OGM sì, OGM no: Allevatori e agricoltori tradizionali DOC in estinzione

OGM sì, OGM no: Allevatori e agricoltori tradizionali DOC in estinzione

Fa molto discutere la nuova proposta di legge della commissione europea che permetterebbe agli stati membri di bloccare la coltivazione anche di quei pochi OGM autorizzati nel catalogo comune europeo (nello specifico il mais mon810 e la patata Amflora), sollevando dubbi di materia ambientale o di ordine pubblico.

Attualmente la direttiva 2001/18/CE impone a tutti gli stati membri di permettere la coltivazione delle varietà gm che abbiano già superato l’iter di approvazione in sede
comunitaria, se però dovessero essere pubblicati nuovi studi che insinuassero una possibile tossicità sulla salute umana o ambientale, qualunque membro può sollevare la
cosiddetta clausola di sicurezza bloccando di fatto la coltivazione del singolo evento OGM incriminato.

A questo punto l’EFSA, l’autorità di controllo europea, farebbe vagliare i nuovi dati da diversi ricercatori del settore e, se confermati, revocherebbe l’autorizzazione alla
coltivazione. Questa clausola è già stata usata da diversi stati negli anni, anche se poi gli studi portati si son rivelati insignificanti da un punto di vista statistico (qui e
qui) e alle volte mancanti proprio di alcuni dati fondamentali (come nel caso dell’Austria).

Direte voi: quindi cosa cambia? Cambia che, mentre prima, per poter bloccare la coltivazione bisognava basarsi su dati scientifici verificati, ora basteranno delle motivazioni meramente
politiche che non dovranno più passare sotto il vaglio della scienza.

Molte associazioni contrarie all’uso di piante gm cantano vittoria, ora non dovranno più sovvenzionare istituti di ricerca (come il francese ed “indipendente” CRIIGEN, finanziato da Greenpeace) perché producano documenti scientificamente discutibili per cercare di portare avanti le loro tesi,
peraltro smentite da 15 anni di nutrizione animale a base di ogm, gli basterà fare un po’ di pressione sulla politica! Cosa che gli riesce anche indubbiamente meglio.

E intanto la superficie coltivata nel belpaese diminuisce e importiamo sempre più dall’estero. Il
danno economico per il blocco delle coltivazioni gm attuato in Italia è stimato tra i 150 e i 400 milioni di Euro. Forse è ora, dopo dieci anni di agonia agricola, di ripensare un
momento ai dogmi su cui abbiamo basato le nostre politiche agrarie, tutte, perché gli ogm non sono che una parte del problema che è molto più ampio e si può
riassumere nella mancanza di ricerca e innovazione che ha devastato anni di Eccellenza nel campo della selezione varietale nella quale noi italiani eravamo all’avanguardia nel mondo, oggi
invece i semi li compriamo all’estero.

Stefano Fanetti
Newsfood.com

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