Monte-Carlo Wine Festival

Monte-Carlo Wine Festival

Il Terroir

In questi ultimi 40 anni la gestione dell’agricoltura ha portato a considerare la Terra un contenitore inerte, negando alle colture ed ai vigneti l’apporto delle sostanze organiche,
sostituite dai concimi chimici. Ai danni causati dai residui di pesticidi che finiscono negli alimenti si aggiunge l’impoverimento dei terreni, che senza il contributo dei microrganismi
presenti nel sottosuolo hanno conosciuto un disequilibrio tale da minacciare la sopravvivenza stessa dell’ecosistema soprastante.

Sul fronte viticolo si corre un rischio in più: la neutralizzazione dell’unicità territoriale delle vigne, dipendente dal fattore microbiologico non meno che da quello climatico e
geologico. Una realtà microscopica e sfuggente, che tuttavia – insieme al fattore umano fissato nelle tradizioni locali – è una delle componenti essenziali di un concetto
altrimenti equivocato: il Terroir.

E’ su questa più attenta comprensione di tutti i fattori che determinano l’identità di ogni grande vino che si basa il nostro impegno. La selezione dei terroir presentati al
Festival 2009 comporrà come in un mosaico il resoconto del viaggio di un anno speso ad esplorare con varie Istituzioni di ricerca il dettaglio delle realtà vitivinicole più
appassionanti d’Europa.

Sintesi di una immersione profonda nella realtà locale, non sarà solo un reportage tecnico ma sarà arricchito dalla conoscenza della storia delle popolazioni locali, e delle
forme d’arte e di cultura espresse nel tempo.

Focus

Il Pinot Noir

Una sezione del Monte-Carlo Wine Festival sarà dedicata al Pinot Noir, il vitigno che con la sua estrema sensibilità alle variazioni ambientali rappresenta più di
qualsiasi altro il concetto di terroir, trasferendolo in vini di mutevole e trasparente bellezza.

Al Monte-Carlo Wine festival sarà presentata una selezione di Pinot Noir della Cote d’Or, a cui sarà affiancata la rappresentanza di alcune fra le più significative
interpretazioni internazionali.

La Borgogna sarà inoltre presentata anche attraverso l’altro suo celebre ed eclettico vitigno autoctono, lo Chardonnay: sottilmente minerale a Chablis, sfaccettato ed asciutto a Corton,
grasso e pieno a Meursault, denso a Saint Aubin, opulento e regale a Chassagne.

Referenti sul territorio:

– Cecile Mathieu, Responsabile Stampa del Bureau Interprofessionnel des Vins de Bourgogne
– Brigitte Putzu, enologa e Co-Gérante dell’Université de Dijon

Espositori al MCWF 2009:

– Armelle et Bernard Rion
– Jean Marc Boillot
– Nicolas Rossignol-Trapet
– Domaine des Varoilles

Biturica bituricae

Altra faccia del terroir, ecco il vitigno più noto e diffuso del mondo grazie ad una straordinaria adattabilità alle condizioni ambientali più diverse: il Cabernet
Sauvignon. Anche in questo caso lo spazio principale sarà dedicato al territorio di origine, Bordeaux, dove questo vitigno non viene mai vinificato da solo. E’ infatti sempre accompagnato
da altri vitigni della famiglia delle cosiddette bituriche, principalmente il Cabernet Franc ed il Merlot.

Referenti sul territorio:

– Diana Sobolewski, importatrice e collaboratrice dell’Union des Grands Crus de Bordeaux

Espositori al MCWF 2009:

– Selezione Les Vins Aldi

Finis terrae: i confini del vino

Nella sua essenza conclusiva il vino è estratto, sublimazione alcolica, trasfigurazione sensoriale della voce di un territorio. Ogni elemento che costituisce il territorio, ogni fattore
che lo anima sono importanti. Dai fattori naturali geologici a quelli climatici, dalla vite alle altre essenze vegetali, dai più piccoli microbi ai più grandi animali fino all’uomo,
ogni cosa lascia la propria traccia dentro la bottiglia di vino. Per questo l’identità di ogni vino si è legata sin dai primordi alla regione d’origine, prendendone il nome.

