Sicilia: La Cia presenta all’assessore regionale all’Agricoltura La Via, i numeri della crisi agricola

 

Uva a prezzi stracciati, grano in caduta libera, produzione di agrumi dimezzata per via delle gelate, contributi previdenziali alle stelle e appesantimento burocratico. Le aziende
agricole siciliane hanno il fiato corto e a rappresentare lo stato di sofferenza ha provveduto la Giunta della Cia siciliana che ha incontrato l’assessore regionale
all’agricoltura, Giovanni la Via. “La forte caduta del prezzo delle uve e del vino – ha detto Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia – richiede conoscenza del
fenomeno. Per questo chiediamo che venga insediato un tavolo di crisi per verificare quanta speculazione si annidi nel comparto e quali percorsi possano essere tracciati per la
valorizzazione commerciale del prodotto”.

“Inoltre -ha continuato Gurrieri- bisogna recuperare il fondo nazionale di 50 milioni di euro destinati ai viticoltori danneggiati nel 2007 dalla peronospora erogare
immediatamente i sostegni economici”.

Anche il comparto del grano duro necessita di immediate risposte: la caduta del prezzo all’origine non giustifica più l’eliminazione temporanea dei dazi
sull’importazione decisa dalla Ue l’anno scorso in concomitanza con il raddoppio del prezzo del grano su scala mondiale. Il ritorno ai regimi commerciali precedenti
ridarebbe fiato alle aziende siciliane e italiane. Ma ciò dovrebbe essere associato alla introduzione di linee di credito per favorire lo stoccaggio dei prodotti agricoli a lunga
conservazione: un sistema che consente alle aziende in forma associata di governare meglio le dinamiche dei prezzi.

Tra i comparti in sofferenza c’è anche l’agrumicoltura con un calo produttivo previsto di circa il 50 per cento. E’ il risultato dei danni provocati dalle
gelate della scorsa primavera, ha ricordato Gurrieri, per le quali si attende ancora da parte del ministero il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

Sul fronte dei costi per le aziende la Cia lancia un allarme: a partire dal 1° gennaio 2009
, le imprese agricole non godranno più delle riduzioni dei contributi previdenziali (-75% per le zone di montagna e -68% per le altre zone). Per il sistema agricolo siciliano si
tratta di una batosta di centinaia di milioni di euro che non potrà non avere ripercussioni sulla competitività delle aziende agricole e sul livello occupazionale nel
settore.

La Cia siciliana torna alla carica anche sul fronte dei prezzi chiedendo, per rendere trasparenti le dinamiche di formazione dei prezzi, la piena attuazione della legge 19 del 2005 che
all’articolo 10 comma 1 septies ha istituito l’obbligo dell’esposizione del doppio prezzo sui prodotti ortofrutticoli, quello all’origine pagato ai produttori e
quello di vendita al dettaglio. Restando nel campo del caro-spesa la Cia siciliana ha chiesto interventi legislativi finalizzati alla migliore organizzazione della filiera commerciale e
distributiva e all’accorciamento della stessa.

Per la Giunta regionale della Cia il quadro è dunque preoccupante e il futuro per il sistema agricolo siciliano incerto a causa del vertiginoso aumento dei costi di produzione e
della significativa riduzione dei prezzi all’origine. ”E non ci aiuta la presenza di enti strumentali ormai inutili come Esa e altri ancora -ha sostenuto Gurrieri- i cui
compiti devono essere rivisti e la gestione riformata. Riteniamo indispensabile un sistema pubblico capace di fornire servizi avanzati alle aziende con particolare riferimento alla
valorizzazione commerciale delle produzioni tipiche siciliane”.

La Giunta regionale della Cia intende incontrare il presidente della regione Lombardo per affrontare la grave situazione della criminalità nelle campagne e la costituzione di una
cabina di regia per migliorare il sistema dei controlli sulle derrate agricole di provenienza extraUe.

 

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