La lunghezza delle zucchine: da inutile burocrazia a baluardo della qualità

La lunghezza delle zucchine: da inutile burocrazia a baluardo della qualità

Sino a poco tempo fa, quando si voleva dimostrare quanto fossero inutili le attività dell’Unione Europea, uno degli argomenti ricorrenti era: “Si occupano addirittura del calibro dei fagiolini e della lunghezza delle zucchine!”

Ma i tempi cambiano.

Il 1 luglio scorso è divenuto operativo il regolamento (CE) N. 1221/2008, riguardante le norme di commercializzazione degli ortofrutticoli.
Prima di tale data, l’applicazione di standard qualitativi dettagliati (forma, dimensione, ecc.) era prevista, obbligatoriamente, per un elevato numero di specie ortofrutticole.
Il regolamento in questione, al contrario, prevede che tali norme specifiche rimangano in vigore soltanto per un gruppo più limitato di prodotti (“prodotti che risultano maggiormente commercializzati in termini di valore sulla base dei dati contenuti nella banca dati Comext sugli scambi intracomunitari e con i paesi terzi”), vale a dire: mele; agrumi; kiwi; lattughe, indivie ricce e scarole; pesche e nettarine; pere; fragole; peperoni dolci; uve da tavola; pomodori.

L’elenco dei i prodotti sottratti all’applicazione di standard specifici comprende, tra gli altri: albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, fagioli, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, meloni, cipolle, piselli, prugne.

Quali le conseguenze di ciò?

Scrive Adiconsum:

“Il nuovo regolamento, approvato nonostante il parere contrario della maggior parte degli stati membri, tra cui l’Italia, preoccupa i produttori italiani primi nella UE con un fatturato, compreso l’indotto, di 22,8 miliardi di euro che temono la concorrenza sleale dei Paesi dell’Est, favoriti dal venir meno degli standard minimi per la commercializzazione. Il sistema fino ad ora in vigore, infatti, prevedendo la classificazione dell’ortofrutta in categorie e calibri, per garantire l’omogeneità dei prodotti presenti in un imballaggio, tutelava maggiormente le imprese agricole in grado di garantire gli standard qualitativi più elevati.

…questo nuovo sistema aumenterà il rischio di acquistare prodotti scadenti allo stesso prezzo di quelli buoni. Quindi, nel caso degli ortofrutticoli confezionati, la totale assenza di vincoli circa l’omogeneità del prodotto, renderà di fatto lecito mettere in evidenza un primo strato di frutti, di ortaggi o di verdure migliori per poi riempire la parte sottostante della confezione con merce di poco valore.”

A parte il fatto che operazioni tipo quella descritta (merce bella in alto e scadente in basso) ci sono sempre state e dipendono solo dall’onestà del commerciante e non già dalla presenza o meno di regolamenti, peraltro sconosciuti ai più, non comprendiamo dove stia il rischio per il consumatore.

Quasi che costui, privato della preziosa tutela di norme comunitarie (sino a ieri ridicolizzate!), sia incapace di valutare con i propri occhi il rapporto qualità/prezzo e di scegliere in funzione delle sue esigenze e possibilità.

Quanto poi a considerare, come ama credere qualche nostro ministro, che i produttori onesti e capaci siano solo quelli italiani, mah!

Note informative:

REGOLAMENTO (CE) N. 1221/2008 DELLA COMMISSIONE del 5 dicembre 2008

Rivoluzione ortofrutticola: tornano i ‘brutti ma buoni’!

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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