Tuttavia è solo in Francia e nell’Europa mitteleuropea che i confini delle principali zone vitivinicole scavalcano, ignorandoli, i confini amministrativi, usandoli solo quando sono utili
al vino, senza subire il capriccio della politica. In altri paesi invece, e soprattutto in Italia, per secoli frammentata in tante piccole tessere politiche, la mappa del vino disegnata dalle
Denominazioni salta molto raramente i confini delle Regioni. Manca inoltre una zonazione per macroaree regionali, come sono in Francia la Borgogna, la Loira e Bordeaux: regioni vitivinicole che
anziché seguire i confini amministrativi si basano sulle omogeneità territoriali, sulla ricorrenza degli stessi vitigni, degli stessi metodi viticolturali, delle stesse tipologie
enologiche.

I casi di confine più rappresentativi, la Catalogna, il Carso, la Lunigiana, presenti al Monte Carlo Wine Festival con le loro migliori espressioni produttive, offriranno l’occasione di
parlare della chiave di volta nella valorizzazione di ogni grande patrimonio vitivinicolo: la zonazione. Perché i confini disegnino la fisionomia del grande vino e lo rendano
comprensibile, anziché infliggervi brutali ed insensate cicatrici.

Alle radici

A metà dell’Ottocento il flagello della fillossera ha costretto la tradizione millennaria della viticoltura europea a separarsi letteralmente dalle proprie radici, dalle nostre stesse
radici. Prima di questo evento che non è esagerato definire catastrofico, l’attività del viticoltore si dedicava a comprendere l’interazione fra l’ambiente e l’intera pianta di
vite.

Dopo l’introduzione inevitabile del piede americano, l’unico resistente alla fillossera, l’attenzione dell’industria vitivinicola è stata accentrata sul portinnesto, decisivo per
determinare la vigoria della pianta, trascurando così lo studio del vitigno ed il rapporto che si instaura fra piede ed innesto da un punto di vista fenologico.

Tuttavia alcune rare zone sono state risparmiate, e oggi esistono ancora preziose viti centenarie che si riproducono per propaggine, conservando le radici originali.

Due di questi eccezionali vigneti, quello piantato con il valdostano Prié Blanc di Morgex e di La Salle, che con i suoi oltre mille metri di quota è il più alto d’Europa, e
quello piantato con il sardo Carignano del Sulcis nelle sabbie poverissime di humus dell’Isola di Sant’Antioco giungeranno fino a Montecarlo, in uno spazio didattico e degustativo a loro
dedicato.

La Biodinamica

La biodinamica è una delle frontiere più stimolanti dell’agricoltura ed in particolare della viticoltura odierna. La sua capacità di recuperare il grande valore pratico della
sapienza contadina, di proporre un approccio alternativo al tema centrale dell’interazione fra tecnica e sfera microbiologica porta a risultati pratici di evidente valore empirico. La proiezione
su questa base di complesse teorie filosofiche capaci di spiegare tali risultati, che ancora sfuggono alla piena comprensione della scienza ufficiale, sono spesso causa di accesi dibattiti che se
da una parte rischiano di trascinare nel confronto ideologico, dall’altra mantengono viva l’attenzione su di un argomento oggi inaggirabile: il rapporto fra l’industria e la natura.

Referenti sul territorio:

– Leonello Anello, agronomo in Italia, esperto di conduzione biodinamica della vigna
– Erik Martin, agronomo in Borgogna, specializzato in trattamenti di vigna con i cavalli

Espositori al MCWF 2009:

– Domaine Rossignol-Trapet
– Masiero Gianfranco
– Tenuta Selvadolce
– Abbazia Santa Anastasia

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