Prospettiva e cooperazione globali sono essenziali per il SER
5 Dicembre 2007
«Ritengo che la parola Glorea [Spazio globale di ricerca], coniata per la prima volta dalla FES nella sua risposta al Libro Verde, abbia ora acquisito un significato e un contesto»,
ha dichiarato al Notiziario CORDIS il dottor John Marks, amministratore delegato della Fondazione europea della scienza (FES).
«Quando si pensa ad organizzare la scienza nella prospettiva di realizzare progressi, subito entra in gioco la dimensione globale, in quanto riguarda l’importanza della cooperazione tra
gli scienziati, ognuno dei quali svolge il proprio ruolo nello sforzo scientifico globale», ha aggiunto. Il dottor Marks è intervenuto l’ultimo giorno della prima conferenza della
FES in materia di politica scientifica sullo Spazio europeo della ricerca.
Secondo il dottore in fisica, quando si tratta di innovazione, ricerca di frontiera o di affrontare specifici problemi sociali quali i cambiamenti climatici o la comparsa di malattie, è
risaputo che le priorità nazionali o persino europee determinano il tipo di investimenti nella scienza. È necessaria la cooperazione globale tra gli scienziati di un ampio spettro
di discipline scientifiche poiché «risponde alla domanda di collaborazione dei gruppi migliori, che non si trovano necessariamente solo in Europa, tanto meno isolati in un singolo
paese».
Inoltre, esiste anche il problema del crescente ruolo delle costose infrastrutture di ricerca. Dal progetto per l’energia da fusione ITER, che riunisce sette attori nazionali e sopranazionali,
al CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, per il dottor Marks questi sono chiari esempi della dimensione globale delle infrastrutture di ricerca. Per di
più, stanno diventando sempre più indispensabili le reti di apparecchiature e banche dati più piccole. Marks indica a titolo di esempio la banca dati distribuita
dell’Indagine sociale europea, nonché i sistemi di osservazione globale per la ricerca sui cambiamenti climatici e aggiunge che vi è ancora molto altro.
La dimensione internazionale dello Spazio europeo della ricerca è stata affrontata per lo più da una prospettiva economico-politica di concorrenza tra l’Europa e gli Stati Uniti e
il Giappone. Per la comunità scientifica, invece, creare le migliori condizioni per l’eccellenza e per l’abbattimento delle frontiere nella scienza è un’altra prospettiva, di gran
lunga più interessante.
Pertanto, mentre in termini economici la crescita di paesi in via di sviluppo come la Cina, l’India e la Corea è vista come una minaccia, «da una prospettiva scientifica, è
un’opportunità per una più intensa cooperazione».
«Rafforzare la scienza europea farà dell’Europa un partner più attraente. Tuttavia, dobbiamo impegnarci per questo. Disponiamo di ricercatori eccellenti, ma non ci sono le
condizioni che consentano loro di lavorare e in questo il SER potrebbe essere d’aiuto. Desideriamo inoltre un contesto che incoraggi le équipe straniere a collaborare con le migliori
équipe che l’Europa possa mobilitare, indipendentemente dal paese in cui i loro collaboratori svolgono l’attività e in questo caso potrebbe aiutare il contributo europeo per
Glorea», spiega il dottor Marks.
Come spesso si è sentito dire nei circoli europei di politica scientifica, l’ostacolo è costituito dal frammentato panorama scientifico europeo. Da questo deriva l’attuale
dibattito sulla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca, lanciato quest’anno dalla Commissione europea.
Secondo il dottor Marks, «l’Europa presenta un quadro ricco ma frammentato. Riunire le forze delle agenzie nazionali in Europa attraverso il SER renderebbe più accessibile la
scienza europea e quindi l’Europa sarebbe un partner più attraente ai fini della cooperazione».
«La creazione del SER non è un compito che può essere delegato alla Commissione o ai governi. Il SER è una responsabilità comune di tutte le organizzazioni che
si occupano di scienza in Europa e che agiscono in partenariato», conclude.





