Troppa TV fa mangiar male

Troppa TV fa mangiar male

 

La televisione sarebbe una delle cause, se non la principale, della cattiva alimentazione dei bambini. A sostenerlo è una ricerca condotta dall’Università del
Minnesota e pubblicata sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity avente come soggetto 2000 ragazzi delle scuole medie e superiori nel loro rapporto
con tv e dieta.

Gli studiosi hanno dimostrato come la troppa frequenza del televisore durante il periodo di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza generi cattive abitudini alimentari per i
prossimi cinque anni; più specificamente i ragazzi delle superiori che stanno davanti alla Tv per più di cinque ore al giorno ed hanno una dieta povera di frutta, cereali e
verdure, cinque anni dopo preferiscono mangiare merendine, patatine fritte, bevande zuccherate ed amano andare al fast food.

Per la ricercatrice Daheia Barr-Anderson, il nocciolo del problema è nella pubblicità e nei modelli proposti. L’alimentazione cattiva riceve più spazio in Tv,
mentre gli avvertimenti ed i consigli su un corretto modo di mangiare non vengono capiti o, più semplicemente vengono ignorati. Questo perché nei programmi e negli spot
spopolano attori che consumano qualunque tipo di cibo rimanendo belli e fisicamente atletici.

Al fine di combattere il problema, i ricercatori hanno chiesto un intervento governativo di regolamentazione per la pubblicità televisiva di cibi e bevande.

Il rapporto tra «cattiva» alimentazione e «cattiva» tv esiste anche in Italia ed è denunciato, tra gli altri, da Corrado Calabrò, presidente
dell’Agcom. In una recente audizione davanti alla commissione per l’infanzia nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla tutela dei minori, Calabrò ha evidenziato come i
minori subiscano ogni cinque minuti uno spot alimentare di «cattivo cibo» (bibite, merendine, patatine, cibi precotti, gelati), inserito in un contesto che lega consumo
dell’alimento a gratificazione e presenza affettuosa dei genitori.

Neanche i genitori stessi sono però esenti da colpe; per usare le parole di Calabrò. «I genitori gradiscono che i loro figli se ne stiano appagati a sgranocchiare
patatine e biscotti mentre guardano la televisione. Così hanno meno problemi (e meno rimorsi) per il fatto di non essere accanto a loro». Al fine di migliorare la
situazione, il presidente dell’Agcom ha proposto la creazione di un Libro bianco sugli effetti della programmazione televisiva nei confronti dei bambini e sulla qualità
della tv.

Matteo Clerici

 

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