Le donne italiane: Sicure e con fiducia in sé stesse

Le donne italiane: Sicure e con fiducia in sé stesse

Sicure di sé stesse e delle proprie capacità anche se con un certo timore verso il futuro, realizzate e attente soprattutto alla propria dimensione professionale e al benessere
psico-fisico. È il ritratto inedito, e a tratti inaspettato, delle donne italiane che emerge dalla ricerca “Donne e
Autostima”
, realizzata da ISPO per TENA, presentata a Milano, durante un talk show al quale hanno preso parte Renato Mannheimer, Presidente ISPO,
Irene Bozzi, psicoterapeuta, Daniela ‘Dania’ Farnese, blogger, e Massimo Perachino, urologo.

L’autostima emerge dalla conoscenza di sé, dal desiderio di conoscersi e di mettersi in discussione ed è, quindi, una risultante di spinte interne ed esterne. A questo proposito,
l’indagine, una ricerca quantitativa ad hoc tramite interviste telefoniche (sistema CATI) condotta su un campione di 600 donne italiane tra i 25 e i 65 anni, distribuite su tutto il territorio
nazionale e rappresentative dell’intera popolazione femminile, ha messo in luce, come prima cosa, che per la maggioranza delle Italiane (89% del campione), l’autostima ha una valenza positiva e non rappresenta una fonte di stress o un continuo esame. Sorprendentemente, ad essere più convinte di questo sono le donne
tra i 25-34 anni (93%) e le over 55 (90%). Ovvero la fascia d’età che si approccia al mondo del lavoro e alla realizzazione di sé e chi, invece, è serena per aver
già raggiunto importanti traguardi.

Autostima e vita quotidiana

Indagando, poi, quanto alcuni aspetti della vita quotidiana influiscono sull’autostima femminile, al primo posto troviamo la famiglia, seguita dal benessere psico-fisico, dalle relazioni
sentimentali e dal lavoro. In coda, il benessere economico, preceduto dalle relazioni sociali. «Si capisce quindi come, in larga misura, le donne riconoscono il forte condizionamento che
alcuni aspetti della vita esercitano sul proprio livello di autostima: in primis, famiglia e benessere psicofisico – spiega Renato Mannheimer – anche se per le più giovani, e in modo
più marcato rispetto alla media, sembrano essere tuttavia determinanti soprattutto il lavoro e le relazioni sociali».

Fattori condizionanti a parte, 1 Italiana su 2 dichiara di avere un’altissima stima di sé (48% del campione) e si tratta soprattutto di 45-54enni, laureate, lavoratrici (dirigenti,
imprenditrici e libere professioniste, ma anche impiegate e insegnanti), residenti soprattutto nel Nord Est. «Dalla ricerca emerge il profilo di una donna sicura e realizzata – continua
il Prof. Mannheimer – capace di trovare dentro di sé le soluzioni per una quotidianità sempre più complessa e articolata».

Nonostante questa dichiarata sicurezza in sé stesse, il futuro sembra essere, però, l’aspetto lievemente più in crisi per le intervistate, che porta timori e limiti nei
progetti. «Le donne sono poliedriche e multitasking – commenta la blogger Daniela ‘Dania’ Farnese – riescono a gestire casa e lavoro, si occupano dei figli e, contemporaneamente,
della loro professione. Sono da sempre intraprendenti (fu Eva a prendere l’iniziativa della mela nel Paradiso Terrestre), per questo motivo, nonostante la crisi che le rende categoria ancora
più svantaggiata a livello sociale e professionale non perdono la fiducia in loro stesse, la sicurezza di sé e la caparbietà. Le donne hanno decisamente una marcia in
più».

Proprio il timore per il futuro è l’elemento che accomuna le donne con alta e bassa autostima, mentre differiscono profondamente gli aspetti più legati all’autorizzazione e alla
serenità. Tra le donne con una grande autostima, infatti, sono la salute e il lavoro gli elementi condizionanti in positivo che determinano questa sicurezza di sé, mentre tra chi
non si ama influiscono soprattutto le relazioni sociali. Ciò vuol dire che, a fronte di una maggiore sicurezza di sé, la conferma del proprio valore è autoriferita, mentre
tra le insicure è decisamente più etero centrata.

«Sicurezza e timidezza – spiega Irene Bozzi – sono i due estremi del concetto di autostima. Non è detto, però, che chi appare molto sicura di sé abbia effettivamente
un’alta stima di sé stessa. È da sottolineare come ognuno di noi nasce con il proprio carattere, determinato anche dal DNA. È, invece, la nostra personalità che si
costruisce man mano, grazie all’identificazione di sé stessi, con il mondo esterno e con gli aspetti familiari, sociali e amicali, per tutta l’infanzia e soprattutto nella fase
adolescenziale. E questo processo influisce decisamente sulla nostra autostima, in quanto ci porta a rielaborare noi stesse in maniera più o meno positiva».

Crescita dell’autostima e dimensione professionale

È interessante notare, inoltre, come il livello dell’autostima femminile sia cresciuto, per una donna su due, negli ultimi anni. E sono soprattutto le donne più giovani che
sedimentano nel tempo la stima di sé (59% nella fascia d’età 25/34 anni) e chi ha un titolo di studio (65% delle laureate rispetto al 29% delle donne con licenza elementare). Ma
ciò che soprattutto sembra essere determinante nel condizionare l’autostima nel tempo è la dimensione professionale.

Con una forbice notevole che va dal 78% dichiarato dalle donne dirigenti, imprenditrici o libero professioniste, al 34% di chi invece è disoccupata.

Il lavoro, dunque, è il primo dei fattori che determinano l’autorealizzazione di una donna e, quindi, la sicurezza di sé. Non stupisce, quindi, che proprio il lavoro è
anche l’aspetto che più si cambierebbe per potersi sentire pienamente appagata e realizzata. «Soprattutto nella società moderna – precisa Irene Bozzi – il lavoro è,
per la donna, un mezzo per la realizzazione del sé che esula dall’attenzione verso la casa e la propria famiglia, che pure rimangono fondamentali. E questo nonostante la pluralità
di ruoli che può ricoprire contemporaneamente (madre, moglie, lavoratrice, figlia e, in molti casi, supporto di genitori anziani) e malgrado le maggiori difficoltà che la donna
incontra nel suo percorso lavorativo, rispetto all’uomo».

Redazione Newsfood.com+WebTv

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