Lobby: Corporazioni e Ministero della Salute uniti contro le liberalizzazioni

Roma – Con perplessità ed allarme il MNLF denuncia l’alleanza tra il Ministero della Salute e le corporazioni, che si sta consolidando con l’intento dichiarato di cancellare
l’emendamento in discussione al Senato che permette al farmacista che opera in esercizi diversi dalle farmacie la vendita di medicinali con obbligo di ricetta (fascia C).

L’intesa, finalizzata a riportare il settore farmaceutico sotto il controllo diretto delle lobby, si sta realizzando attraverso un “tavolo di concertazione” cui partecipano tutte le sigle
contrarie al cambiamento, mentre risultano escluse le associazioni dei consumatori e quelle dei farmacisti non titolari.

Il progetto, scaturito da tali incontri, prevede modifiche solo marginali e di facciata all’attuale sistema legislativo e rappresenta “merce di scambio” finalizzata allo stralcio dell’articolo
2 del d.d.l. 1644 (terza lenzuolata Bersani). Un disegno che non tiene in alcun conto dei rilievi posti a più riprese dall’autorità Garante per la Concorrenza e che mira,
sostanzialmente, a mettere d’accordo tutti coloro che a vario titolo sono avvantaggiati dal mantenimento di un sistema farmaceutico monopolistico.

Non è un caso, infatti, che al “tavolo di concertazione” insieme a F.O.F.I. (Federazione Ordini Farmacisti) e Federfarma (titolari di farmacia), siedano Assofarm (farmacie comunali) ed
Admenta. Soggetto economico, quest’ultimo, appartenente ad un gruppo leader in Europa della distribuzione intermedia, protagonista nel nostro Paese delle maggiori acquisizioni di farmacie
comunali nelle grandi città, come Bologna e Milano, e fortemente interessato al mantenimento dell’attuale sistema, nonostante che proprio a causa della vicenda delle farmacie comunali
sia stato il promotore del procedimento d’infrazione aperto dalla Corte di Giustizia di Bruxelles contro l’Italia.

Tutti decisi, a vario titolo, a non perdere i privilegi acquisiti e fermamente intenzionati a bloccare il libero esercizio della professione per il farmacista e l’inarrestabile crescita delle
parafarmacie.

Particolarmente grave risulta la posizione del Ministero della Salute che sostanzialmente avalla tale disegno e la richiesta avanzata da Federfarma di rendere facoltativa la presenza del
farmacista nei supermercati e nelle parafarmacie ove sono presenti farmaci da banco. Un atteggiamento che rinnega e rende risibile la campagna strumentale condotta dallo stesso Ministero e
dalla Fofi sui presunti rischi per la salute dei cittadini dalla dispensazione dei farmaci in esercizi diversi dalle farmacie. I dati, ad un anno dall’applicazione del primo decreto Bersani,
hanno dimostrato, oltre all’elevato gradimento dei consumatori, l’infondatezza di tali tesi e una diminuzione dei consumi dei farmaci d’automedicazione del 4%. (Fonte ANIFA).

Il Ministero della Salute, invece di tutelare gli interessi dei “poteri forti” e al contempo adoperarsi per vanificare i risultati ottenuti dal primo decreto Bersani, dovrebbe tutelare gli
interessi dei cittadini che chiedono un miglioramento dell’offerta sia in termini quantitativi che qualitativi.

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti si augura che l’intenzione del Governo di accorpare alcuni ministeri vada in porto e diventi occasione di rinnovamento dell’amministrazione della
sanità pubblica.

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