Vecchi prodotti, nuove etichette

Vecchi prodotti, nuove etichette

L’etichettatura dei prodotti alimentari è sempre argomento di discussione e di suggerimenti per la sua applicazione pratica.

Vi è una proposta che preme perché sia resa obbligatoria l’indicazione dell’origine del prodotto alimentare, proposta sostenuta dai produttori agricoli nei riguardi di alimenti
che hanno subito una trasformazione.

Questi prodotti sono stati finora esclusi dall’applicazione della norma sulla loro origine, diversamente dai prodotti freschi quali: le carni fresche bovine, i prodotti della pesca e
dell’acquacoltura, il miele ,i prodotti ortofrutticoli.

Infatti l’indicazione del Paese d’origine è solo facoltativa ed è lasciata alla facoltà del produttore. Infatti le norme nazionali che hanno resa obbligatoria l’indicazione
d’origine dei prodotti sono sempre state dichiarate incompatibili con il diritto comunitario.

Il contrasto riguarda essenzialmente i prodotti trasformati la cui materia prima può provenire da un paese e la trasformazione in un altro.

Ora ad esempio se la trasformazione della materia prima originaria altrove avviene nel nostro Paese in prodotti di alta qualità, l’indicazione della sua origine non è sufficiente
a qualificare il prodotto, essendo prevalente la qualità e notorietà del prodotto trasformato.

Sempre in tema di etichettatura sentenze della magistratura e contenziosi riguardano vari prodotti quali:

  • “prosciutto”: gravano due interpretazioni quando il termine viene usato nell’etichettatura degli “omogeneizzati al prosciutto”. Chi sostiene che per prosciutto s’intende la coscia del
    maiale non stagionata e chi invece dimostra che il termine riguarda la coscia stagionata, come è entrato nella consuetudine;vale quindi questa interpretazione.

  • “formaggi”: un regolamento comunitario consente che i formaggi comuni possono essere fabbricati con l’aggiunta del 10% di caseina ed anche con polvere di latte. E’ una svalutazione dei
    nostri prodotti comuni ma tradizionali,non essendo consentita tali aggiunte.

Si salvano i formaggi DOP (oltre 40 tipi) e la mozzarella di vacca ( STP specialità tradizionale garantita), mentre quella di Bufala campana ed anche la sua ricotta sono in registrazione
con il marchio DOP, oltre alla Ricotta romana.

“Latte crudo”: il suo utilizzo nella fabbricazione dei formaggi di nicchia, di montagna è consentito ma viene sconsigliato, neutralizzando così ottimi prodotti naturali. Come pure
nella vendita del latte crudo alla stalla viene resa obbligatoria la menzione “da consumarsi dopo bollitura”, il che se applicata potrebbe togliere il gradimento di un prodotto naturale offerto
direttamente dal produttore (mucca) al consumatore.

“Salame felino”: un produttore commercializzava il salame con la scritta “salame tipo felino” con la parola “tipo” scritta in piccolo e senza ulteriore informazione sul luogo di produzione.

Logicamente la Corte di giustizia della Ce ha multato la ditta produttrice per l’etichettatura equivoca che può indurre in errore il consumatore.

“Baccalà”: in base al decreto del 31.01.2008, la denominazione di baccalà è rivolta esclusivamente alla specie di merluzzo nordico (Gadus macrocephalus e Gadus morhua)
commercializzate in forma salata e stagionata. Ma sul mercato è presente anche un prodotto analogo chiamato “baccalà bagnato congelato” che non ha niente a che vedere con il vero
baccalà reidratato.

Si tratta infatti,soltanto di filetto di merluzzo nordico fresco,leggermente salato ad iniezione, prima del congelamento, che dovrebbe essere denominato “filetto di merluzzo nordico leggermente
salato congelato”. Scongelato e cotto ha l’aspetto e il sapore di un filetto di pesce fresco, completamente diverso da quello del vero baccalà.

Da segnalare poi che è stata emanata una nuova Regolamentazione comunitaria sugli enzimi alimentari, additivi alimentari ed aromi.

Per gli “enzimi” un apposito registro comunitario fornirà l’elenco di quelli il cui uso è autorizzato.

Sugli “additivi alimentari” la nuova disciplina comunitaria evidenzia alcuni adempimenti per una maggior informazione del consumatore, tra cui l’ indicazione obbligatoria degli edulcoranti da
tavola per un uso corretto dei prodotti.

Sugli “aromi” una nuova disciplina specifica l’uso in etichetta del termine “aroma naturale” e la dizione della affumicatura se di “fumo fresco” o di aromatizzanti di affumicatura.

Per le “intolleranze al glutine” una nuova disciplina è stata poi adottata relativa alla composizione e alla etichettatura dei prodotti alimentari.

In particolare gli ingredienti ricavati da cereali e loro varietà incrociate devono avere un contenuto di glutine non oltre 100 mg/Kg e l’etichetta deve riportare menzione “con contenuto
di glutine molto basso”.

Se tali ingredienti hanno un contenuto di glutine non superiore a 20mg/kg vale la menzione “senza glutine”.

Per le persone non specificamente intolleranti al glutine vale la menzione “senza glutine” ma è vietata la menzione “contenuto di glutine molto basso”.

Dante Mena – Marinella Tarabbia

Leggi Anche
Scrivi un commento