Welfare, Fipac Confesercenti: ripensare le politiche puntando sugli “investimenti sociali”

Welfare, Fipac Confesercenti: ripensare le politiche puntando sugli “investimenti sociali”

L’Italia si è salvata dal collasso che ha colpito i sistemi finanziari di altri Paesi grazie al tempestivo intervento del Governo in favore del sistema finanziario. Quello che invece
è mancato, o è stato tardivo e carente, è un intervento in favore dei cittadini, dei pensionati e delle piccole imprese.

E’ stato questo l’argomento al centro dell’ultima giunta della Fipac-Confesercenti durante la quale sono stati analizzate le emergenze e gli strumenti necessari per superarle.

Le misure varate dal Governo per le classi più povere non solo sono state insufficienti, ma si sono rivelate fallimentari, in quanto nel varare i provvedimenti per i pensionati si
è avuto riguardo solo all’aspetto congiunturale e non strutturale. Così la “social card” si è rivelata un flop per la difficoltà di accesso e i “bonus” per le
famiglie a basso reddito si stanno rivelando difficili da conseguire. I sindacati dei pensionati, se consultati, avrebbero suggerito modalità di fruizione più chiare.

Questa fase acuta si innesta con un effetto moltiplicatore su una carenza strutturale esistente nel nostro Paese: la spesa per servizi ed interventi sociali (dalla famiglia alla non
autosufficienza) è pari alla metà della media europea; riforme significative quali la Legge Turco dell’ormai lontano 2000 sono rimaste in buona parte contenitori vuoti;la
riduzione dei trasferimenti a Regioni e Comuni, insieme ai tempi lunghi per la realizzazione del federalismo fiscale, non solo impediscono efficaci politiche sociali locali, ma fanno arretrare
la qualità di situazioni pregresse azzerando, di conseguenza, anche i timidi interventi del Governo.

L’economia, limitata al solo mercato e al solo rilancio della produzione, non si riprenderà se 17 milioni e mezzo di pensionati non saranno coinvolti. Lasciare fuori dal piano di
interventi annunciati dalla classe dirigente del Paese una parte della collettività così consistente è un grave errore che potrebbe avere pesanti riflessi di ordine
sociale.

Di fronte all’attuale congiuntura economica oggi è il momento di ripensare il welfare: proprio nei momenti di crisi sono nate le grandi riforme epocali. I costi del welfare non devono
essere considerati solo semplice spesa per consumi sociali, ma investimenti sociali, cioè spesa che deve generare sviluppo.

Le risorse per gli interventi a favore dei pensionati possono e debbono essere trovate, così come sono stati trovati i mezzi per tutelare il sistema finanziario italiano dalla crisi
internazionale.

Ulteriori mezzi di intervento potranno essere reperiti accentuando la lotta all’evasione fiscale e contributiva: un Paese in piena crisi economica non può tollerare che il 20% del
reddito sfugga al fisco.

Ecco le proposte della Fipac presentate nel corso della giunta:

1.            La tutela del potere d’acquisto delle pensioni e dei trattamenti socio assistenziali

Le scelte degli ultimi Governi in ambito economico e fiscale hanno progressivamente ridotto il potere di acquisto delle pensioni. I sistematici tagli dei finanziamenti destinati allo stato
sociale hanno aumentato le spese dirette dei cittadini in campo assistenziale e sanitario e la riduzione costante dei trasferimenti agli Enti locali ha fatto lievitare le imposte locali onde
evitare la cessazione di fondamentali servizi assistenziali.

La categoria maggiormente colpita da queste decisioni è quella dei pensionati e degli anziani in genere: il loro impoverimento è una delle cause del calo degli acquisti, della
crisi del risparmio e del ristagno della produzione del nostro Paese.

La tutela del potere d’acquisto delle pensioni e la loro rivalutazione, adeguata al reale costo della vita, è un punto fondamentale dal quale non si può prescindere e che non deve
essere sottovalutato, come sta facendo l’attuale Governo, il quale non ha introdotto reali misure di sostegno in favore dei pensionati.

