Predatori: i lupi fanno razzie di agnello di Zeri

Predatori: i lupi fanno razzie di agnello di Zeri

Stragi di pecora zerasca in Lunigiana. La colpa questa volta non è dei cinghiali. Altra piaga diffusa in tutta la terra di Luni. E’ nuovamente allarme lupi nel Comune di Zeri dove risiede
la più importante popolazione di pecora zerasca, famosa in tutta Italia per le sue carni (l’agnello di Zeri) tanto che è stato anche recentemente protagonista in un ampio servizio
su Rete 4 a “Mela Verde”. Numerosi i casi di “razzie” anche nelle ultime settimane con attacchi frequenti, anche alla luce del sole, che stanno causando danni ingenti alle aziende di allevamento
che abitano il piccolo comune al confine con l’Emilia Romagna (60 allevatori e poco meno di 3 mila capi).

Ma è da anni che gli allevatori sono costretti a subire i raid, ormai diventati frequentissimi, dei lupi. Un’emergenza che la Coldiretti Provinciale (www.massacarrara.coldiretti.it) ha
voluto portare all’attenzione delle istituzioni convocando un incontro che si è tenuto mercoledì sera nella sala consigliare del Comune di Zeri per fra toccare con mano la
gravità del problema e lo stress a cui sono sottoposti, ogni giorno, gli allevatori.

Il vertice, a cui hanno partecipato, oltre ai vertici dell’organizzazione agricola con il Presidente Provinciale, Vincenzo Tongiani, e il Direttore, Francesco Ciarrocchi, l’Assessore
all’Agricoltura della Provincia di Massa Carrara, Domenico Ceccotti, il Presidente della Comunità Montana della Lunigiana, Paolo Bissoli, il Sindaco di Zeri, Davide Filippelli, le
rappresentanti del Consorzio di tutela e il Dirigente della Regione Toscana Responsabile delle calamità naturali e animali predatori, Giovanni Piscolla che ha ribadito che “il Governo
regionale non ha mai stanziato finanziamenti per la reintroduzione della specie lupo, e ha già provato ad intervenire direttamente in sede di Comunità Europea per correggere per
limitare la presenza dei lupi senza però esito”, attivandosi nel frattempo, “con contributi per 800 mila euro, attraverso la legge regionale 25, per finanziare oltre alle assicurazioni
agevolate, per mezzo del Co.di.pra, le misure di recinzione e prevenzione contro i lupi”.

Per ogni lupo “presunto e colpevole” nell’Appennino la Regione ha destinato 4 mila euro “pur ferma la consapevolezza ha spiegato il dirigente regionale – che gli indennizzi non riparano il danno
sociale”. C’è comunque l’impegno, da parte del governo centrale della Toscana, di arrivare alla fonte del problema cercando di ottenere almeno “la cattura delle specie ibride che stanno
spopolando in Lunigiana”. Un faccia a faccia utile per trovare la sponda delle istituzioni, ed in particolare della Regione, unico interlocutore nei confronti del Governo Italiano, che si sono
dette “pronte a collaborare e lavorare per attivare i canali preposti a livello nazionale” visto che le chiavi della soluzione si trovano nella sede della Comunità Europea a Bruxelles. Il
lupo è infatti, secondo una direttiva comunitaria (la direttiva chiamata “Habitat”), tutelato e non è possibile abbatterlo.

Al momento l’unico rimedio è l’assicurazione che “non risolve tutti i problemi – spiega Tongiani – ma che è, in questa fase, un importante paracadute per il reddito. 
L’equilibrio è saltato. Il numero dei lupi è fuori controllo come lo è quello dei cinghiali in tutta la Lunigiana. Stiamo assistendo ad un incremento dell’aggressività
da parte dei lupi che colpiscono ormai con una frequenza disarmante senza curarsi della presenza dell’uomo. L’altra fenomenologia è la velocità di spostamento. Sono nomadi e come
tale capaci di percorrere anche decine di chilometri al giorno. In un anno le aziende hanno perso anche 15-20 capi. E contando che ogni gregge è formato da 60-70 capi significa aver perso
il 20-30% del reddito. E’ inaccettabile”. Nonostante l’appoggio all’iniziativa dei rappresentanti di Provincia, Comunità Montana, e Regione, esiste attualmente un “vuoto” che impedisce di
riportare l’equilibrio sostenibile tra numeri di predatori, in particolare lupi, e agricoltura.

“Ci attiveremo per portare il problema a livello nazionale visto che si tratta di un fenomeno epidemico di tutto l’Appennino Centrale – ha spiegato Ciarrocchi – e da lì arrivare alla
Comunità Europea che deve assolutamente permettere, in casi eccezionali, di limitare i danni dei lupi ferma restando l’importanza di questa particolare specie che deve essere tutelata. Ma
c’è un limite. Se la tutela diventa un danno per l’agricoltura, e per gli allevatori, bisogna rivedere i criteri della tutela”. Coldiretti sottolinea ancora la necessità di
stipulare l’assicurazione così da indennizzare le perdite di capi. Il Codipra, per questa necessità, è riuscito a stanziare risorse a fronte di una polizza molto bassa e
abbordabile da tutte le aziende per venire incontro agli allevatori. “Siamo consapevoli che la perdita di un capo – conclude Tongiani – non trova nel risarcimento-indennizzo, ne la soluzione, ne
la soddisfazione. Ma al momento è l’unica contromisura possibile”.

Leggi Anche
Scrivi un commento