Isole Vergini contro Portorico. Ai Caraibi è iniziata la guerra del rum

Isole Vergini contro Portorico. Ai Caraibi è iniziata la guerra del rum

Due Stati dei Caraibi, Isole Vergini e Portorico hanno iniziato una guerra per ottenere un vantaggio decisivo. E se i rispettivi delegati si affrontano a Washington, cercando di costruire una
lobby favorevole, i risultati di tali schermaglie pesano sulle terre d’origine, entrambi Territori offshore degli Stati Uniti.

Come spiega il “New York Times”, la battaglia per il rum può essere iniziata oggi, ma le sue radici sono molto più antiche.

Fin dai primi insediamenti dei colonizzatori europei, il rum (e le economie collegate dell’alcol e della canna da zucchero) è stato uno dei pilastri delle economie locali, con gli Stati
divisi tra libero mercato e tendenze protezionistiche.

Dagli inizi del Novecento, diventa chiaro come la partita si giochi anche sul terreno delle tasse, pagate o no. Nel 1917, il governo federale impone un’imposta sul liquore in questione, sia
Portorico e più tardi (1954) alle Isole Vergini. Alla base del provvedimento, il tentativo di sanare una precedente immunità, in quanto entrambe le nazioni erano esenti dalle
accise federali.

In ogni caso, da quel momento, la combinazione dei ricavi legati alla tassa sono stati divisi in contributi (essenziali) alla spesa pubblica e (minori, ma importanti) incentivi ai produttori
esteri.

Su tale base s’innesta l’azione della Diageo, il maggior distillatore mondiale.

Dal 2007, l’azienda cercava un alternativa più conveniente alla storica sede a Portorico e aveva condotto diversi sondaggi in Paesi con un minor costo del lavoro. Così, gli
ambasciatori Diageo aveva avviato trattative con Honduras e Guatemala.

Poi, il colpo di fulmine per le Isole Vergini, favorito dal pacchetto tutto compreso offerto dal governatore John P. de Jong. L’affare prevede un accordo di 30 anni della Diageo, che in cambio
riceverà la costruzione della distilleria a spese dei contribuenti, l’esenzione totale delle tasse sulla proprietà e del 90% della tassa sui profitti aziendali, e sostegni al
marketing e alla produzione. Per quanto poco ortodosso, tale legame porterà vantaggi ad entrambi gli attori. Per la Diageo, l’accordo significa decine di milioni di dollari all’anno. Per
le Isole Vergini, il contratto è uguale a introiti stabili per 30 anni: in base alle stime, le entrate legate al rum salirebbero dai 90 milioni del 2008 a oltre 230 milioni nel 2038.

L’operazione ha destato le ire di Portorico che, in caso di esito positivo della trattative, vedrebbe la propria economia mutilata gravemente: nel 2012, in caso di addio della Diageo,
verrebbero meno circa 120 milioni di dollari di tasse annue e si perderanno 340 posti di lavoro.

Così, nella guerra del rum combattuta sia ai Caraibi che nella capitale degli USA, entra in campo Pedro Pierluisi delegato portoricano al Congresso. Secondo Pierluisi, lo stato
già piuttosto precario delle finanze locali potrebbe obbligare l’isola a chiedere sovvenzioni al governo federale per spese di gestione ordinaria prima coperte dal rum.

Il politico ha spiegato come “In un modo o nell’altro dovremo trovare un rimedio, non sarà un bello spettacolo”. Inoltre sempre a Pierluisi si deve il tentativo di convincere il
Congresso ad approvare una legge che vieti ai governi locali di offrire alle corporation dell’alcol, in incentivi, più del 10% del fatturato fiscale che ricavano dalla tassa sul rum. Per
ora, tale proposta è stata respinta a causa del lobbysmo dei rivali delle Vergini, ma lo scontro è ben lungi dall’essere chiuso.

FONTE: David Kocieniewski, “Rum Battle in Caribbean Leaves Tax Hangover”,The new distillery built for Captain Morgan spiced rum in St. Croix in the Virgin Islands, NYTimes.com, 15/10/010

Matteo Clerici

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