Sono Milano e Napoli le due vere città metropolitane

Sono Milano e Napoli le due vere città metropolitane

Benito Sicchiero
La competizione economica internazionale si misura sempre più sulla capacità dei grandi centri urbani di essere motori di sviluppo; e da tempo i sistemi territoriali cresciuti attorno alle grandi realtà urbane hanno guadagnato terreno come attori economici globali.

Diversi studi, da quelli della Banca Mondiale a quelli dell’Ocse tendono ad evidenziare come oggi una quarantina di città-regione (17 in Europa) rappresentino circa il 40% dell’economia mondiale.

Sul piano dell’innovazione e della produzione, la competitività degli Stati, e quindi delle aree continentali, dipenderà sempre più dalle reti – formali e informali – delle grandi aree metropolitane e dalla loro tendenza a superare addirittura i confini statuali.

In Italia sono dieci le aree metropolitane che si apprestano ad essere riformate dal disegno di legge Delrio, anche se secondo l’on.  Guido Podestà,  presidente della Provincia di Milano, soltanto due meriterebbero la definizione: Milano, appunto, e Napoli.

Il Piano contiene infatti numerosi elementi innovativi: tra questi il vincolo, finora mai adottato, che blocca un nuovo consumo del suolo alla realizzazione dell’80% dell’urbanizzazione prevista.

L’Ocse ha attestato che la provincia di Milano è la terza area metropolitana più popolata d’Europa dopo Parigi e Londra, ma è anche quella che ha subito un’urbanizzazione meno controllata, caratterizzata da un centro a fortissima intensità e da un territorio periferico disgregato e dispersivo, con conseguenze che tutti conosciamo per mobilità e traffico.

Ogni giorno sono circa 800.000 i veicoli che entrano in Milano portando al collasso le strade.

Con il nuovo documento di indirizzo si sostituisce la visione “milanocentrica” con un sistema reticolare basato su una città centrale, Milano, di quasi 2 milioni di abitanti, insieme ai 24 comuni limitrofi e i 9 poli attrattori (Abbiategrasso, Binasco, Castano Primo, Melzo-Gorgonzola, Legnano, Magenta, Melegnano, Paullo, Rho).

Motore del Piano l’assessorato alla Pianificazione del Territorio retto da Franco De Angelis, un noto esperto milanese (Piano regionale dei trasporti, Passante Ferroviario, Piano regionale della Mobilità, Trasporti ferroviari e interscambi per citare) che così ha definito il lavoro suo e dei collaboratori: “Recepisce le tendenze più avanzate in materia di pianificazione territoriale e introduce diverse novità. Prende atto di un diverso modo di considerare tematiche come la salvaguardia paesistica e il consumo di suolo, tutela in chiave innovativa un’attività come l’agricoltura,  che nel territorio milanese rischia un’immeritata marginalizzazione pur essendo in Italia la seconda per produzione agroalimentare, rilancia con forza il concetto di policentrismo riportandolo a scala di città metropolitana”.

Sintetizza il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: “Il lavoro svolto è la premessa di uno sviluppo equilibrato e sostenibile”.

Emilio De vita, direttore del Settore Pianificazione Territoriale ha illustrato dettagliatamente il Piano dopo il saluto introduttivo del presidente del Consiglio provinciale Bruno Dapei.

E’ seguita una tavola rotonda coordinata dal vicedirettore del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi con la partecipazione di Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance, di Carlo Alberto Panigo, vicepresidente di Confcommercio e di Rosario Bifulco, consigliere di Assolombarda.

La provincia di Milano è popolata da 3,1 milioni di abitanti, di cui poco meno di 1,3 milioni vivono nel capoluogo.
Aggregando i territori delle province della Lombardia occidentale e delle province, che gravitano su Milano, di Piacenza e Novara, si raggiungono 8,5 milioni di abitanti su un territorio di 17.500 kmq entrando nella fascia in cui si collocano le “world cities” più performanti del globo (Londra, New York, Parigi).

Foto : Achille Colombo Clerici con Giangiacomo Schiavi

 

Benito Sicchiero

per Newsfood.com

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