Neve sugli olivi a Partanna nel Belìce – 2018 anno nero per Evo italiano

Neve sugli olivi a Partanna nel Belìce  – 2018 anno nero per Evo italiano

Lo specchio della crisi del Paese, anche nel netto calo della produzione olearia in Italia

di Maurizio Ceccaioni

Annata nera per i produttori di olio nostrani, che a vario titolo hanno subito perdite dal 30 all’80% rispetto al 2017.

Povera Italia! Nonostante le tante buone intenzioni propagate dal Governo, la fase negativa che stiamo vivendo ormai da troppi anni e che oggi fa parlare di recessione, vede sempre più i nostri giovani lasciare il Paese in cerca di futuro.

Anche le campagne non fanno eccezione a questa “regola”, perché i costi di produzione sono sempre più alti e i guadagni non arrivano spesso a compensare le spese, anche se il settore agroalimentare italiano è ritenuto ancora sui mercati internazionali, garanzia di qualità.

Ma nonostante una certa positività evidenziata durante la presentazione della LXXI edizione dell’Annuario dell’agricoltura italiana 2017 (Vedi) redatto dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), c’è ormai un dato certo: il 2018 è stato un anno nero per gli olivicoltori italiani e per l’olio extravergine di oliva in particolare.

Una produzione d’eccellenza per la nostra economia che conta ad oggi su poco più di un milione di ettari coltivati e una produzione che, con circa 400mila tonnellate/anno di olio, la porta al secondo posto nel mondo dopo la Spagna, dall’alto del suo milione di tonnellate annue.

Olio spagnolo che – come già ai tempi dei Romani – contribuisce in gran parte a soddisfare la richiesta del nostro Paese, con circa 500mila tonnellate l’anno.

 

Raccolta delle olive presso Partanna (Tp)

Un anno nero, dicevamo, perché se non fosse bastato il batterio della ‘Xylella fastidiosa’ nel Salento, che ha colpito milioni di piante, fattori determinanti sono state anche le infestazioni di grandi nemici delle olive, come ‘mosca’ e ‘tignola’.

Ma a far precipitare le cose ci si sono messe soprattutto le avverse condizioni meteoclimatiche che, come ha ricordato Coldiretti, dalla Puglia all’Umbria, dall’Abruzzo sino al Lazio hanno danneggiato almeno 25 milioni di piante d’ulivo, con danni fino al 60% in alcune zone.

Già a luglio 2018 le previsioni del Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) davano in netto calo la produzione dell’olio extravergine d’oliva italiano e siciliano in particolare. Previsioni confermate dall’Istat, che rilevavano un calo del volume produttivo del 37% e un crollo del valore sul 2017, superiore al 42%.

La conferma è poi arrivata a raccolta conclusa, con dati che parlano anche di una diminuzione dell’80 % in talune zone della Trinacria.

A pagarne le conseguenze i grandi, ma principalmente i piccoli produttori. Come il Partannese Roberto De Gennaro Crescenti, (Video intervista) giovane promessa della lirica e olivicoltore per passione.

Quella ereditata dal nonno materno con un nome blasonato come per Partanna è stato quello della famiglia Crescenti e rinvigorita dai genitori, ambedue medici.

Uliveti che si trovano ai piedi di questo paese dalla storia che si perde nella notte dei tempi. In quella Valle del Belìce che ci riporta alla memoria il devastante terremoto del 1968.

Qui – come in gran parte del Trapanese – si produce un ottimo olio extravergine d’oliva a cultivar Nocellara del Belìce, che nel suo piccolo contribuisce qualitativamente all’economia agricola della zona.
Molto deluso per la raccolta Roberto De Gennaro Crescenti, titolare del marchio, che dice amaramente: «Per quanto riguarda la produzione, quest’ultimo anno è meglio “sprofondare”. Di solito raccogliamo sui 6-700 quintali l’anno, perché in questi terreni la resa è sempre ottima anche quando c’è un sovraccarico, ma il 2018 è stata veramente una brutta annata, anche se siamo stati tra i pochissimi ad aver avuto una resa del 21 %. Adesso speriamo in un 2019 senza malattie, dato che ha già fatto molto freddo e nevicato abbastanza».

Neve sugli olivi a Partanna nel Belìce

Neve tra gli uliveti del Trapanese

Malattie e “cambiamenti climatici”, non sono i soli fattori che hanno fortemente danneggiato la produzione olearia italiana, perché c’è anche l’accordo fatto dall’Unione Europea con il governo della Tunisia, per le esportazioni a dazio zero verso i paesi membri.

Stiamo parlando del Regolamento di esecuzione 2016/605 della Commissione Ue adottato il 19 aprile 2016, per un totale di 35mila tonnellate annue di olio vergine di oliva NC 1509 10 10 (olio di oliva lampante) e 1509 10 90 (olio d’oliva e sue frazioni, anche raffinati, ma non modificati chimicamente, vergini e altro), per il 2016 e il 2017. Accordo che la Tunisia ha chiesto di prorogare.

Ma non sono solo queste 70mila tonnellate totali ad entrare sui mercati Ue, perché a queste vanno sommate le circa 57mila tonnellate concesse definitivamente dopo l’accordo del 1995 tra Tunisi e Bruxelles.
Non olio d’oliva extravergine quindi, ma pur sempre un olio vergine agguerrito concorrente del nostro, prodotto sull’altra sponda del Mediterraneo a 2 euro/litro; cioè almeno 5 euro in meno di quello italiano.

E pur se non stiamo toccando direttamente il nostro “oro verde”, cioè l’extravergine che esportiamo in tutto il mondo, la preoccupazione è evidente tra i produttori nostrani. Tanto che la passata estate Coldiretti aveva già parlato di «Una vera invasione di olio di oliva dalla Tunisia con un aumento record del 260% delle importazioni nel 2018 rispetto allo scorso anno».

 

Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com
Contatti

Leggi Anche
Scrivi un commento