Emilia Romagna protagonista al BIT 2016 by Giampietro Comolli
17 Febbraio 2016
Con questo articolo sull’Emilia Romagna al BIT, Giampietro Comolli si presenta ai lettori di Newsfood.com -che già lo conoscono da tempo- nelle nuove vesti di Editorialista con una nuova rubrica: “Cum grano salis, a cura di Giampietro Comolli“
Tratta di economia, food&beverage e Gusturismo. Chi volesse mettersi in contatto con Giampietro Comolli, può farlo cliccando qui.
Compatibilmete coi tempi e i vari impegni, cercheremo di dare riscontro a tutti.
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore Newsfood.com
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TURISMO ITALIA. UNA RISORSA CHE DEVE CRESCERE NEI DISTRETTI LOCALI. POCHE DESTINAZIONI LEADER.
AGENZIE ALL’ESTERO, NON IN ITALIA. IN FRANCIA COINVOLTE TUTTE LE SEDI DIPLOMATICHE ALL’ESTERO!
ALLA BIT: EMILIA ROMAGNA, ENOTURISMO, INTERNAZIONALIZZAZIONE. PIACENZA PUO’ FARE DA ESEMPIO
La Bit di Milano, Borsa Internazionale del Turismo, è stata una occasione anche di confronto, di conoscenza, non solo di promozione delle nostre mete e destinazioni turistiche. Italia e le Regioni nazionali l’hanno fatta da padrone. L’Emilia Romagna con 380 mq ha gestito un grande spazio, una spesa notevole, per promuovere in sintesi il brand “Via Emilia-Experience the Italian Lifestyle”, il tutto coordinato da Apt Servizi spa.
Diverse le postazioni per Bologna e Parma, per Motor Valley. Centrali tre grandi incontri su Terre di Piero della Francesca, Terre dei Motori, Festival di Verdi. Ma poi anche ben rappresentati la Costa Adriatica, l’offerta balneare, il wellness e l’enogastronomia, la vacanza attiva del tempo libero, le grandi mostre d’arte e le città d’arte, eventi sportivi. Di tutto di più. Come detto dall’assessore regionale Andrea Corsini e dal presidente Apt spa Liviana Zanetti, sono stati invitati 1500 buyer esteri e tanti giornalisti nazionali.
L’Emilia Romagna intende agire per aumentare la fidelizzazione dei nostri ospiti e per incrementare la quota di turisti stranieri, attraverso una comunicazione pubblicitaria in Germania, Austria e Svizzera all’insegna della famiglia con bambini.
L’Emilia ha anche un Parco Delta unico, ha 350 km di area fluviale unica, ha un appennino ricco di vegetazione per l’ambiente, ha l’agriturismo e il turismo sociale, ha la cucina e l’enoturismo, le abbazie e i castelli del Piacentino: tutti temi forse un po’ dimenticati, ma oggi richiestissimi.
L’enoturismo, per esempio, come ricordato da Floriano Zambon presidente nazionale delle città del vino e da Carlo Giovanni Pietrasanta presidente del Movimento turismo del vino, possono essere la Dmo leader per molte province e molte aree del territorio italiano.
L’enoturismo non più un riempitivo stagionale e legato alle cantine, ma uno strumento di attrazione turistica, di indirizzo per i flussi, di scelte promozionali, di unicità di proposte legislative e di programma. Un tema che ha toccato anche la richiesta di un rinnovo della legge nazionale che accolga questa rivoluzione dettata dai fatti, dal mercato, dalla internazionalizzazione.
Sia Zambon che Pietrasanta hanno fatto un ragionamento perfetto, esattamente l’opposto di tanti programmi pubblici esistenti, conservatori, attaccati ad un processo di azioni statiche, di interventi slegati senza sostegno concordato e mirato. Un testo unico sull’enoturismo, che coinvolga anche le strade dei sapori, le escursioni culinarie, le fattorie didattiche diventa lo strumento principale per consentire alle potenzialità dei territori italiani di guidare il fenomeno.
Nel 2015 si parla di crescita del 30% dell’enoturismo per fruitori e per fatturato diretto e indiretto, in cantina e neri borghi vitati: 13 milioni di arrivi nelle cantine, fatturato interno di 2,5 mld/euro che diventano 4,5 con l’indotto, gli indiretti, gli spostamenti e le presenze con pernotti.
Il 5% del fatturato totale del turismo italiano integrato (90 mld/euro), e in crescita. Un lavoro, hanno detto, che richiede un cambio di passo verso azioni mirate, estere, continue, dirette agli acquirenti e non alla offerta, supporti continui alla domanda, grande dimestichezza con lingue straniere e costumi altrui, posizionamenti fissi in almeno 20 paesi esteri, operatori commerciali viaggianti, capacità limite nell’uso dell’alta tecnologia, sviluppo banda larga e fibra perché i territori vitati sono spesso ai margini, ai limiti con poca connessione. Partecipare a questi due incontri ma ha fatto pensare alla “mia“ Piacenza, assente. Certo che alla Bit non si fanno affari, ma incontri, conoscenza e insegnamenti, tanti.
Per esempio gli operatori viaggianti indiani, gli abbinamenti aereo-cucina turca, gli alloggi comprensivi di cuoca, la possibilità di aereo-bici-motoscafo insieme… e tante proposte da tutto il mondo. Piacenza ha grandi cantine, ha storia enoica, ha prodotti unici come il Gutturnio, ha borghi come Grazzano Visconti e Castell’Arquato, Vigoleno e Bobbio, ma anche tanti palazzi, case torre, castelli. Il solo comune di Gazzola ha 7 castelli leader da visitare, sostare, fare escursioni: Rivalta e Olgisio sono fra le mete più ricercate. Piacenza-Turismo deve uscire presto con un grande, unico, forte, condiviso progetto di sistema: una destinazione leader che identifichi tutto il territorio. Il fiume Po e la città in un insieme di proposte mirate e l’enoturismo possono essere i due distretti tematici unici, quelli da far diventare Dmo nel mondo, e basta, nient’altro. Poi sul territorio ci devono essere le guide vere che accompagnano: prima vendere all’estero direttamente nella sede della domanda, anche porta a porta, poi creare un accompagnamento per due flussi, per i giovani e per i meno giovani, questo è il target da scegliere fra i tanti. In tutte e 4 le vallate c’è un grande vino, circa 100 cantine familiari già note e citate nelle diverse guide , vini premiati.
La vendita diretta in cantina, durante il fine settimana, in estate, per cantine familiari (sono l’80% della realtà italiana) rappresenta anche una quota importante del fatturato. L’osservatorio economico del Movimento Turismo Vino dichiara che 6 cantine su 10 sono soddisfatte dello strumento enoturismo. Prendiamo esempio dalla Francia, anche sul turismo: chi decide è il ministro degli affari esteri che presenta un unico portale “visitfrenchwine.com” per tutta la filiera, dall’arte al vino, dalla cucina al tempo libero, in sinergia – economica, contributiva, finanziaria – fra pubblico e privato.
Si con investimenti anche pubblici e con impegno della diplomazia francese all’estero: credo da meditare bene.
Cum Grano Salis
by Giampietro Comolli
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage e Gusturismo





