Newsfood.com vi consiglia una gita a Venafro nell’alta valle del Volturno
17 Ottobre 2009
Venafro (IS)
Sorge ai piedi del monte Santa Croce (1.026 m s.l.m.), ad una altezza di 222 m s.l.m., mentre l’altezza del territorio comunale varia da 158 a 1.205 m s.l.m.
Il territorio comunale si estende nella omonima piana, attraversata dai fiumi Volturno e dal San Bartolomeo, le cui sorgenti sono localizzate proprio nel centro di Venafro, li dove si trova il
laghetto (“la pescara”).
La città è conosciuta come “porta del Molise”, come punto di transito obbligato dalla Campania (attraverso la strada statale 85 “Venafrana” oppure, in caso di tragitti sud-est con
la nuova Variente Esterna, inaugurata a settembre 2008, che evita il centro abitato) o dal Lazio (attraverso la SS 6 – dir., la diramazione della strada statale 6 Casilina verso Cassino).
VENAFRO: LE FESTE RELIGIOSE
Il primo maggio si celebra la Festa della Croce, con messa all’aperto sulla cima di monte Santa Croce.
-Il 17 maggio, giorno di San Pasquale, le statue dei Santi Martiri vengono trasferite in processione dalla Chiesa dell’Annunziata alla Basilica di San Nicandro.
-La domenica di Pentecoste si festeggia la Madonna delle Rose, presso l’omonima chiesetta sita in Via Pedemontana, dove per tutto il mese di maggio vengono celebrate sante messe.
-Il 13 giugno, nel centro storico, si svolge la processione di S. Antonio.
-Il 16, 17 e 18 giugno si festeggiano i Patroni della città: i Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria.
-Presso la chiesetta sita in zona Colle, il 2 luglio si festeggia la Madonna delle Grazie, preceduta da un novenario.
-Il 15 e 16 luglio si celebra la Madonna del Carmelo. Preceduta da un novenario, la festa si svolge nei pressi del Duomo, nella chiesa del Carmine della parrocchia di San Giovanni in Platea, dove
termina la processione del 16 luglio.
-Il 2 agosto a Vallecupa (fraz. di Venafro) si festeggia la Madonna degli Angeli.
-Il Beato Padre Pio viene festeggiato il 23 settembre presso il Convento dei Frati Cappuccini, in Viale San Nicandro.
-La prima domenica di ottobre, a Ceppagna (fraz. di Venafro), si festeggia la Madonna del Rosario.
-Il giorno 11 novembre si svolge la festa di San Martino presso l’omonima parrocchia.
VENAFRO: LA GASTRONOMIA
Il prodotto tipico più celebrato è “i v’scuott” (il tarallo). Ottenuto impastando farina, olio extravergine d’oliva (rigorosamente prodotto da olive venafrane!), sale e
finocchietti, “i v’scuott” si arrotola a treccia, si lessa e successivamente si inforna. Da qui “bis cotto”.
I “v’scuott” (stessa pronuncia e stesso articolo tanto al singolare quanto al plurale -magia del dialetto!-) è buonissimo, sia inzuppato nel latte che nel vino. Una qualità senza
pari che incanta chi l’assaggia.
Famoso il detto venafrano: I Signor manna i “v’scuott” a chi n tè i rient (Iddio manda il biscotto -la fortuna- a chi non ha i denti -non è in condizione di godersela-). I
“v’scuott” si preparavano in occasione di cresime, battesimi e feste varie, soprattutto per i matrimoni.
E’ infatti assai diffuso il motto popolare: “quand c’ magnamm st’ v’scottra?” (quando mangeremo i biscotti? -un modo simpatico di dire: “quando ti sposi?”-).
Un’altra prelibatezza erano “L’nocch” (le chiacchiere napoletane).
Il termine nocch’ deriva da “fiocco”, con evidente richiamo alla loro forma.
Molto semplice la ricetta: farina, zucchero, uova, olio d’oliva (oggi inopportunamente sostituito dal burro) e liquore aromatico.
A cottura avvenuta si cospargono di zucchero. A Venafro si usa mangiarle in particolare a Pasqua e Carnevale.
La pastiera di riso è un dolce tipico di Venafro.
Realizzata con pasta frolla, riso cotto nel latte e cannella, zucchero, uova, frutta candita e ricotta, con l’aggiunta di un liquore aromatico.
Servita calda è un dolce buonissimo che nel periodo pasquale è d’obbligo nelle case dei Venafrani.
I “C’ciariegl'” (piccoli ceci), devono il nome alla loro forma.
Dolci tipici del capodanno si preparano con uova, farina, zucchero e buccia di limone: si friggono e si passano nel miele caldo. Ottimi da spiluccare.
I “Sciusc'” (da soffio, ad indicare la loro morbidezza) sono dei cerchietti che si impastano con infuso di rosmarino, buccia d’arancia e di mele, fico secco, cannella, chiodi di garofano e vino
bianco. Il tutto si frigge nell’olio (sempre rigorosamente venafrano doc). I “sciusc'” si preparano a fine anno, a S. Silvestro.
