Punto e virgola di Comolli: Focus su Private Lable… Vino Italia e UE… Mercosur

Punto e virgola di Comolli: Focus su Private Lable… Vino Italia e UE… Mercosur

By Giuseppe

Marca Bologna 2026 e Private Lable… Vino Italia e UE… i “polo” del Vino Italiano… PAC UE nuova. Primo segnale… L’Italia firma l’accordo con Mercosur

Newsfood.com, 10 gennaio 2026

Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.



Il Punto e Virgola di Comolli
Cinque gli argomenti di questi primi giorni del 2026

  • Marca Bologna 2026 e Private Lable…
  • Vino Italia e UE…
  • i “polo” del Vino Italiano…
  • PAC UE nuova. Primo segnale…
  • L’Italia firma l’accordo con Mercosur

 

 

Marca Bologna e Private Label, 2025 e futuro GDO GDA MDD

Il quadro macroeconomico delle vendite 2025 nelle diverse catene della distribuzione commerciale per i privati non mostra un segnale positivo e benaugurante. I beni alimentari, in generale, hanno patito una contrazione dei volumi vicino all’1,5% (stima a fine novembre) rispetto al 2024. A valore, rispetto al 2024, c’è stata una crescita per prodotti della cura della persona, generi casalinghi, mobili e anche beni alimentari. La crescita dei prezzi al consumo compensa ampiamente il calo dei volumi. Per la insegna è un buon risultato economico annuale, ma sulle dinamiche di vendita, sul tipo di consumo e sul “peso” dei volumi (soprattutto in prospettiva) occorre una forte riflessione da parte di tutti gli attori della filiera, produttori e distributori. La contrazione dei volumi di ogni singolo prodotto (private label , white label e  marca o brand di impresa), in un caso su due, dipende esclusivamente dal prezzo sullo scaffale. Nel no-food si registra un calo di vendite di elettrodomestici, abbigliamento, calzature. Le vendite al dettaglio sono stagnanti e regressive. Il canale E-commerce si presenta il più dinamico di tutti, ma rimane nel food marginale. GDO-GDA (Grande distribuzione) è in segno positivo. Nel contesto generale della GD la marca del distributore (MDD) è in decisa crescita di volumi, dovuto principalmente a un prezzo inferiore a parità di prodotto, una posizione-proposta sullo scaffale a volte più “ampia e visiva”, a format più interessanti per certe categorie di consumatori, a qualche servizio “pratico” aggiunto, a una velocità ed efficenza di sostenibilità come richiesto da nuove direttive UE, in base anche alla stagionalità dei consumi e dei picchi per certe referenze, pubblicizzate e non pubblicizzate. Per esempio, i prodotti confezionati di largo consumo (LCC) presenti segnano (stime a cancelli non ancora chiusi) una crescita del 3,5% a valore e del 2,5% a volumi sul 2024 (al netto dei forti aumenti legati all’ inflazione). Un esempio di una grande distribuzione sul mercato nazionale: la MDD all’interno della catena GDO vale il 29,8% sul fatturato totale annuale! I grandi gruppi (come Conad, Esselunga, Vegè, Pam, Ipercoop…) ma anche i piccoli soprattutto nel nord Italia, stanno investendo in innovazione tecnologica legata ai MDD con strumenti che “saggiano e guidano” gli acquisti e l’esperienza del cliente, investendo in prodotti di facile accessibilità e di veloce consumo (per esempio piatti pronti, pane fatto al momento di diverse tipologie, confezioni su misura). I dati congiunturali ISTAT parlano di una ripresa del mood (quindi sensazione) della distribuzione commerciale. Nel  2026 si presume che la MDD crescerà ancora di più consolidando la quota di mercato (1 su 3 prodotti venduti al giorno in media) purchè vi sia attenzione alle necessità, bisogni, servizi e accessibilità del cliente sempre più segmentato. Una recente indagine di CevesUni, per esempio, ha constato che nel 2024 e 2025 oltre il 50% dei clienti entrano in GDO per l’acquisto di bottiglia di vino o di olioEvo senza una marca predefinita, per cui la scelta è fatta al momento, dedicando più tempo all’acquisto, guardando prezzo e regione e territorio locale. Nel 2026 si confermerà questa tendenza. La modernizzazione degli spazi, la facilità di accesso e riconoscimento dello scaffale dedicato ad una merce,  la presenza di personale fra le corsie, l’aiuto alle casse automatiche, riconoscimenti fedeltà al punto vendita, anticipazione delle scelte del cliente, trasformazione dei punti accumulati nell’anno in buoni spesa (cash) … saranno strategici nel 2026. Le MDD  cresceranno ancora se ai precedenti strumenti generali verranno aggiunte una maggiore garanzia visibile di qualità del prodotto rispetto alla marca  abbinato a un costo inferiore con una segnalazione “speciale” sullo scaffale  per quei prodotti in calo di prezzo (una promozione continua 365 giorni)  rispetto all’anno precedente.

