MCWF 2009: Monte-Carlo Wine Festival

MCWF 2009: Monte-Carlo Wine Festival

Il programma di ricerca del 2009 è stato tracciato selezionando alcune singole aree sulla base della loro identità territoriale, scandita da temi geologici, climatici,
biologici, tecnici, storici, culturali in senso lato, e privilengiando quelle realtà particolarmente bisognose di nuova energia e di nuovo impulso per riportare alla luce e al pubblico
preziosi tesori enoici che rischiano altrimenti di scomparire. La rete di relazioni umane e professionali che ne è nata confluisce in una banca dati a disposizione del pubblico del MCWF ed
è destinata ad essere alla base dei progetti dei prossimi anni.

I progetti più rappresentativi saranno presentati al Festival, primo fra questi quello che noi consideriamo il nostro progetto pilota.

Il Progetto Pilota: l’Isola di Sant’Antioco

Referenti sul territorio:

– Paolo Balia, Presidente Consorzio Carignano del Sulcis
– Carlo Floris, giornalista La Nuova Sardegna
– Paolo Lusci, esperto di editoria
– Alessandro Porcu, imprenditore ittico

Situata a sud-ovest della Sardegna, l’Isola di Sant’Antioco é stata scelta come esempio perché nella sua storia e nei suoi 110 kmq sono racchiuse tutte le problematiche riscontrate
ovunque la vocazione a produrre vino di territorio si scontra con la modernità. Tutte, tranne una: l’Isola di Sant’Antioco non ha mai conosciuto la fillossera.

Sant’Antioco risulta abitata sin dal terzo millennio a.c. da genti prenuragiche, come testimoniato dalle domus de janas (case delle fate), tombe spesso decorate con rilievi e incisioni.
Solki, primo nome di Sant’Antioco, viene infatti fondata dai Fenici nel 750 a.c., e diviene presto uno dei centri più fiorenti del Mediterraneo, come testimoniato dalla grandezza
del suo Tophet, santuario fenicio-punico secondo solo a quello di Cartagine.

La viticoltura a Sant’Antioco ha origini antichissime, legate ad una civiltà specifica le cui testimonianze possiamo ammirare nel Museo Archeologico di Sant’Antioco, dove dal 2006 si
raccolgono solamente oggetti provenienti dall’Isola, che offre una tale ricchezza di ritrovamenti -fra i quali anche anfore e vasi vinari- da fare del Museo uno dei più importanti centri
al mondo dell’archeologia preromanica.

Questo fa di Sant’Antioco uno dei rari casi di viticoltura diffusasi nel Mediterraneo occidentale prima della colonizzazione romana, durante la quale il nome di Solki diviene Sulci e si prepara
ad indicare una intera regione, quella che oggi è la zona classica del vitigno Carignano, a cui è dedicata la DOC Carignano del Sulcis. Dunque la radice del Carignano del Sulcis
è piantata in ogni senso a Sant’Antioco, e non si può comprendere questo vino senza conoscere la storia ed i vini dell’Isola.

La coltivazione del Carignano si é sviluppata a ridosso della laguna di Sant’Antioco dal Settecento fino agli anni Sessanta, arrivando a coprire 2.500 ha di terreno producendo all’apice
oltre 20 milioni di litri di vino. A causa di una politica agricola che non ha mai valorizzato il territorio, limitandosi a tutelare gli interessi produttivi già esistenti, oggi la
superficie vitata si è ridotta a non più di 200 ettari. La viticoltura è stata relegata ad economia marginale, spesso soffocata da legislazioni di ispirazione industriale,
così che l’emigrazione giovanile è cresciuta, mentre la popolazione rurale ancora dedita alla vitivinicoltura invecchia inesorabilmente, e rischia di non avere la possibilità
di trasmettere alle nuove generazioni il proprio inestimabile patrimonio di conoscenze e di capacità.

Vista la rarissima possibilità di allevare a Piede Franco, dovuta al terreno particolarmente sabbioso e povero di humus, e viste le caratteristiche pedoclimatiche che garantiscono un’alta
qualità delle uve, sarebbe opportuno sfruttare a Sant’Antioco il «Protocollo d’intesa per la salvaguardia dei patrimoni viticoli eccezionali delle piccole isole», volto ad
ottenere la concessione di speciali deroghe alle normative comunitarie. Lavorando in stretta collaborazione con le persone del luogo, abbiamo creato intorno al Progetto uno spazio di lavoro
comune dove ospitiamo ricercatori, enologi, agronomi, archeologi, giornalisti ed altri professionisti provenienti da ogni parte d’Europa. Lo scopo è ottenere risultati concreti nel
recupero dei vigneti a Piede Franco, per ridestinare alla viticoltura le aree maggiormente vocate.

