L'agroindustria sulla bocca di tutti

La campagna elettorale sta toccando, uno ad uno, tutti i temi caldi che riguardano il nostro paese, a poco più di quindici giorni dall’appuntamento con le urne i diversi schieramenti e i
candidati premier si sono confrontati sul tema dell’agricoltura e dell’industria alimentare.

L’attenzione della politica ai temi dell’agro-industria è solitamente scarna e rara ma in campagna elettorale tutto diventa importante e non trascurabile. Da pulpiti, convegni e piazze
pubbliche i candidati hanno illustrato per punti ciò che farebbero per il settore qualora vincessero le elezioni. La Sinistra Arcobaleno e il Pd hanno addirittura stilato due documenti
programmatici per mettere nero su bianco promesse e intuizioni per dare slancio al comparto.

La Sinistra Arcobaleno, pertanto, si pone come obiettivo quello di sostenere il reddito degli agricoltori, di favorire l’integrazione tra le imprese, di promuovere la filiera corta, di
incentivare la distribuzione e la multifunzionalità. Nel programma si menziona la difesa dei prodotti tipici, il contrasto all’abbandono delle terre, la tutela del paesaggio rurale e la
promozione dell’educazione alimentare. C’è anche un passaggio del programma che parla del lavoro nel settore, ove si ricorda l’importantissima lotta contro il lavoro nero e sommerso
già avviata, che SA si propone di continuare.

Non è poi così dissimile il documento presentato dal Pd, cinque pagine di buoni propositi con allegata scheda riassuntiva per punti. In questo documento si propone di incrementare
la trasparenza dei meccanismi di acquisto e di consumo attraverso la tracciabilità e l’indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti, di promuovere filiere organizzate secondo
criteri di trasparenza, di sostenere la vendita diretta e di promuovere una politica agricola europea orientata al mantenimento di un adeguato livello di risorse per il settore ed al
riequilibrio verso le politiche di sviluppo rurale.
Del lavoro v’è traccia nel documento, dove anche qui si richiama la politica di contrasto al lavoro nero operata dal governo Prodi. Ma nell’allegato che sintetizza per punti le proposte
programmatiche il capitolo lavoro torna inesorabilmente nell’oblio.
Veltroni, sebbene si sia impegnato nel ridurre al lumicino i Ministeri del suo Governo, ha garantito che uno di questi sarà sicuramente quello dell’agricoltura perché questa
«deve essere punto di forza del paese». Veltroni ha poi spiegato ancora una volta la rottura con la sinistra radicale che nel caso del settore agro-industriale è servita per
«ricostruire un rapporto con i produttori perché l’Italia deve ripartire con le piccole e medie imprese che vanno sostenute a livello amministrativo e burocratico».

Le semplificazioni amministrative e burocratiche per le imprese agricole sono le priorità programmatiche anche di Silvio Berlusconi. Il candidato premier del Pdl ha illustrato i suoi
punti citando la stabilizzazione dell’Irap agricola, l’alleggerimento della burocrazia, l’estensione della legge Biagi ad altri tipi di raccolti, l’eliminazione della tassa di successione e la
promozione dei prodotti agricoli italiani all’estero.
Berlusconi ha poi richiamato la sua esperienza di Governo che «ha mostrato l’attenzione rivolta nei confronti di un settore importante come l’agricoltura per il quale dal 2001 al 2006
è stato fatto il numero più alto di provvedimenti legislativi».
Anche l’ex alleato di Berlusconi ora candidato premier dell’Udc Pierferdinando Casini ha voluto far avere all’Italia le sue proposte per l’agro-industria. A partire dalla questione cruciale di
avere «prodotti sicuri e a un costo equo per il consumatore». Casini si è spinto anche oltre dichiarando che «l’immigrato che parla male l’italiano fa per prima cosa
l’operaio agricolo e una volta alfabetizzato cerca di cambiare lavoro e di andare in città». L’idea sublime di Casini è quella di «riconoscere alle aziende agricole
questa benemerita e delicata funzione di accogliere e formare nuovi immigrati attraverso atti concreti quali la riduzione del costo degli oneri contributivi in virtù di questo
impegno».
All’elenco non poteva mancare Salvatore Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia e dello stesso partito di Casini, che ha promesso aiuti e interventi per l’agro-industria dichiarando che
continuerà a lavorare per la sua terra dal Senato, dove si occuperà «sicuramente di agricoltura». Che, detta così, sembra più una minaccia che un buon
proposito.

Lorenzo Rossi-Doria

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