Vino Italia e UE: sempre più urgente rivedere i modelli e dimensioni produttive. Senza foglie di fico!

 

La gran parte del vino mondiale si produce (e si consumava) nei 48 paesi del continente Europeo. I numeri dei consumi e della domanda sono da anni in calo! Chi fa cosa, e Cosa si deve fare? L’ultimo dato disponibile sulla giacenza dei vini nelle cantine italiane non è catastrofico, ma deve far alzare le antenne molto di più di quello che si scrive e si dice sulle testate del settore e presso i Ministeri coinvolti. Ovvio che vendemmie abbondanti (2-3 anni di seguito) portano a un dato-volumi di giacenze pre vendemmia (agosto di ogni anno) significativo. Cioè cantine piene. Ma se questo si abbina a un calo consumi, o a crisi economiche, o a dazi e imposte alle stelle, o a sanzioni commerciali, o a rischi di contratti in mercati vuol dire che il problema è consolidato, è urgente.
Attenzione: la questione giacenze, l’aumento tasse doganali e costi di produzione, riduzione dei consumi tocca tutti, vini Docg e vini da Tavola sui mercati europei. E principalmente in Italia come maggiore produttore al mondo. I dati reali di consumo delle feste 2025-2026 sono un altro segnale forte: c’è stata una forte riduzione dei consumi domestici. Tengono ancora regalistica e horeca, ma fino a quando? Il 2026 si preannuncia con nuovi incrementi di tasse e imposte su alcuni fattori di produzione legati alle cantine. Il nostro Paese è in una fase in cui deve far quadrare i costi di sanità, istruzione, occupazione, innovazione imprese e startup. In Italia abbiamo, oggi, 50 milioni di ettolitri di vino giacente (un 10% circa in più che a gennaio 2025), cioè una intera vendemmia ancora disponibile nelle cantine!  Anche le grandi denominazioni hanno tutte scorte di vini in abbondanza, tutte superiori rispetto al 2024 e 2025 soprattutto per i vini rossi toscani, siciliani, salentini e veneti in primis (dal 15 al 30% in più). Anche le denominazioni piccole, blasonate e note all’estero, dichiarano giacenza (sfuso e confezionato) superiore a due e uno anni fa, come: Conegliano e Valdobbiadene, Chianti Classico, Barolo, Brunello di Montalcino, Valpolicella, Soave , Barbaresco , Nobile di Montepulciano e perfino Etna (+15%), Bolgheri (+10%), Amarone (+2%) , Franciacorta (+14%). Una situazione che va presa in considerazione sia da Cantine che da Consorzi di tutela correndo ai ripari con una strategia di lungo periodo. Foglie di fico (già provate negli anni scorsi come le distillazioni straordinarie) non servono. Disciplinari di produzione, concentrazione e stratificazione di interventi tecnici, impiego di fondi strutturali europei, interventi coordinati pubblici fra Regioni e Stato sono un percorso inevitabile. Ripeto niente terrorismo, ma tanto realismo consapevole

