Indennità di disoccupazione nel part time verticale

D: Volevo sapere se compete il diritto all’indennità di disoccupazione in presenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con contratto di part-time misto
(verticale-orizzontale) che si interrompe.

R: Il contratto di part-time misto è regolato dal D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61 (modificato dall’art. 46 del D.Lgs. n. 276/2003, c.d. riforma Biagi), e da ultimo dalla legge Legge 24
dicembre 2007 n. 247 «Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili,
nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale, nonché dalle norme regolanti il rapporto di lavoro a tempo pieno, nonché dalla contrattazione collettiva
che, integrando la disciplina legale, regola in concreto il lavoro a tempo parziale, solo riferendosi alla quale è possibile, se regolata, trovare risposta al suo quesito. Altrimenti ci
si deve riferire alle norme di legge e regolamentari».
Comunque tale rapporto di lavoro può essere svolto nelle seguenti forme:

a) come «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale» se la riduzione dell’orario di lavoro rispetto al tempo pieno è prevista in relazione
all’orario normale giornaliero di lavoro;

b) come «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale» se l’attività lavorativa viene svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati
nel corso della settimana, del mese o dell’anno;

c) come «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto» se si svolge secondo una combinazione delle modalità del part-time orizzontale con quello verticale.
Le condizioni e le modalità della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro a tempo parziale sono rimesse alla contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale.

Comunque la Corte Costituzionale, con sentenza del 24 marzo 2006, n. 121 ha escluso la spettanza dell’indennità di disoccupazione ai lavoratori con contratto part-time verticale su base
annua ultrasemestrale iscritti nelle liste di collocamento per i periodi di inattività.
Con tale sentenza la Corte Costituzionale ha concluso così una lunga vicenda giurisprudenziale che trova un fondamentale spartiacque nella nota sentenza delle Sezioni Unite della
Cassazione (n. 1732/2003), secondo la quale «la stipulazione di un contratto di lavoro a tempo parziale su base annua dipende dalla libera volontà del lavoratore contraente
e perciò non dà luogo a disoccupazione involontaria, ossia indennizzabile, nei periodi di pausa».

Le sezioni Unite della Cassazione avevano ragionato per astrazioni, per categorie formali, rinunciando a distinguere quello che nella realtà si poteva distinguere agevolmente: ovvero il
part time verticale di necessità dal part time per scelta; la sentenza della Cassazione si affidava ad una rinnovata concezione volontaristica del contratto di lavoro part time,
«come contratto di lavoro capace di realizzare una ideale flessibilità bilaterale (la volontarietà del periodo di non lavoro è «rilevabile
dall’espressione lavoratori disponibili a svolgere»); valevole ugualmente per il datore e per il lavoratore; e dimenticando che nella realtà dei fatti questa parità
di scelta non c’è; che quasi sempre, o il più delle volte, nell’attuale situazione occupazionale anche il part time verticale è una scelta imposta al lavoratore (ma
nell’83% dei casi a livello europeo si tratta di lavoratrici), come unica possibilità di lavoro».

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