Racz e Loyos, ADUC: una giustizia… giusta?

Racz e Loyos, ADUC: una giustizia… giusta?

Roma – A proposito dei due rumeni Racz e Loyos, giorni fa scrivevamo: “Hanno preso i rumeni sbagliati. Così titolava qualche settimana fa un quotidiano nazionale. Questo Stato
viaggia a due marce: una per i cittadini italiani l’altra per gli stranieri. L’italiano Franceschini, accusato di stupro la notte di Capodanno a Roma e’ stato scarcerato. I rumeni Racz e Loyos
non accusati dello stupro del parco della Caffarella (Roma) restano in carcere per calunnia e per l’accusa di un altro stupro, che e’ da dimostrare. Se non ci fosse stata la prova del Dna e se
in Italia esistesse la pena di morte probabilmente i due rumeni sarebbero stati condannati. Come si puo’ avere fiducia nello Stato, nelle sue leggi e nell’applicazione delle stesse quando
appare tale diversita’ di comportamento in relazione alla nazionalità? In quale mani e’ messa uno dei beni piu’ preziosi quale la liberta’ personale?”

Il caso ci ricorda il fotografo Gino Girolimoni (1889-1961). Accusato di gravi delitti, fu additato come mostro dalla stampa. Successivamente scagionato, ne ebbe comunque la vita sconvolta. La
sua vicenda rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi sulla pubblica opinione di una campagna giornalistica pilotata e aprioristicamente accusatoria. In futuro, riusciranno i
nostri giornalisti ad evitare di gettarsi sul mostro di turno? Riusciranno le nostre forze dell’ordine a fare il proprio mestiere? Riuscira’ la magistratura a valutare i fatti senza lasciarsi
fuorviare dalle opinioni? Infine, chi risarcira’ i due?

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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