Sicurezza alimentare e le sfide del Cambiamento climatico, quali soluzioni adottare?

 

Questi alcuni degli interrogativi a cui si è cercato di rispondere nel corso del convegno, svoltosi oggi nell’ambito del Salone del Gusto, sulla «Sicurezza
alimentare» a cui hanno partecipato l’assessore all’Agricoltura Mino Taricco, Vandana Shiva, vicepresidente Slow Food Internazionale, Osvaldo Martinez, presidente
della Commissione Economica del governo Cubano e il climatologo Luca Mercalli.

Tra i principali punti di crisi evidenziati nel corso dell’incontro, l’aumento esponenziale della popolazione mondiale e del consumo di materie prime; lo spropositato
consumo del suolo dedito all’agricoltura che comporta una diminuzione del raccolto e della risorsa alimentare e infine la scarsità dei combustibili fossili e
dell’utilizzo di energie rinnovabili.

Di fronte a queste problematiche, una soluzione è che si impari a salvaguardare la biodiversità e le produzioni alimentari tradizionali ad essa collegate, le culture del
cibo che rispettano gli ecosistemi. Occorre promuovere un nuovo modello alimentare, rispettoso dell’ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali, in grado di
avvicinare i consumatori al mondo della produzione, creando una rete virtuosa di relazioni internazionali e una maggior condivisione di saperi.

«L’educazione alimentare – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Mino Taricco – non solo può rappresentare una via possibile per approfondire le
conoscenze in materia di biodiversità e stagionalità dei prodotti, ma anche uno strumento strategico per valorizzare la cooperazione tra produttori e dei consumatori in
materia di risparmio energetico». Proprio nei giorni scorsi la Regione Piemonte ha firmato un accordo con Slow Food Internazional, con cui entra ufficialmente a far parte
della rete di regioni europee «Ogm Free». Nel documento condiviso, si chiede alle istituzioni comunitarie di consentire alle regioni europee di poter mettere al bando dal
proprio territorio l’uso di organismi geneticamente modificati e di poter definire le responsabilità di chi introduce nuovi tipi di produzioni per evitare distorsioni
della concorrenza e di applicare il principio del «chi inquina paga».

 

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