Sanità a Pavia: cure di alto livello, accesso più lento della media lombarda
10 Febbraio 2026
Inizia oggi un reportage di Newsfood.com – Nutrimento & nutriMENTE dedicato alla sanità nelle province del Nord Italia. Un percorso tra eccellenze riconosciute e criticità persistenti, tra promesse mantenute e disattese, osservate dal punto di vista dei cittadini e degli operatori.
Il paradosso pavese
La provincia di Pavia rappresenta uno dei paradossi più evidenti del sistema sanitario lombardo. Ospita strutture di eccellenza riconosciute a livello nazionale, a partire dal Policlinico San Matteo, ma registra tempi di accesso alle prestazioni più lunghi rispetto alla media regionale.
Il confronto tra qualità clinica e capacità di risposta organizzativa mostra una frattura che pesa direttamente sui cittadini.
I numeri dell’accesso alle prestazioni
Nel 2024 i tempi medi di attesa per alcune prestazioni ordinarie nel pavese hanno superato in modo significativo gli standard lombardi.
Per una visita cardiologica la media regionale si è attestata intorno ai 70 giorni, mentre in molte agende della provincia di Pavia si è arrivati a 90–120 giorni.
Per una risonanza magnetica non urgente la Lombardia ha registrato attese intorno ai 180 giorni; nel pavese non sono stati rari appuntamenti oltre i 300 giorni.
Nella chirurgia programmata la regione garantisce circa l’80% degli interventi entro i tempi previsti, ma in provincia la quota scende spesso sotto il 70%.
Questi dati collocano Pavia peggio della media lombarda, pur restando in molti casi meglio della media nazionale, dove le attese risultano ancora più elevate.
Qualità delle cure: qui Pavia è sopra la media
Sul versante degli esiti clinici il quadro cambia radicalmente.
I tassi di sopravvivenza oncologica, la cardiochirurgia, i volumi di trapianti e l’attività di ricerca pongono il polo pavese tra le aree più performanti d’Italia.
In diverse specialità i risultati sono in linea con i migliori centri lombardi e superiori alla media nazionale, confermando una capacità clinica di alto profilo.
Il problema, dunque, non è la qualità delle cure, ma la porta d’ingresso: arrivare alla prestazione giusta nel tempo giusto.
Perché Pavia è più lenta
Le ragioni sono strutturali e territoriali.
La provincia conta oltre il 25% di popolazione over 65, una delle percentuali più alte della Lombardia.
L’ASST deve garantire servizi a un territorio esteso e frammentato tra città, Lomellina e Oltrepò, con costi organizzativi superiori rispetto alle aree metropolitane.
Negli ultimi cinque anni il fabbisogno di personale infermieristico nel pavese è cresciuto di circa +18%, mentre le assunzioni effettive si sono fermate attorno al +9%.
Il risultato è una pressione costante su pronto soccorso e reparti, con difficoltà a mantenere aperte le agende territoriali.
Pronto soccorso sotto pressione
Nel 2024 gli accessi ai pronto soccorso pavesi sono aumentati di circa +11% rispetto al periodo pre-pandemia.
Oltre il 55% degli ingressi riguarda codici minori che dovrebbero trovare risposta sul territorio.
Il tempo medio di permanenza in barella in alcune fasce orarie ha superato le 18 ore, segnalando la fragilità della rete extraospedaliera.
Pavia, Lombardia e Italia: il confronto reale
Rispetto all’Italia, Pavia offre cure migliori e tecnologie più avanzate.
Rispetto alla Lombardia, però, mostra un accesso più difficile e un’organizzazione più fragile.
Il divario non è clinico ma gestionale: capacità di attrarre e trattenere personale, continuità tra ospedale e territorio, programmazione delle agende.
Il ruolo della rappresentanza dei lavoratori
In questo contesto la presenza sindacale ha assunto un valore concreto.
La provincia di Pavia presenta una delle realtà di rappresentanza più strutturate della Lombardia, capace di portare all’attenzione pubblica carenze di organico, turni scoperti e criticità dei servizi.
Tra le sigle attive sul territorio FIALS ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa.
Nella sanità e nel sociosanitario pavese le deleghe FIALS sono aumentate di circa il 20% al 31 dicembre 2025, mentre altre organizzazioni non hanno mostrato analoghi incrementi.
Per il segretario provinciale Roberto Gentile: «La crescita del 20% delle deleghe è il segno di una fiducia costruita nel tempo, con un lavoro vicino ai lavoratori della sanità e del sociosanitario. Essere l’unica organizzazione in aumento comporta la responsabilità di continuare a rappresentare chi opera in settori fondamentali, spesso sotto pressione».
Una rappresentanza radicata non è un elemento marginale.
Nei sistemi complessi la voce degli operatori contribuisce a individuare precocemente le criticità organizzative e a migliorare la sicurezza delle cure.
Nel pavese molte delle questioni oggi discusse – liste d’attesa, pronto soccorso, carenza di personale – sono emerse grazie a un confronto costante tra lavoratori e istituzioni.
Conclusione
La sanità della provincia di Pavia non è né un modello fallito né un’isola felice.
È un sistema clinicamente forte e organizzativamente fragile.
Rispetto all’Italia offre qualità superiore; rispetto alla Lombardia soffre tempi di accesso più lunghi e una rete territoriale da rafforzare.
Investimenti sul personale, integrazione ospedale–territorio e una programmazione più vicina ai bisogni reali restano condizioni indispensabili per ridurre il divario.
Newsfood.com – Nutrimento & nutriMENTE
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Roberto Gentile
Segreteria Territoriale
FIALS Pavia





