Napolitano: “Basta pubblicare le intercettazioni in presenza del segreto istruttorio”

“Le intercettazioni sarebbe bene che restassero dove devono restare, in linea di principio, almeno fino a che c’é il segreto istruttorio”, con queste parole il presidente Napolitano ha
commentato l’articolo di Repubblica che mercoledì ha riportato i testi di alcune intercettazioni che proverebbero che Berlusconi, nel periodo in cui ricopriva la carica di
presidente del consiglio, avrebbe pilotato il palinsesto ed i servizi informativi della tv di Stato.

Già alla pubblicazione dell’articolo le forze politiche di destra e sinistra non avevano lesinato commenti e condanne: per questo il presidente della Repubblica è intervenuto per
calmare le acque e in mattinata ha incontrato il presidente della Rai, Carlo Petruccioli, che ha annunciato la prossima convocazione del Cda. “Tra oggi e domani convocherò il Consiglio
di amministrazione della Rai perché sento che il consiglio debba affrontare i problemi emersi dalle intercettazioni”, ha reso noto Petruccioli, aggiungendo: “Posso convocarlo in ogni
momento, ma certo devo tener conto della sentenza del Tar. Poi, se ci sarà la sospensiva del Tar, la applicherò”.

Petruccioli, quindi, ha affermato che è necessario modificare la normativa relativa alla tv di Stato per dare ad essa una reale autonomia rispetto al potere politico: “Il futuro del
servizio pubblico è legato alla capacità della classe dirigente di fare una normativa per avere una reale autonomia dalla politica che oggi non c’è – ha dichiarato il
presidente della Rai a Radio24 – Poi chi sta lì deve fare il meglio possibile”. “Io mi rendo conto di stare nel Cda di un’azienda che non è libera dalla politica e si cerca
di farlo al meglio”, ha aggiunto.
Petruccioli ha anche affermato che “il ddl Gentiloni si muove nella direzione giusta perché dà più autonomia alla Rai, prima di tutto con l’istituzione della Fondazione,
poi perché gli organi di governo sono espressione anche di sedi non politiche”: “Si crea così un organismo dove è più difficile rintracciare maggioranze e minoranze
– ha spiegato – Poi nel segno dell’autonomia si potrebbe anche andare più avanti”. “Ma io non voglio dare i voti a nessuno”, ha concluso Petruccioli.
Dal canto suo, Gentiloni ha ribadito che non intende fare “dietrologie” sulle intenzioni politiche che, secondo alcuni, sottendono alla pubblicazione delle intercettazioni, ma ha chiarito che
il suo ddl non è merce di scambio: “Il dialogo sulle riforme istituzionali è importantissimo ed è nell’interesse del Paese, quindi non è opportuno confonderlo con
uno scambio che interessa questo e quello- ha affermato – Le riforme sono nell’interesse generale del Paese, e in questo senso comprendono anche quella sulla Rai che non va confusa con
motivazioni diverse”.
E’ apparso fortemente accalorato, invece, Berlusconi, che, prima di un pranzo con l’ambasciatore israeliano, ha definito la pubblicazione delle intercettazioni come una “cosa inaccettabile”
frutto del lavoro di “iene e sciacalli” che intendono solo “attaccarlo”.
“Sono tutti attacchi contro di me – ha tuonato il Cavaliere – Sono abituato ormai: da quando sono in campo sono un uomo che toglie il potere, sono il nemico. Ormai questo mi sembra sia molto
chiaro. Che altre finalità pensate che possa avere una cosa così scandalosa?”
“E’ una cosa inaccettabile e illegittima che si possa mettere sotto controllo un cittadino qualsiasi senza un’ipotesi di reato che lo riguardi e senza aprire un’indagine – ha continuato il
leader azzurro – Ed è inaccettabile soprattutto rendere poi noti i contenuti di queste telefonate che sono assolutamente normali”.
Berlusconi, poi, si è schierato a difesa di Debora Bergamini, la sua ex assistente personale ed ex dirigente Rai, che è stata coinvolta nelle intercettazioni: “Ho visto che ci
sono delle iene e degli sciacalli che si sono buttati direttamente anche contro le persone: ad esempio contro la signora Bergamini – ha affermato il Cavaliere – Questi si devono vergognare
perché la dirigente della Rai ha fatto una cosa che doveva fare, e che avrebbe mancato al suo dovere se non avesse fatto”.
La Bergamini, dal canto suo, ha diffuso una nota in cui ha annunciato il ricorso alle vie legali ed ha affermato di non essere sorpresa per il polverone: “Non mi hanno sorpreso neppure le
falsità ipotizzate e scritte da La Repubblica e da altri mezzi di informazione su di me – si legge nella nota – Né mi hanno scandalizzato la tempestività e la
qualità delle dichiarazioni provenienti da una parte del mondo politico, all’interno di dinamiche di strumentalizzazione ormai divenute consuetudine nel nostro Paese”.
“Mi indignano i tanti professionisti del linciaggio sempre così frettolosi nel puntare il dito – ha concluso la Bergamini – Mi indigna la loro ipocrisia”.

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