Anticamente, a San Silvestro, si usava andare casa per casa a cantare “sciusc e p’ sciusc”, un motivetto che consentiva di ricevere in premio la ” delizia” ancora fumante, magari abbinata ad un
buon bicchiere di vino.
Il baccalà “alla m’ntanara” deriva da “m’ntan” (frantoio) e non da “montanara” come sarebbe facile supporre. Piatto tipico di dicembre, il periodo della molitura delle olive, è
nient’alto che baccalà lesso immerso nell’olio appena uscito dalle mole, fritto con aglio e peperoncino.
Una delizia, da mangiare con il pane fatto in casa.
Anche il baccalà “ch’ì puorr” (coi porri) è un piatto tipico venafrano, caratterizzato dall’abbondanza delle verdure.
Occorre friggerlo coi porri ed il pomodoro, aggiungendo del peperoncino. Un piatto invernale assai gradito, soprattutto se fumante.
Il “cuanscion” (qua nessuno) è una specialità realizzata con pasta frolla ripiena di bietole, olive ed acciughe.
Erano il pasto tipico del Venerdì Santo e il nome ne sottolinea la prelibatezza: “qua nessuno” (non lo divido con nessuno).
Le “p’zzell” sono frittelle ripiene di cavolfiori, di baccalà o di alici. Anche le “p’zzell” sono una pietanza tipica del Venerdì Santo, giorno in cui assolutamente non si mangia
carne.
I “Turciniegl'” (attorcigliati) sono prodotti con pasta di pane arricchita da strutto e “cicur'” (ciccioli) di maiale. Si preparano soprattutto nel periodo freddo, in cui tradizionalmente si
ammazza il maiale.
La “frttata r’ Pasqua” (frittata di Pasqua) si prepara con tantissime uova, da 33 (gli anni di Cristo) in su, fino a 100.
Vi si amalgamano le interiora di agnello lessate e tagliate a pezzettini e la “nptella” (specie di menta selvatica)
La “pulenta ch’ì caurigl” (polenta verde) si ottiene invece mischiandola ai cavoletti “poverelli”, che nel dialetto venafrano diventano “caurigl'”, dalla fusione delle due parole. E’ un
piatto da gustare soprattutto se la polenta viene riscaldata aggiungendo olio, aglio e peperoncino.
VENAFRO: LE TRADIZIONI
I “favor r’ San Giuseppe” (falò di san Giuseppe) sono i caratteristici fuochi notturni che, nella notte del 19 marzo, oltre a testimoniare la devozione al Santo, annunciano la
primavera.
I Venafrani sentono molto questa tradizione, tant’è che anche i giovani si ritrovano tutti intorno al fuoco, a cantare, ballare e mangiare.
E’ un momento di grande socializzazione, in cui si rinfocola lo spirito della “venafranità”.
La “corsa ri ciucc'” (corsa degli asini) si svolge a S. Nicandro, dentro al catino del Verlascio, l’antico anfiteatro romano.
Una sorta di piccolo palio, seppure vissuto in tono scherzoso.
I “carr r’ Carnval” (Carri di Carnevale) sfilano per le strade della città per festeggiare insieme l’ultimo di carnevale (il martedì che precede le Ceneri) fra canti, balli e
allegorie. Sono la gioia soprattutto dei più piccini, che sembrano ignorare del tutto il freddo pungente del periodo, al culmine dell’inverno.
Un tempo il Carnevale ruotava attorno alla “follia”, la maschera venafrana impersonata da una donna che aveva il compito di coinvolgere e trascinare l’intera città nel turbine del
Carnevale.
La “rotta r’ l’ p’gnat” (rotta delle pignatte) e “gl’albr r’ la cuccagna” (l’albero della cuccagna) sono giochi popolari che si svolgono intorno al castello Pandone in occasione della festa
dedicata alla Madonna delle Grazie, il 2 e 3 luglio.
E’ il periodo giusto per gustare la gastronomia estiva ed i sottaceti.
VENAFRO: LE USANZE
La “‘Nferta r’ Caprann” (l’offerta di Capodanno: era il regalo che i bambini si aspettavano dai genitori, dai nonni e dai parenti in occasione del Capodanno.
Si alzavano di buon’ora e “vrzella” (borsetta) alla mano correvano a porgere gli auguri ricevendone in cambio monetine o dolciumi.
“I Cummìt” è la caratteristica Pasquetta che a Venafro, contrariamente a quanto accade nel resto d’Italia, non si celebra il lunedì dell’Angelo, ma il giorno
successivo.
Una posticipazione dettata dal fatto che il giorno seguente la Pasqua viene dedicato a “i Puntfcal” (il Pontificale), una messa in Cattedrale durante la quale il Vescovo, al termine di una lunga
predica, benedice Venafro e le sue frazioni.
Dopo la messa mattutina del giovedì santo le campane delle chiese venivano “legate”, ossia smettevano di suonare fino alla vigilia di Pasqua.
