Parlamento europeo e agricoltura: sostenere il settore per garantire la sicurezza alimentare dell’Unione Europea
23 Marzo 2024
Parlamento europeo e agricoltura: urge sostenere il settore per garantire la sicurezza alimentare dell’Unione Europea.
Bene ma gli agricoltori e i vignaioli, hanno bisogno anche di una nuova strategia a medio lungo termine pe assicurarsi un futuro più sostenibile, in Italia e in Europa
NOTA DEL DIRETTORE
C’è soddisfazione dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen al Consiglio Ue, sulla semplificazione, del giusto prezzo e degli aiuti di Stato per l’agricoltura. Queste dichiarazioni si allineano alle richieste della premier Meloni per adattare la Politica agricola comune al cambiamento e ridurre la burocrazia. Ma l’approvazione deve essere rapida da parte del Parlamento per sostenere un settore agricolo, del vino in particolare, resiliente e sostenibile per garantire la sicurezza alimentare dell’Unione Europea. Ecco cosa ne pensa il Dott. Giampietro Comolli, esperto conoscitore di problematiche inerenti all’agricoltura, UE, Leggi e normative, PNRR…
Giuseppe Danielli
Newsfood.com, 24 marzo 2024
IL VINO EUROPEO NON HA BISOGNO DI FOGLIE DI FICO, QUELLO ITALIANO MEN CHE MENO. CORAGGIO PRIMA POSSIBILE. Più SI ASPETTA MENO SI ARRIVA. MANCA UNA POLITICA AGRICOLA NAZIONALE DA 40 ANNI… PER NON PARLARE DELLA PAC DEI POTERI FORTI!
E’ vero che il vino italiano anche nel 2023 ha segnato ancora una posizione produttiva ed economica primaria. Su 12 miliardi di euro, più di 6 miliardi sono fatturati all’estero…così tutti dicono. E’ vero che i dati statistici confortano un sistema e un modello che negli ultimi 20 anni ha visto crescere il comparto e i settori con imprese nazionali sul mercato (mercati) in buona posizione. Etichette e vini tricolori hanno vinto premi, notorietà, considerazione e anche nuovi mercati. Ma il 2023 ha anche segnato “e sommato” un insieme di piccoli e grandi segnali che devono attirare l’attenzione e le considerazioni di chi – nel vino – ci vive da sempre come il sottoscritto. Da piccolo produttore sui colli piacentini (anni ’80) a manager di grandi imprese e grandi denominazioni. In 55 anni ho visto già diversi cambi, troppi. L’ultimo è quello che vede un calo di vendite-consumi (vanno di pari passo sempre) dei vini rossi (non solo italiani) in generale (ma non tutti) e un primo rallentamento delle bollicine (non solo italiane) con un maggiore incremento (seppur minimo) negli ultimi due anni dei fatturati-valori rispetto alle quantità-volumi. Un rapporto che in Italia negli ultimi 30 anni era stato oggetto di dibattito e di proposte ovunque, in qualunque sagra!Ebbene – secondo me e l’ osservatorio.ovse.org che ho l’onore di presiedere dalla sua fondazione nel 1991 in Uni Cattolica – la attuale situazione mercantile, consumi, sociale, di crisi e di cambiamenti è un segnale, non chiaro ma complesso da valutare e interpretare con urgenza da chi ha un po’ di “materia e leve” in mano. Non c’è chiarezza su quanto durerà questa situazione, ma c‘è certezza che probabilmente “ dal covid in poi” non si tornerà indietro. Per cui motivazioni come inflazione, costi dei fattori produttivi, clima non sono (e non devono essere scuse e foglie di fico per chi organizza il sistema) gli “elementi” principali su cui ragionare per trovare soluzioni, alternative, proposte.Come pure le analisti tecniche enologiche-agronomiche-docenziali sulle strategie di nuove o vecchie vinificazioni, tipi di imbottigliamenti, assemblaggi, invecchiamenti… non servono e non risolvono nulla in questo momento storico e sociale e nel futuro prossimo. Ecco che anche i fattori “economici” e monetari non sono fondamentali, ma contribuiscono solo a consolidare e ingigantire una complessità dello “status viticolo enoico” , non solo nazionale, che ha bisogno di un cambiamento integrato e supplementare per trovare una strada verso il futuro.Non solo l’industria italiana ma anche all’agricoltura italiana manca un Piano Nazionale Agricolo da 50 anni, serio e strategico, di asset e di indirizzi che veda il mondo produttivo sempre più strettamente collegato a ambiente, alimentare, consumi, coesione territoriale e sociale. Una visione nuova composta di regole operativa (non teorici testi unici non sempre applicati, controllati, responsabilizzati) deve essere indirizzate più alle persone che alle cose, più a politiche di lungo periodo, con più legami fra tipicità produttiva e dimensione aziendale e distrettuale. Abbinando riduzione delle etichette (e formule comunicative connesse e palliative), favorendo concentrazione di imprese piccole non solo grandi, incentivando a smettere prodotti, razionalizzando canali merceologici in base l valore, riformulando con intelligente e liberale impostazione tutto il comparto. Difficile? Sacrifici? Scelte? Molti paesi lo stanno già facendo in più settori come meccanica,manifatturiero e agricolo. La Pac va cambiata prima possibile rivolgendola più verso necessità territoriali (soprattutto svantaggiati e fragili e lontani) che al sostegno del reddito (che si tramuta fin aumento del fatturato di grandi imprese) e produttivi con prezzi remunerativi certi, anche dazi per tutelare le eccellenze europee alla base delle scelte con il Trattato di Roma e di Lisbona.L’ Agricoltura deve essere vista – politicamente – come un valore diretto e aggiunto al territorio nazionale… come la tutela delle coste e della pesca. Siccità, caldo in vigna, vigneti da spostare, vigne più estensive, opzione vitigni autoctoni e resistenti e resilienti rispettando (e salvando) la Vitis vinifera, capire e anticipare i consumatori, pesare gli atti e i luoghi di acquisto, il peso sociale della coesione prodotto-consumo, elementi culturali e religiosi, concentrazione e semplificazione etichette… sono solo alcune e le più importanti gambe di un tavolo “agricolo-viti-vinicolo” che deve essere aperto e affrontato prima possibile… ovviamente con dati economici e finanziari presenti ma non primari.Si va verso un 25-34% di popolazione che non berrà più vino (per diversi motivi da tenere presente) rispetto a continuità e stagionalità di oggi. Siamo in Italia sotto i 30 litri di consumo pro capite annuo. Occorre un cambio di prodotto e di distrettualità sostenuto da norme lineare ma diversificate per tipo di azienda e regione, con PSR interregionali e non locali, un nuovo regime di impiantistica e reimpianti di vigne con innovazione di prodotto in certe zone che per clima non sono più idonee a produrre quell’ottima bevanda “vino” oggi, e domani.Avere ben presente (attraverso scelte nazionali strategiche politiche di sostegno) quale è la richiesta dal mercato a cominciare da un prezzo al consumo allineato alle disponibilità individuali, di paesi, per mercati, per tipologie. Il vino sui mercati sarà sempre più diversificato e concentrato in due fasce.
Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà
Redazione Newsfood.com
Contatti
Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
next generation fund, UE, su Mes e su Recovery Fund, Unione economica e monetaria, Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza Comitato interministeriale per gli affari europei del 9 settembre scorso,