Un esempio intelligente: i “polo” del vino italiano

Ecco una operazione interessante, da esportare, si potrebbe dire. Nessun contrasto o superamento dei consorzi di tutela: per sgombrare il campo. Ma una strategia di più ampia scala, un coordinamento trasversale, un impegno collettivo, una progettualità orizzontale e interregionale…può voler dire investire meglio, avere più budget, fare economie di scala, raggiungere traguardi migliori e più veloci. La complessità del sistema vitivinicolo nazionale (NB: il Testo unico Vite-Vino di 9 anni fa sembra già vecchio) impone una visione di grandi sforzi e sacrifici che fatti in numero maggiore e su ampio territorio possono costare meno al singolo e alla denominazione stessa. La proposta del Polo vitivinicolo del Triveneto appare molto interessante e intelligente se orientato alla resilIenza, sostenibilità, nuovi mercati, prodotti comuni, cura ambiente, scelta di terreni vitabili, servizi tecnici di campagna, registri tracciabilità e certificazione. Mettere non solo attorno allo stesso tavolo (forma teorica di “fare squadra”) consorzi, sindacati, datori di lavori, coop, laboratori, consulenti, ma creare realmente una struttura economica ad hoc che raccolga tutti ottimizzando costi fissi, impegni, tempi e modelli.  Già molti anni fa , per esempio, era stata lanciata da Ovse-CevesUni una idea simile che ruotava attorno ai vitigni Barbera e Croatina e Bonarda prodotti da Alessandria a Parma, passando per Oltrepò Pavese e Colli Piacentini (tre Regioni coinvolte Piemonte, Lombardia, Emilia) in modo da creare un unico “Polo Vitivinicolo Oltrepadano” con una sola denominazione, una strategia viticola e vinicola e commerciale nazionale e soprattutto export, compreso controlli e certificazione del vino etichettato commercializzato, Doc o non Doc. Quanti territori italiani potrebbero fare altrettanto per il futuro vitivinicolo tricolore?

Pac UE nuova. Primo segnale di un cambio di passo vero….oppure “contentino”?  

La plenaria (assemblea generale) del Parlamento Europeo ha approvato e licenziato – finalmente – un indirizzo innovativo della futura Politica Agricola Comunitaria (PAC) sulla semplificazione e forte riduzione della burocrazia (carte, dichiarazioni, documenti, firme, certificazioni, allegati, perizie, prove tecniche, registri …) per le aziende agricole (soprattutto piccole sotto i 10 ettari di estensione coltivata). La burocrazia europea ha attanagliato le imprese nelle ultime 2 tornate della Commissione, cioè gli ultimi 15 anni. Questo ha contribuito a bloccare imprese, a chiudere attività agricole, a puntare di più all’abbandono delle terre. La PAC (sono finanziamenti specifici diretti solo al mondo agricolo produttivo) degli ultimi 15-21 anni ha consentito a grandi imprese agricole-industriali (ricordo lo scandalo di 10 anni fa dei fondi ricevuti da tutti i campi da golf europei) di poter fare investimenti strutturali e strumentali compreso ammortamenti e sostegni a grandi produzioni agricole estese di pianura. Ma l’agricoltura – soprattutto in Italia – è per almeno il 30% del totale prodotto da aziende piccole e di alta collina e montagna, in zone difficili e svantaggiate e delicate, oltre che terre appenniniche abbandonate, senza alternativa. Le famose “ecoschede o ecoschemi” di 10 anni fa hanno bloccato la innovazione e l’ampliamento delle piccole aziende impedendo soprattutto nuovi insediamenti in Zone Svantaggiate. Sarebbe molto utile che – con la prossima PAC – le scelte di semplificazione europea collimassero e si abbinassero a certe scelte di politica agraria (e coesione sociale ambientale territoriale) con iniziative nazionali come per esempio la legge sulle ZES nel Centro-Sud Italia e la legge sulla Montagna in via di definizione. Ci vorrebbe che la “semplificazione europea” non fosse una “foglia di fico” scritta in qualche regolamento (a Bruxelles) ma venisse supportata e integrata anche da una scelta di misure e azioni dirette e indirette (i famosi accoppiamenti dei pilastri) più legati al “territorio interregionale” e meno alla singola impresa e alla singola Regione-Provincia. Il contesto agricolo nazionale (e di molti paesi europei) deve trovare misure diverse a seconda che la produzione sia di  specializzazione intensive ed estensiva di pianura oppure sia un caposaldo della specializzazione produttiva di montagna che necessita di un modello regolamentare multilaterale e poliedrico trasversale e orizzontale. Solo così si può produrre benefici e sviluppo contestuali fra mondo agricolo e coesione sociale. Questa sarebbe una vera PAC innovativa .