Occorre che la classe politica prenda coscienza che aumentando le disponibilità dei pensionati si aumenta la domanda interna di beni e servizi, si incrementa l’occupazione e si riavvia
così il ciclo produttivo.

Per risolvere il problema della consistente perdita del potere d’acquisto delle pensioni nonché della riduzione del reddito nazionale distribuito alla popolazione anziana, la nostra
Federazione propone prioritariamente la creazione di un paniere ISTAT ad hoc per le spese delle famiglie dei pensionati, paniere con il quale calcolare la rivalutazione annuale delle pensioni.
Il paniere deve far riferimento principalmente alle spese fondamentali per un anziano: alimentazione, alloggio e salute. Occorre agganciare le pensioni non all’inflazione “legale”, ma
all’inflazione reale. Occorre inoltre elevare il limite di reddito per il diritto alla cosiddetta 14ma mensilità lasciata in eredità dal Governo Prodi, allo scopo di ampliare la
fascia dei beneficiari, eliminando nel contempo la disparità di trattamento tra pensionati ex dipendenti e pensionati ex lavoratori autonomi.  

2.            La riqualificazione della spesa sanitaria

Bisogna liberare risorse e ripensare la sanità in modo diverso rispetto al passato. La sanità non è costituita solo da ospedali, ma soprattutto da assistenza domiciliare e
ambulatoriale.

Deve quindi essere dedicata particolare attenzione riduzione delle prestazioni erogate in maniera inappropriata, a partire dai ricoveri ospedalieri che non devono essere sostitutivi della
carenza di interventi  assistenziali e delle prestazioni specialistiche che non rispondono a reali bisogni di salute. Occorre contenere la mobilità dovuta a motivi di cura, Si
rendono necessari interventi sulla spesa farmaceutica, agendo non solo sull’utenza, ma anche sui costi di produzione.

E’ necessario infine adottare misure che privilegino l’assistenza diretta rispetto a quella privata convenzionata.

Occorre progettare e attuare nuovi modelli organizzativi dei distretti territoriali in grado di assicurare un concreto miglioramento dell’assistenza sanitaria, che perseguano l’abbattimento
delle famigerate “liste d’attesa” per l’accesso agli ospedali e alle visite specialistiche, al fine di assicurare complessivamente un migliore accesso alle cure.

3.            Interventi in favore dei non autosufficienti

Sono quasi tre milioni – la maggior parte anziane – le persone cioè prive di autonomia in almeno una funzione fondamentale della vita quotidiana. Dai dati ISTAT risulta che gli anziani
disabili di età superiore ai 65 anni rappresentano il 19,3%, mentre il numero dei disabili sopra gli 80 anni sono il 47,7% quasi la metà del totale.

A fronte di questa situazione e in vista del varo della riforma federale dello Stato è urgente che si dia attuazione alla legge di riforma dell’assistenza sociale (legge 328/2000),
stabilendo i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale e i sostegni economici e gli aiuti sociali e assistenziali che devono essere assicurati a tutti i cittadini italiani che ne hanno
necessità. In questo modo la qualità e la quantità dei servizi sociali non dipenderanno più dalla maggiore o minore efficienza e ricchezza della Regione, del Comune
e della Asl. Perchè questo sia possibile, però, deve essere veramente reso operativo, attraverso adeguati finanziamenti, il Fondo per la non autosufficienza, che permetta di
ripartire ogni anno tra le Regioni risorse adeguate.

La Finanziaria 2009 ha invece stanziato per il Fondo solo un contributo poco più che simbolico. Occorre invece adeguati finanziamenti per finanziare un Piano nazionale che realizzi un
sistema integrato di interventi e di servizi, con progetti individualizzati e studiati per favorire la permanenza delle persone nell’ambito familiare con sostegno anche economico alle famiglie
per la cura e l’assistenza; per promuovere la prevenzione e la riabilitazione degli stati di non autosufficienza. Occorre garantire anche ai disabili il pieno godimento dei diritti della
persona.

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