Inflazione: troppe speculazioni “tagliano” i consumi alimentari
30 Novembre 2007
I forti rialzi registrati dai prezzi dei prodotti alimentari (più 3,7 per cento a novembre rispetto allo scorso anno) confermano che siamo in presenza di rincari selvaggi e di pure
speculazioni, in quanto le quotazioni sui campi negli ultimi mesi si sono mantenute stabili e per alcuni settori, come quello dei cereali, dopo gli aumenti dell’estate, si sono avute
diminuzioni, con punte anche del 30 per cento.
A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati resi noti oggi dall’Istat sull’andamento dell’inflazione.
Dunque, per la Cia appaiono del tutto ingiustificati gli aumenti del pane (più 12,4 per cento), della pasta (più 7,7 per cento), del latte (più 6,4 per cento) e
dell’ortofrutta (più 4,7 per cento).
Oltretutto, sono incrementi che hanno determinato una flessione media dell’1,5-2 per cento dei consumi agroalimentari. In particolare, hanno “tagliato” gli acquisti di pasta (meno del 5,6 per
cento) e pane del 6,2 per cento. Non solo. Sono diminuiti gli acquisti domestici di frutta del 3,8 per cento, di ortaggi dell’1,7 per cento, dei lattiero-caseari dello 0,9 per cento.
Si annuncia, di conseguenza, un Natale veramente “freddo” sotto il profilo alimentare. Per le prossime feste le nostre tavole saranno più “povere”. I rincari -secondo le stime della Cia-
determineranno un calo i consumi pari al 2,3 per cento rispetto allo scorso anno. Nello stesso tempo, però, faranno crescere la spesa del 6,5 per cento.
E così la Cia rileva che i prezzi si “gonfiano” in maniera abnorme nei vari passaggi dal campo alla tavola. Una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, aumenti
artificiosi. Un trend che anche in novembre si è riscontrato in maniera tangibile.
La Cia, quindi, sottolinea l’esigenza di rigorosi controlli da parte delle autorità competenti e ribadisce l’attualità della sua iniziativa sul doppio prezzo. Con essa si vuole
assicurare sia il produttore che il consumatore attraverso una corretta informazione sul prezzo dal campo alla tavola. Insomma, una reale tracciabilità.





