.

Preferisce farsi cercare.

E soprattutto farsi scegliere.

Articolo aggiornato al 18 settembre 2026


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