Nasce un nuovo modello di rating per i “paesi emergenti”
3 Giugno 2008
Anticipare le crisi bancarie e di liquidità e classificare i «paesi emergenti» in base al loro rischio di default grazie all’analisi di oltre cento variabili: dal quadro
macroeconomico interno e internazionale al debito pubblico ed estero, dalla composizione del debito ai principali aspetti monetari e fiscali, dai tassi di interesse e di cambio alla performance
e solidità del settore bancario, dalla governance alla stabilità istituzionale.
Si chiama «ABI Country Risk Kompass» ed è il nuovo sistema di early warning, messo a punto dall’ABI e dall’Università di Bologna. Il modello di
rating – primo nel suo genere a livello internazionale – è stato presentato in occasione del Forum sul rischio paese che si è svolto oggi a Roma presso la sede dell’ABI.
«Le economie emergenti – ha detto il Direttore generale dell’ABI, Giuseppe Zadra – rappresentano sempre di più la forza trainante del commercio mondiale e degli investimenti
diretti esteri, oltre che un mercato in continuo sviluppo con interessanti opportunità per le banche e le imprese. Il rovescio della medaglia della crescita, tuttavia, per alcuni di
questi paesi è la potenziale instabilità e la vulnerabilità dei sistemi finanziari. Lo strumento messo a punto dall’ABI, evidenziando gli elementi di debolezza presenti e
futuri e classificando i mercati emergenti in base al loro rischio di crisi – ha aggiunto Zadra – aiuta le banche e le imprese italiane e, più in generale, il nostro Sistema Paese ad
orientarsi sul mercato internazionale». Ecco, in sintesi, come funziona il nuovo modello di previsione di crisi.
«ABI Country Risk Kompass«
Il sistema di early warning, messo a punto dall’ABI e dall’Università di Bologna è un modello statistico di previsione della probabilità di crisi che prende in
considerazione 134 variabili applicate su un campione di oltre 50 «paesi emergenti», osservati a partire dal 1993. Il modello, originariamente sviluppato ed applicato nell’ambito
della medicina e della genetica, si fonda su una serie di algoritmi matematici ed identifica le caratteristiche economiche, politiche ed istituzionali che rendono un paese vulnerabile ad una
crisi bancaria o di liquidità. Il sistema paragona la capacità di ciascun indicatore di determinare una crisi futura e ne individua una «soglia critica», oltre la
quale la probabilità di crisi aumenta in misura considerevole. Inoltre, ogni anno per ciascun paese del campione, ABI Country Risk Kompass genera una probabilità di crisi
che può essere utilizzato come rating ed indice di vulnerabilità e consente di classificare i «mercati emergenti» in base al loro rischio di default.
Il Forum sul rischio paese
Il nuovo modello di rating è stato presentato oggi durante i lavori del Forum sul rischio paese. Si tratta del primo incontro dell’Osservatorio sull’evoluzione delle economie
dei «paesi emergenti» creato dall’Abi ed aperto a banche, imprese, istituzioni ed esponenti del mondo economico ed accademico. Il Forum si riunirà due volte l’anno per
discutere le potenziali crisi ed i fattori di vulnerabilità delle economie emergenti, avvalendosi anche delle previsioni formulate in base al sistema di early warning dell’ABI.
Saranno inoltre realizzati workshop periodici sui singoli paesi per approfondire l’evoluzione degli elementi di criticità in aree geografiche d’interesse prioritario per il
mercato italiano. All’appuntamento inaugurale del Forum sul rischio paese hanno preso parte, tra gli altri, il Direttore generale dell’ABI, Giuseppe Zadra, il prof. Paolo Manasse,
dell’Università di Bologna, ed il prof. Nouriel Roubini, della Stern School of Business della New York University.
L’internazionalizzazione italiana verso i «paesi emergenti«
I mercati emergenti sono ormai stabilmente al centro delle strategie di internazionalizzazione delle aziende italiane. Basti pensare che tra il 2000 ed il 2007 le esportazioni italiane sono
cresciute del 38%, in particolare verso il Medio Oriente ( 95%), l’Africa ( 61%), l’Asia orientale ( 29%) e l’America Latina ( 17%), mentre è cresciuta di apri passo anche l’esposizione
verso l’Africa e il Medio Oriente (da 2,5 a 5,8 miliardi di dollari), l’Asia e il Pacifico (da 2,5 a 9,4 miliardi di dollari) ed i Paesi dell’Europa centro-orientale (da 27,7 a 184 miliardi di
dollari). Anche le banche guardano con sempre maggiore attenzione ai «paesi emergenti» ed il loro mercato di riferimento si va estendendo sempre più verso paesi come
l’Egitto, la Cina, la Russia e l’Asia Centrale. Solo negli ultimi tre anni il settore ha già messo a disposizione per sostenere esportazioni ed investimenti in questi mercati circa 8
miliardi di euro per i paesi del mediterraneo, oltre 5,2 miliardi per la Cina, quasi 2,7 miliardi per l’India e circa 1,9 miliardi per il Brasile.