Dopo la messa di sabato le campane venivano “sciolte” e cominciavano a suonare tutte assieme.
Allo “sciogliersi” delle campane le mamme facevano stendere i bimbi a pancia in giù, ritenendo che tale gesto li avrebbe protetti per tutto l’anno dal mal di pancia.
I bambini ancora incapaci di reggersi in piedi, invece, venivano poggiati a terra nella convinzione che in tal modo avrebbero imparato a camminare più in fretta.
Un’altra insolita usanza legata alla settimana di Passione era quella di recarsi a lavare pentole, padelle e teglie alla fontana “r’ la rotta” (della grotta), una fontana in prossimità
delle “quattro cannelle”.
Le donne strofinavano accuratamente le loro pentole con sabbia, cenere ed erba selvatica; dopo averle risciacquate alla fontana della grotta le lasciavano ad asciugare al sole, dove il rame
brillava come nuovo.
VENAFRO: I GIOCHI DI UNA VOLTA
-Gioco del “Mazza e pìuz” (mazza e piolo): consisteva nel picchiare la mazza sull’estremità di un piolo in modo da farlo sollevare da terra e poi colpirlo con forza a mezz’aria, per
scaraventarlo il più lontano possibile
-Gioco dell'”Arancio, mela e pera”: in due facevano roteare la corda attorno ad un terzo che, saltellando per evitare di incespicarne, ripeteva senza sosta “arancio, mela e pera – arancio, mela e
pera”.
Al primo saltello errato la corda si fermava e al centro passava chi all’inizio del gioco aveva scelto il nome corrispondente al frutto pronunciato al momento del saltello sbagliato.
-Gioco delle “vricc” (sassolini): Si giocava con cinque sassolini a testa.
L’abilità consisteva nello scagliare un sassolino in aria e riafferrarlo al volo dopo aver raccolto, sempre con la stessa mano, gli altri quattro sassolini da terra.
-Gioco del “Uall ciuopp” (gallo zoppo): si disegnava a terra una grande tabella con scritti a gesso i giorni della settimana.
Saltellando su un solo piede occorreva far avanzare un sasso evitando che uscisse dal percorso tracciato.
Chi riusciva a percorrere senza interruzioni l’intera “settimana” prendeva un punto.
Con sette punti la vittoria era assicurata.
-Gioco de “i cuavaglion” (il cavallone): un gioco maschio, riservato ai ragazzi già cresciutelli o comunque di forte costituzione fisica.
I componenti di una delle due squadre si disponevano chini uno dietro l’altro, contro un solido appoggio (un muro o un palo), mentre quelli dell’altra squadra, dopo una breve rincorsa, saltavano
in “groppa”.
Era una gara di resistenza; quando chi stava sotto crollava il gioco riprendeva a ruoli invertiti.
Dove Mangiare a Venafro
DOC
Risto-pub beer & wine
Via C. De Utris, 18/20
VENAFRO
328 1784033
Ristorante-Pizzeria Al Traliccio
Pizzeria – Forno a legna
Strada St. 85 Venafrana
VENAFRO
0865 927232 – 333 7033928
Ristorante-Pizzeria Amphitryon
Pizzeria – Forno a legna
Strada St. 85 Venafrana – località La Madonnella
VENAFRO
0865 903749
Ristorante-Pizzeria Il Quadrifoglio
Pizzeria – Forno a legna
Strada Statale 85 Venafrana
VENAFRO
0865 909886
Ristorante La Dorada
Via Appiano, 9
VENAFRO
0865 910000
Ristorante Le Mele Blu
Via L. Da Vinci, 10
VENAFRO
E’ gradita la prenotazione 0865 904337
Ristorante Bar Elisa
Via Machiavelli Nicolo’, 16
VENAFRO
0865 903191
Eleven Club Risto-pub
Via Mailla, 13
VENAFRO
0865 903340
Ristorante-Pizzeria Masaniello
c/o Venafro Palace Hotel
SS 85 Venafrana, kM 18,840
VENAFRO
0865 902263
Ristorante Il Ghiottone
Ristorante-Trattoria da Gabriella
Ristorante La Tana del Conte
Risterante-Pizzeria Jester’S Castle Club
Ristorante-Pizzeria La Villa di Lucullo
Via Licinio
VENAFRO
333 3095795
Ristornate-Pizzeria La Riviera
Ristorante La Cantina
SS 6 dir
VENAFRO
Dove Dormire a Venafro
Dimora del Prete di Belmonte
Via Cristo 49
VENAFRO (IS)
329 6939118 – 0865900159 – fax 0865900159
http://www.dimoradelprete.it – info@dimoradelprete.it
Hotel Dora
Strada Statale 85, KM. 24,600
VENAFRO
0865 908006 – 0865 911100
Venafro Palace Hotel
Strada Statale 85, kM 18,840
VENAFRO
0865 902263
Pensione Elisa
Via Nicolò Machiavelli, 16
VENAFRO
0865 903191 – 0865 903626
Notizie tratte da: http://www.comune.venafro.is.it
Redazione Newsfood.com





