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Riflessioni di Giampietro Comolli a conclusione di Spumantitalia
26 Gennaio 2020
By Giuseppe
Festival degli Spumantitalia
RIFLESSIONE DI GIAMPIETRO COMOLLI a conclusione di SPUMANTI D’ITALIA di Pescara
26 gennaio 2020
Riportiamo integralmente quanto ci ha raccontato e anche quali sono le conclusioni, gli auspici per il mondo delle bollicine italiane
Pescara 2020 – chiusa la prima edizione del festival con grande successo per i vini spumanti d’Abruzzo. “Tutte rose e fiori per la spumantistica italiana?” lo chiediamo al più qualificato esperto della spumantistica italiana moderna
Attilio Scienza
Per tre giorni l’hotel Esplanade di Pescara ha accolto il gotha della spumantistica italiana. Chi presente ai tavoli tematici, chi per ritirare gli attestati Bubble’s Italia, chi per i premi “gli scudi” dei migliori vini con le bollicine del 2019 decretati dal pool di assaggiatori di Ceves, chi per la frequenza del primo Master Magistralis full immersion, chi per sentire accademici del calibro di Donato Lanati e Attilio Scienza, chi per ritirare gli ambitissimi VintageAward intitolati a Francesco Scacchi e Gerolamo Conforto direttamente dal famoso Forum Spumanti d’Italia del 2004-2012 che ha lanciato nel mondo la spumantistica italiana con centinaia di ospiti e MW stranieri per anni.
Mario Pojer
Pescara nuova sede per la nuova arte contemporanea dedicata ai Vini Spumanti Italiani. L’Abruzzo c’è, come hanno detto i produttori, gli enologi, i sindaci e gli assessori presenti. L’accordo sottoscritto tra alcune cantine della provincia di Chieti e aziende vitivinicole è stato presentato da Carlo De Iure, presidente di Vin.Co.; Valentino Di Campli, presidente del Consorzio Vini Abruzzo; Lino Olivastri, del Codice Citra; Rosanna Tofalo università Studi di Teramo; Riccardo Palumbo università d’Annunzio; Donato De Falcis di Polo Agire; Emanuele Imprudente, vicepresidente e Assessore Agricoltura della Regione Abruzzo.
“Il progetto vuole puntare al miglioramento di tutta la filiera produttiva per incrementare il valore aggiunto del vino base spumante nella nostra Regione” ha commentato Carlo De Iure. “Agricoltori e Cantine – ha aggiunto Valentino Di Campli – grazie al Piano di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo hanno potuto, per la prima volta, presentare un Progetto Strategico di Filiera per il miglioramento a 360° tutto il comparto vitivinicolo che va dal supporto dell’impresa giovanile alla sostenibilità della viticoltura come gestione pro-attiva dell’intero territorio agrario”.
Giampietro Comolli
A Giampietro Comolli, tecnico esperto di bollicine da 40 anni, forse il tecnico-enologo-agronomo più qualificato che oggi ha l’Italia e rappresentante delle bollicine tricolori nel mondo, chiediamo l’impressione sui vini abruzzesi assaggiati: “Per una novità, un primo assaggio di esperti abituati alle bollicine mondiali come i saggiamentali di Ceves, ottimi giudizi. Vini già ben fatti. Complimenti agli enologi locali. Hanno potenzialità per crescere ancora, ma soprattutto nel territorio e fra le istituzioni imprenditoriali e politiche c’è volontà per fare bene, soprattutto puntando – finalmente – a una identità di luogo lanciando insieme tutti i valori aggregati. Unica strada”.
Quindi Comolli i consorzi o le associazioni di impresa sono validi strumenti?
“Certamente, ma attenzione. I Consorzi sono soprattutto organismi di tutela con la finalità di promuovere solo la o le denominazioni di riferimento. Deve essere una promozione alta e di insieme del territorio e dei diversi valori espressi anche attorno al vino, bollicine o non bollicine. In questo il Consorzio Franciacorta fondato nel 1991 è ancora un esempio valido e forte: prima la tutela, la zonazione del territorio vitato, la ricerca generale e in azienda, la certificazione di filiera dei vini in modo che il livello qualitativo si debba sempre dare per scontato e per esistente, non forma parametrica con il prezzo. Non si fondano Consorzi di tutela per fare eventi all’estero, pubblicità. L’Abruzzo è sulla strada giusta visto le ricerche e le prove tecniche avviate”.
Quindi Comolli il sistema consortile italiano funziona, è valido?
“A Pescara ne abbiamo parlato molto poco. Doveva essere il tema dei temi. Indipendentemente da quanto successo in Oltrepò Pavese (Vedi articolo) dove evidentemente il Consorzio non ha controllato, tutelato, verificato e la Repressioni Frodi è intervenuta, ci sono in tutta Italia, tranne 6-7 grandi enti, Consorzi con molti molti problemi organizzativi, gestionali, amministrativi e di rappresentanza. Sicuramente il peso dei voti in assemblea, la titolarità delle denominazione, il rapporto fra grandi e piccoli, fra vitivinicoltori e cantine sociali, l’aggressione commerciale delle cooperative, la rappresentanza in consiglio sono oggi temi che bloccano le attività consortili. Non è un mega evento promozionale che scavalca o supplisce all’importanza della tutela e della vigilanza.
La stessa certificazione ufficiale deve essere più “terziaria”. Grandi Consorzi presentano buchi neri diversificati, dall’Amarone all’Asti. Occorre separare bene la parte “tutela” da quella di “promozione”: in corrispondenza il peso dei voti deve essere pro-capite per tutti gli aspetti di disciplinare, tutela, vigilanza mentre il voto censuario va bene per le decisioni promozionali.
Il tutto all’interno sempre di un unico Consorzio, un solo consiglio, un solo bilancio e un solo presidente. Per questo che la figura del presidente deve essere sempre più superpartes, anche non direttamente responsabile di una cantina piccola o grande, come pure deve essere forte il legame fra presidente e direttore, ma quest’ultimo più garante, autonomo con certi spazi di manovra che solo competenza può garantire”.
Comolli non lascia dubbi, non svicola dai pr0oblemi. La sua esperienza di 35 anni nei Consorzi di tutela e il suo grande contributo dato negli anni 1996-1999 per arrivare alla nuova Federdoc, ai nuovi consorzi, alla certificazione terziaria, alla vigilanza e all’erga omnes è nota, ma lui stesso sembra dire – e ne è molto convinto – che l’attuale “litigiosità” consortile-produttiva non giova e che bisogna velocemente trovare una forte e innovativa soluzione al passo con i tempi e le necessità delle cantine. Anche con passi indietro di qualcuno, non appellandosi ai diritti acquisiti, non legando il costo della quota sociale al numero di voti da far pesare in ogni votazione.
Comolli come orientare le diverse Docg-Doc?
“E’ evidente che un sistema di 600 Docg-Doc è complesso se non c’è un indirizzo e un modello: Doc piccole vanno salvaguardate e lasciate indipendenti se sono autorevoli, autonome, antiche e volute dai viticoltori come è il caso di Pantelleria. Mentre Doc grandi come Piemonte o Toscana possono essere molto utili, se volute dai viticoltori, per la organizzazione e gestione generale, soprattutto per le delibere censuarie della promozione, pubblicità, eventi in cui le grosse cantine hanno necessità e funzioni diverse delle piccole aziende famigliari. Solo così si salva il tessuto dei Consorzi e delle piccole aziende vitivinicole. Semplificazione, testo unico burocratico, ma rispetto delle volontà locali a difesa della presenza attiva dell’azienda di territorio”
Cover:
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