Origine dei prodotti in etichetta: l’UE dice no al latte

Origine dei prodotti in etichetta: l’UE dice no al latte

“È giunto il momento di dare risposte concrete sia ai produttori sia ai consumatori. Ai produttori bisogna assicurare la difesa del loro prodotto sul mercato ed i consumatori hanno il diritto di sapere cosa stanno acquistando e consumando”.

Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, ha presentato oggi, in una conferenza stampa, lo schema di decreto ministeriale recante ‘Norme in materia di etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari’.

Il provvedimento verrà notificato alla Commissione Europea ai sensi della Direttiva 98/34/CE per le valutazioni di competenza.”

Così, nell’agosto 2009, veniva annunciata la nascita del decreto: la Commissione UE ne ha decretato la morte il 23 aprile scorso, con la pubblicazione della Decisione (UE) 2010/229/UE (testo integrale nelle Note Finali).

I frequentatori di questa rubrica conoscono bene la nostra opinione circa le innumerevoli iniziative che Associazioni e governanti stanno da tempo mettendo in campo per introdurre l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti alimentari. All’argomento abbiamo dedicato svariati articoli (citati nelle Note Finali), quindi eviteremo di ripeterci.

E’, invece, interessante, esaminare gli obiettivi che il decreto si proponeva di raggiungere e le corrispondenti considerazioni espresse dalla Commissione.

“Le autorità italiane sostengono che il decreto notificato è necessario per definire e regolamentare il sistema di rintracciabilità del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari.
Inoltre sostengono che il decreto notificato è necessario per regolamentare l’etichettatura dei prodotti alimentari di cui all’articolo 1 del decreto in questione, al fine di provvedere alla massima tutela degli interessi dei consumatori.”.

In sintesi, rintracciabilità e tutela del consumatore, vale a dire i soliti argomenti chiamati in causa ogniqualvolta si vuole giustificare l’imposizione dell’origine in etichetta.

Argomenti che, come si vedrà, la Commissione, ancora una volta, non ha ritenuto validi.

“In relazione alla tracciabilità dei prodotti di cui all’articolo 1 del decreto notificato, in base al regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, … occorre predisporre, attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione, un sistema generale per la rintracciabilità dei prodotti che abbracci il settore alimentare, onde poter procedere a ritiri mirati e precisi o fornire informazioni ai consumatori o ai funzionari responsabili dei controlli. In particolare, … gli operatori del settore alimentare devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento nonché le altre imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti. Inoltre l’articolo 19 del regolamento in questione prevede obblighi specifici per gli operatori del settore alimentare. L’obbligo dell’indicazione di origine sui prodotti finiti in questione non rappresenta un’informazione necessaria ai fini del rispetto di detti requisiti in materia di rintracciabilità.”

In altre parole, come abbiamo a suo tempo cercato di argomentare (si veda l’articolo Origine degli alimenti in etichetta, rintracciabilità, sicurezza dei consumatori), le disposizioni già cogenti ed in particolare una corretta gestione dei lotti e della tracciabilità interna sono condizioni più che sufficienti allo scopo.

“Inoltre, se si eccettua un riferimento generico alla necessità di tutelare gli interessi del consumatore, le autorità italiane non hanno fornito alcuna giustificazione tale da permettere di concludere che, per quanto concerne i prodotti elencati all’articolo 1 del decreto notificato, l’obbligo dell’indicazione di origine rappresenti un’informazione necessaria …”.

Riferimento generico, quindi, né poteva essere diversamente, dato che gli interessi che si intende proteggere non sono propriamente quelli dei consumatori!

Le reazioni alla bocciatura non si sono fatte attendere. Ci piace, peraltro, cominciare con le dichiarazioni del neo-ministro Galan, la cui pacatezza (tanto diversa dagli strilli di chi lo ha preceduto) ci fa ben sperare:

“Prendo atto della decisione della Commissione europea relativa alla proposta di decreto ministeriale italiano che disciplina l’etichettatura del latte.
Sarà mia cura prendere in mano il dossier per rendermi conto di quali passi ulteriori fare su questo delicato versante del consumo e della produzione.”

Di tutt’altro tenore Coldiretti:

“In una situazione in cui tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro in vendita sugli scaffali sono “spacciati” come Italiani, ma contengono latte proveniente da mucche straniere, continueremo con decisione la battaglia per la trasparenza a difesa degli allevamenti italiani e dei consumatori. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare la decisione della Commissione Europa sulla proposta di decreto ministeriale di Luca Zaia che disciplina l’etichettatura del latte.”

Come si vede, nulla di nuovo. In particolare, l’accenno ai prodotti “spacciati” per italiani, (pur se mette allo scoperto le reali motivazioni che hanno mosso questa iniziativa) non può non far sorridere. Davvero il presidente Marini ritiene che i produttori disonesti (che pure ci sono) si facciano spaventare da un (sia detto con tutto il rispetto) semplice decreto?

“Le autorità italiane non hanno dunque dimostrato che l’indicazione di origine prevista dal decreto notificato è necessaria…”.

Note finali

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22 aprile 2010 relativa alla proposta di decreto ministeriale italiano
che disciplina l’etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari

 

Decreto Ministeriale: ‘Norme in materia di etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato
microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari’.

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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Commento ( 1 )
  1. FoodForum
    2 Gennaio 2015 at 6:24 pm

    Buongiorno,

    sull’argomento segnalo l’interessante discussione intitolata “Latte con Bollino DOC” (http://www.taff.biz/legislazione-alimentare/507-5-latte-con-bollino-doc/1) aperta su Talkin’about Food Forum – TAFF – e a cui, tra gli altri, partecipa lo stesso Dott. Alfredo Clerici (http://www.taff.biz/utenti/alfclerici).

    Cordiali saluti,
    FoodForum

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