Tuttavia il nostro Progetto di valorizzazione a Sant’Antioco non riguarda solo il settore vitivinicolo. Crediamo fermamente che il destino della viticoltura e quello delle popolazioni che vivono
sul territorio siano intimamente intrecciati, e siamo convinti che non possa esserci un grande vino da una terra che non ha la consapevolezza umana e sociale di sé stessa, la confidenza e
la forza di poter sopravvivere. Per questo offriamo il nostro contributo affinché dall’iniziativa viticola possano germogliare altre opportunità lavorative, favorendo solo progetti
di economia ecocompatibile e di turismo sostenibile, sempre legati allo splendido patrimonio archeologico e culturale dell’Isola.

Espositori:

– Cantina Sardus Pater
– Comune di Sant’Antioco
– Comune di Calasetta
– Gruppo archeologico di Sant’Antioco
– Jean-Marc Boillot, Gevrey Chambertin, Francia

Progetti

La Campania

La missione del progetto Vesuvio si basa sull’esperienza preziosa della famiglia Acunzo, titolare del Podere del Tirone, storico baluardo della viticoltura vesuviana. La strategia di sviluppo,
valorizzazione e recupero di questo singolare territorio percorre tre direttrici. La prima ed imprescindibile è quella di riconoscere ai coltivatori un prezzo equo per le uve, già
quasi raddoppiato rispetto alla vendemmia scorsa grazie all’attività degli Acunzo e alla creazione del Consorzio I Tre Casati, che salda quattro cantine di qualità di Trecase alla
forza delle Istituzioni.

La seconda è costituita dal progetto di ricerca dedicato al vitigno autoctono più caratterizzante dell’enologia napoletana, il Piedirosso Vesuviano, collegato allo studio di nuove
tecnologie e metodi di produzione appositamente tarati. Il terzo, sempre nell’ottica della valorizzazione territoriale complessiva, il recupero del legame fra viticoltura e turistimo del vino,
enorme patrimonio nazionale purtroppo ancora assai poco sfruttato in molti altri importanti distretti produttivi.

Referenti sul territorio:

– Sandro Acunzio, Presidente Consorzio I Tre Casati
– Vincenzo Verrastro – agronomo, Centre International de Hautes Études Agronomiques Méditerranéennes

Espositori al MCWF 2009:

– Podere del Tirone
– Consorzio I Tre Casati

La Valle d’Aosta

L’osservazione delle difficoltà insite nella coltivazione della vigna ad alta quota, affidata per lo più alla lavorazione di piccolissime parcelle da parte di conferitori
impeganti in altri lavori o pensionati, con difficili prospettive di ricambio generazionale, ha condotto a stimolare il dialogo fra le tre più importanti Cantine Sociali della Valle
d’Aosta, la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, la Crotta di Vegneron a Chambave e la Coopérative de l’Enfer d’Arvier. I problemi affrontati sono stati quelli della
difficoltà di conservare i muretti a secco necessari per preservare le vigne e con esse l’equilibrio ambientale, la conservazione delle preziosissime vigne a piede franco e la messa a
punto di tecniche colturali capaci di esaltare le particolari catratteristiche delle uve di questa realtà.

La coordinazione strategica fra queste cantine ha portato alla nascita del progetto Quatremillemètres Vins d’Altitude, che trova sbocco anche nella condivisione delle risorse economiche
sul piano della promozione e della vendita. Un nuovo impulso alla realtà difficile del vino di montagna, minacciato nella sua identità dal modello unico del vino potente e
concentrato proprio delle zone collinari più calde, che sembrava voler espandere la propria influenza anche ai vini di montagna, che oggi invece hanno la possibilità di recuperare
la loro identità anche gustativa di vini più leggeri e delicati, ma non per questo meno attraenti e interessanti.

Referenti sul territorio:

– Gianluca Telloli, enologo Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle e Direttore progetto QuatremillesMètres
– Corrado Beneiton, vicepresidente Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
– Elvio Fossaret, imprenditore

Produttori al MCWF 2009:

– Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
– Crotta di Vegneron a Chambave
– Coopérative de l’Enfer d’Arvier

Il Lazio

Un progetto è dedicato al Lazio, che sta riscoprendo uno dei suoi più importanti vitigni autoctoni, il Cesanese. Come al solito nel disegno di riscoperta e valorizzazione
territoriale rientra anche l’archeologia. Il tema individuato è quello contenuto nel «Progetto Vinum», sviluppato dal Gruppo Archeologico Romano. Rivolto al tema
dell’archeologia della vite e del vino nell’antica regione dell’Etruria, interessa la parte settentrionale dell’odierno Lazio, estendendo la sua portata alle vicende decisive che hanno portato
alla diffusione della vite nel bacino mediterraneo e verso l’Europa continentale.

La Liguria

L’archeologia è il riferimento principale anche del progetto dedicato alla Liguria, in cui si raccontano due terre di confine. Terra di Confine sono le Cinque Terre, sospese fra mare e
montagna, abbarbicate alla costa solo grazie al sacrificio caparbio dei contadini, che in tanti secoli hanno eretto e conservato gli spettacolari muretti a secco che hanno svolto il preziosissimo
lavoro di preservare il territorio dal rischio di un totale dissesto idrogeologico. Terra di confine è la Lunigiana, a metà fra Liguria e Toscana, isolata dai principali traffici in
un entroterra che sta riscoprendo in questa sua speciale condizione una qualità oggi preziosa: la capacità di resistere agli aspetti deleteri della modernità per valorizzare
il patrimonio di tradizioni e di identità che oggi trovano altissima valorizzazione in un mercato globale sempre di più a caccia di autenticità.