L’Italia firma l’accordo con il Mercosur a più condizioni …. Sul tavolo anche un incremento del fondo PAC 2028-2035 

Il trattato detto Mercosur sembra vicino al traguardo dopo un pressing di Meloni (Italia) e Macron (Francia) portatori delle istanze degli agricoltori nazionali ed europei. Senza una reciprocità degli standard qualitativi di produzione e di costi di produzione, la bozza della presidente della Commissione Europea non aveva avuto il via libera unanime. Il tema agricolo deve tornare a essere strategico per l’Europa anche in ottiche più ampie, come la base delle nozioni e tecniche del Piano Mattei per i paesi africani. Ma è un tema importante anche di politica interna nazionale. Per questo il governo Meloni ha preteso chiarezza. E Parigi ha condiviso bloccando la firma della von der Leyen già calendarizzata per il 20.12.2025 in Brasile. Il trattato apre aree di libero scambio, di dazi controllati e misurati, di nuovi accessi ai mercati di Argentina, Brasile, Paraguay, Bolivia e Uruguay , paesi legati da un trattato di cooperazione, detto Mercosur. Anche Polonia e Irlanda hanno chiesto chiarimenti in modo che non si crei concorrenza sleale favorendo prodotti a basso prezzo e senza controlli qualità. Senza l’Italia mancava la maggioranza qualificata per la ratifica. L’accoglimento del Mercosur  da parte italiana è strettamente legato al nuovo quadro finanziario della PAC-Politica Agricola Comunitaria del prossimo settenato dal 2028 al 2035. L’offerta di ulteriori 45 miliardi per il mondo agricolo europeo ha sbloccato le resistenze dell’Italia. Vuol dire che invece di una ridimensionamento dei finanziamenti agricoli previsti in bozza, ora l’Italia (in proporzione anche altri paesi europei) ritorna ad avere una disponibilità totale di 41 miliardi di euro, senza nessuna perdita, anzi circa “10 miliardi” in più in 7 anni per i vari piani Regionali di Sviluppo Agricolo. Un vantaggio per tutti i 27 Paesi UE grazie al nuovo accordo fra Commissione UE e i paesi forti agricoli. La trattativa è stata più ampia e non solo riferita alla importanza della “reciprocità” di diversi parametri produttivi e ambientali e sanitari. Gli agricoltori sudamericani sono gravati da vincoli ambientali e sanitari meno rigidi di quelli europei. Per questo è  richiesta la eliminazione della carbon tax (meccanismo applicato in base alle emissioni di CO2) alla dogana per i fertilizzanti. Tutto ciò per allentare la pressione sui prezzi. Con queste risoluzioni, dal governo Meloni arriva la disponibilità alla firma del trattato. Ora bisogna vedere a quali comparti del bilancio UE vedranno ridotte le disponibilità. 

Giampietro Comolli

Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre

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