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Cooperazione vitivinicola … quale sarà il futuro dei distretti italiani del vino? – Convegno a Petrosino
15 Ottobre 2023
By Giuseppe
Vino del futuro e scenari mondiali
Cooperazione consorzi associazioni istituti federazioni quale ruolo e funzione e servizio alle imprese? Incontro a Petrosino, Sicilia Occidentale
Newsfood.com, 15 ottobre 2023
Cooperazione consorzi associazioni istituti federazioni quale ruolo e funzione e servizio alle imprese? Incontro a Petrosino, Sicilia Occidentale
Testo di Giampietro Comolli
Giacomo Anastasi Sindaco di Petrosino
Il comune di Petrosino e il suo sindaco Giacomo Anastasi con il coordinamento della assessora Caterina Marino sono stati promotori di un evento culturale, conoscitivo, formativo e promozionale sul valore e ruolo della cooperazione vitivinicola della Sicilia Occidentale. In particolare oltre al comune di Petrosino anche Marsala e Mazara del Vallo. Sono stato invitato a parlare su un tema a me caro: quanto gli istituti collettivi del vino italiano sono serviti, servono e serviranno come supporto e sostegno del vino italiano. Solo vino italiano? E solo per il vino e non anche per i distretti produttivi turistici?
Diego Maggio
Marsala (e il suo prestigioso vino) ha perso quella impronta assoluta mondiale di qualità e notorietà. Mi ricordo l’impegno stimato dell’amico avvocato Diego Maggio per anni alla direzione del consorzio fautore di un modello di difesa della denominazione, del territorio.
Oggi tutto quel lavoro sembra dimenticato, superato, inutile soprattutto – e qui viene il succo della questione sicilia Occidentale – da una forte presenza di alcune poche grandi cantine che negli ultimi 20 anni hanno ribaltato tutto il sistema. Le cooperative o non sono state al passo o sono state scavalcate da un modello pubblico-privato che ha visto nelle imprese leader il veicolo più significativo e produttivo per far decollare il vino siciliano.
I numeri parlano chiaro: da decine di cooperative a poche unità, da migliaia di tonnellate di una e vino sfuso nel mondo a centinaia di ettolitri, da cifre e remunerazione basse dell’uva a un prezzo e apprezzamento sul mercato di una qualità enoica. Tutto estremamente emblematico e chiaro: senza la cooperazione tutti i territori viticoli e vinicoli siciliani non sarebbero nati e non avrebbero avuto per 30-50 anni una certezza di reddito e di coltivazione dei territori, non avrebbero consentito una produttività e un lavoro territoriale ed oggi non ci sarebbero oltre 300 cantine piccole e grandi, private e cooperative, che rappresentano la filiera intera.
Il mondo enologico vinicolo siciliano (con il supporto della Regione Sicilia) si è posto, e si deve porre ancor più, quanto la situazione viticoltura-imbottigliamento debba essere governato in un modo innovativo e di sviluppo in modo che non vi sia abbandono delle terre vitate ( e quindi produzione) e vi siano imprese vinicole-imbottigliatrici in grado non solo di valorizzare il vino Docg-Doc-Igt “ siciliano” ma soprattutto la condizione sociale-ambientale-climatica-reddituale che non appare in buona salute. Il mondo della cooperazione siciliana non vede una prospettiva, aleggia un sentimento di non futuro.
Eppure il modello cooperativo può offrire una opportunità non solo di resistenza produttiva economica ma anche di sviluppo sociale, economico, collettivo dell’unità e della solidarietà per superare le difficoltà presenti e porre le basi future del settore. Negli ultimi lustri il comparto cooperativo siciliano è stato caratterizzato da un certo immobilismo, anche dipendente da un forte cambio regionale della politica vitivinicola e da un mancato ricambio generazionale a capo delle aziende viticole e dei consigli di amministrazione.
Negli ultimi 15 anni circa l’80% dei sostegni, interventi, Ocm promozione hanno interessato le imprese private soprattutto le più grandi e quelle con sede in alcune province centrali e orientali, mentre negli anni precedenti il mondo cooperativo siciliano aveva avuto una attenzione pubblica molto forte e impegnativa.
Credo che agli appelli di sviluppo di mercato e vino siciliano si debba cercare una più ampia riflessione sugli strumenti di accesso, di produzione, di gestione, di appartenenza e di “servizio” alle nuove generazioni recuperando al 100% (e non al 50% quando va bene) i principi e gli stimoli dello statuto-base della cooperazione generale, soprattutto quella viti-vinicola, più in sintonia con gli aspetti civili, sociali, formativi, reddituali che oggi sono dimenticati e considerati non “risorsa”. Il mercato e il vino non deve più essere l’obiettivo primario della struttura cooperativa: non sono le imprese private i concorrenti primari, ma la mission deve essere la componente umana, il viticoltore, la terra, le risorse naturali di luoghi unici… Petrosino può essere un esempio virtuoso e non virtuale.
Occorre puntare sui distretti produttivi integrati e multilaterali. Occorre valorizzare insieme la cooperazione e le imprese private. Oggi 200-220 milioni di bottiglie di vino siciliano imbottigliato sono nel mondo, ma da circa 10 anni volumi e prezzi alla fonte fermi e stazionari. Il vino (volume e quantità) non deve essere il punto primario, come pure i vitigni internazionali non siciliani. I territori piccoli sono la ricchezza più forte del vino italiano e siciliano.
Certo bisogna agire uniti, avere un programma comune, ma massima autonomia e indipendenza nelle scelte strategiche e dei disciplinari dei vini.
La Doc Sicilia non funziona, non può funzionare perchè non si valorizzano del Docg-Doc piccole, e perchè la vigna occidentale è diversa dalla vigna della Sicilia orientale, soprattutto come mentalità, strategia, impresa, marchi, produzione. Come tutti i territori i distretti devono avere un unico e forte assoluto leader, non più vini, più vitigni. Una cooperazione appiattita alla Doc regionale non funziona, soprattutto quando risponde solo a prezzi bassi, a vino sfuso, richieste e soluzioni manageriali e commerciali di alcune grandi imprese (anche cooperative) per diffondere o coprire anche una viticoltura di medio bassa qualità.
La Doc grande non è un catino per tutti, eliminando le Docg e Doc piccole, non rispettando le aziende piccole da parte di quelle grandi. I consorzi di tutela dei vini, ma anche insieme ai Sindaci dei Comuni perchè gestori del territorio, devono avere un ruolo forte nelle scelte verso il futuro, di guida dell’intero distretto produttivo: non solo vino! Ovvio che le istituzioni pubbliche (Regione in primis, per delega ricevuta) deve garantire una efficenza multimediale con grande sviluppo del marketing digitale. Urge dimenticare forme di consociativismo e collateralismo perchè determinano l’abbandono e la rinuncia delle nuove generazioni. E le nuove generazioni sono il motore umano-sociale principale che fa vivere i distretti produttivi turistici ambientali.
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