Pazienti e medici in Toscana alleati per gestire la cronicità

Firenze – Cuori in dissesto, polmoni in debito di ossigeno, zucchero come veleno, parliamo della ipertensione medio-grave, del diabete mellito, dello scompenso cardiaco, della
broncopneumopatia cronica ostruttiva e dell’ictus.

Attualmente i 4/5 delle prestazioni sanitarie e i 2/3 dei ricoveri sono richiesti per il trattamento della cronicità. Nel 2020 circa il 60% della popolazione sarà affetto da
patologie croniche. Ecco perché alcune di esse costituiscono il bersaglio prioritario del Piano sanitario regionale 2008-2010 che riserva a questo settore di intervento specifico.

E’ un modo concreto per farsi carico soprattutto della popolazione anziana, in crescita costante. Per quanto riguarda l’indice di vecchiaia la Toscana ha raggiunto valori tra i più
elevati al mondo, che si sono stabilizzati negli ultimi anni, attorno a 192 ultrasessantacinquenni ogni 100 giovani di età inferiore ai 15 anni.

Nella nostra regione ci sono oggi oltre 150.000 pazienti in trattamento con farmaci antidiabetici, un quinto dei quali trattato con insulina; circa 770.000 pazienti in cura con farmaci
antipertensivi; si verificano circa 11.000 infarti miocardici acuti (IMA); poco meno di 11.000 sono gli ictus cerebrali, che si verificano ogni anno; i pazienti toscani con più di 65
anni affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono circa 100.000; gli anziani ultrasessantacinquenni affetti da scompenso cardiaco sono circa 55.000. Per quanto concerne la
comorbilità (ossia il fatto che la stessa persona è colpita da più patologie) si può stimare che gli anziani residenti nella nostra Regione con almeno 3 malattie
croniche siano circa il 9%, pari ad oltre 70.000 ultrasessantacinquenni.

Sanità di iniziativa nei confronti di questi cittadini significa una alleanza tra il paziente e tutte gli operatori sanitari che lo seguono. Per il paziente significa informazione ed
educazione a corretti stili di vita, in particolare l’attività fisica e corrette abitudini alimentari, viste non solo come strumento di prevenzione, ma anche come indispensabile sussidio
nella gestione il più possibile autonoma della patologia. Un » Libretto Personale di Patologia» lo aiuterà a gestire la malattia.

Per gli operatori il «Chronic care model» comporta una integrazione profonda di tutte le professionalità interessate (medici di medicina generale, personale addetto
all’assistenza) e l’impegno a una ricerca attiva dei pazienti per garantire loro la presa in carico e la continuità del percorso assistenziale.

Susanna Cressati

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