Made in Italy: dalla Cina l'86% delle contraffazioni

Si produce in Cina l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell’Unione Europea in un anno che oltre all’abbigliamento, scarpe e i tecnologici
di uso comune, riguardano in misura crescente falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali che sono aumentate del 400
per cento in Europa.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte Suprema di Pechino che ha confermato la condanna all’azienda cinese Montresor che aveva messo sul mercato cioccolatini
«Tresor Dor» con confezione uguale a quella dei Ferrero Rocher.

Nonostante l’importante vittoria, molto resta ancora da fare con l’Italia che – sottolinea la Coldiretti – è il Paese piu’ colpito dalla contraffazioni all’estero dove sono falsi piu’
tre prodotti alimentari «italiani» su quattro, con le esportazioni nazionali che rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in
Italy che vale oltre 50 miliardi di euro.

La pirateria agroalimentare internazionale – denuncia la Coldiretti – utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per
prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai formaggi ai salumi, dal caffè ai biscotti, dall’olio di oliva ai condimenti, dalla pasta ai vini. Un
danno economico e di immagine con il rischio reale che – precisa la Coldiretti – si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e
banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.
E’ il caso – precisa la Coldiretti – di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arriva spesso prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Si
banchi dei supermercati cinesi sono numerosi i prodotti del falso Made in Italy: dal Parmesan al Provolone, dall’ extravergine alla mozzarella che vengono dall’estero, ma anche quelli di
produzione locale come i pomodorini di collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese) e addirittura – continua la Coldiretti – pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla
confezione una mucca al posto della pecora.

Non mancano i casi di vere e proprie clonazioni Made in China come quella che ha interessato confezioni di concentrato di pomodoro identiche a quelle originali prodotte in Italia con tanto di
marchio commerciale, bandiera tricolore e scritte in italiano. Le scatole contraffatte sono in tutto e per tutto uguali a quelle originali (colorazione, scritte, marchio, codice a barre) e –
riferisce la Coldiretti – è vengono venduto in scatole da 400 e da 2200 grammi come doppio concentrato (28 per cento) con la scritta «100 per cento prodotto italiano» e il
pomodoro è l’unico ingrediente riportato in etichetta. Se l’aspetto esteriore del clone prodotto in Cina è identico, profondamente diverso è il contenuto in quanto il
pomodoro, secondo le analisi, sarebbe presente soltanto in tracce, mentre la gran parte del prodotto sarebbe costituito da scarti vegetali di diversa natura, quali bucce e semi di diversi
ortaggi e frutti.
Il concentrato di pomodoro è il prodotto piu’ esportato dalla Cina in Italia con gli arrivi che sono quasi triplicati nel 2007 raggiungendo i 140 milioni di chili,che equivale a circa un
quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia; dalla Cina – precisa la Coldiretti – arrivano anche e funghi in scatola, mele, legumi e aglio che spesso arrivano in Italia
attraverso triangolazioni per essere spacciati come prodotti tipici nostrani: dal fagiolo di Lamon all’aglio bianco del Polesine.

Di fronte a questi rischi è necessario – conclude la Coldiretti – intervenire urgentemente con i controlli e con la trasparenza dell’informazione per consentire la
rintracciabilità delle produzioni e scelte consapevoli da parte dei consumatori. Per questo occorre immediatamente applicare le norme contenute nella legge 204 del 2004, ottenuta grazie
alla raccolta di un milione di firme da parte della Coldiretti, per rendere obbligatorio l’indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti in vendita nei supermercati.

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