Referenti sul territorio:

– Mario Menconi, consulente privato
– Gabriella Cummaro Molli, giornalista e scrittrice specializzata in storia dell’enogastronomia
– Maura Medri, professore di Metodologie della ricerca archeologica, Università Roma Tre

Espositori al MCWF 2009:

– Ivan Giuliani
– Terenzuola
– Giuliani e Pasini
– Cima
– Tenuta La Ghiaia

Il Friuli Venezia Giulia

La presenza di estese denominazioni e l’alto numero di tipologie enologiche del panorama produttivo del Friuli Venezia Giulia è spesso causa di una certa difficoltà da parte del
consumatore nel costruirsi chiari riferimenti al momento dell’acquisto. Il gruppo di lavoro sorto su stimolo della Direzione Tecnica del MCWF si è spinto ad indagare in diverse direzioni
le caratteristiche della storia, dei terreni e dei vitigni friulani.

Anche attraverso degustazioni tecniche comparative, estese a vini di diversa provenienza, composizione ed età, si è cercato di ricostruire il quadro generale delle
potenzialità del vigneto friulano. I risultati, coerenti con la tradizione preindustriale e con le testimonianze archeologiche apportate da Maura Medri, direttrice dal 1995 al 2000 degli
scavi di Aquileia, propongono una lettura del territorio diversa da quella attuale, intesa ad individuare la migliore collocazione delle diverse colture nelle rispettive aree di maggior vocazione
specifica.

Referenti sul territorio:

– Michele Bean, agronomo ed enologo consulente di diverse aziende friulane
– Maura Medri, professore di Metodologie della ricerca archeologica, Università Roma Tre

Produttori al MCWF 2009:

– Feresin Davide
– Bressan Mastri Vinai
– Marco Sara

Il Pinot Noir

Una sezione del Monte-Carlo Wine Festival sarà dedicata al Pinot Noir, il vitigno che con la sua estrema sensibilità alle variazioni ambientali rappresenta più di
qualsiasi altro il concetto di terroir, trasferendolo in vini di mutevole e trasparente bellezza.

Al Monte-Carlo Wine festival sarà presentata una selezione di Pinot Noir della Cote d’Or, a cui sarà affiancata la rappresentanza di alcune fra le più significative
interpretazioni internazionali.

La Borgogna sarà inoltre presentata anche attraverso l’altro suo celebre ed eclettico vitigno autoctono, lo Chardonnay: sottilmente minerale a Chablis, sfaccettato ed asciutto a Corton,
grasso e pieno a Meursault, denso a Saint Aubin, opulento e regale a Chassagne…

Referenti sul territorio:

– Cecile Mathieu, Responsabile Stampa del Bureau Interprofessionnel des Vins de Bourgogne
– Brigitte Putzu, enologa e Co-Gérante dell’Université de Dijon

Espositori al MCWF 2009:

– Armelle et Bernard Rion
– Jean Marc Boillot
– Nicolas Rossignol-Trapet
– Domaine des Varoilles

Biturica bituricae

Altra faccia del terroir, ecco il vitigno più noto e diffuso del mondo grazie ad una straordinaria adattabilità alle condizioni ambientali più diverse: il Cabernet
Sauvignon. Anche in questo caso lo spazio principale sarà dedicato al territorio di origine, Bordeaux, dove questo vitigno non viene mai vinificato da solo. E’ infatti sempre accompagnato
da altri vitigni della famiglia delle cosiddette bituriche, principalmente il Cabernet Franc ed il Merlot.

Referenti sul territorio:

– Diana Sobolewski, importatrice e collaboratrice dell’Union des Grands Crus de Bordeaux

Espositori al MCWF 2009:

– Selezione Les Vins Aldi

La Biodinamica

La biodinamica è una delle frontiere più stimolanti dell’agricoltura ed in particolare della viticoltura odierna. La sua capacità di recuperare il grande valore pratico della
sapienza contadina, di proporre un approccio alternativo al tema centrale dell’interazione fra tecnica e sfera microbiologica porta a risultati pratici di evidente valore empirico. La proiezione
su questa base di complesse teorie filosofiche capaci di spiegare tali risultati, che ancora sfuggono alla piena comprensione della scienza ufficiale, sono spesso causa di accesi dibattiti che se
da una parte rischiano di trascinare nel confronto ideologico, dall’altra mantengono viva l’attenzione su di un argomento oggi inaggirabile: il rapporto fra l’industria e la natura.

Referenti sul territorio:

– Leonello Anello, agronomo in Italia, esperto di conduzione biodinamica della vigna
– Erik Martin, agronomo in Borgogna, specializzato in trattamenti di vigna con i cavalli

Espositori al MCWF 2009:

– Domaine Rossignol-Trapet
– Masiero Gianfranco
– Tenuta Selvadolce
– Abbazia Santa Anastasia

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